All’inizio di quest’anno, durante la cosiddetta “emergenza freddo”, le Suore Battistine hanno deciso di mettere a disposizione la cripta della chiesa presso la loro casa di Circonvallazione Cornelia (Roma), luogo dedicato solitamente all’adorazione eucaristica e ad incontri di spiritualità, per accogliere persone che dormono per strada. 
 

Hanno preso questa decisione come segno di rinnovamento del carisma originario “al servizio dei piccoli e dei poveri” in occasione della canonizzazione del loro fondatore, Sant’Alfonso Maria Fusco. Come il ragazzo della parabola (Gv, 6,9), hanno messo a disposizione lo spazio ed hanno chiesto all’Associazione di Volontariato “LA. VA. Lavoro Vagabondo”, espressione della Comunità di San Leone a via Boccea, se si impegnava a gestire l’accoglienza.

In meno di una settimana è stato allestito l’ambiente con letti e sedie acquistati, coperte e biancheria raccolti con il passaparola.Durante il primo mese ogni notte ha dormito anche una persona volontaria, insieme alle ventuno persone accolte (uomini e ragazzi) e ad un operatore, retribuito dalla Cooperativa di Lavoro “LA. VA. Servizi”, per garantire tranquillità agli ospitati e sicurezza alle suore.

Poiché in genere la maggior parte delle attività di volontariato è realizzata da donne, è stato necessario allargare il coinvolgimento a uomini di realtà vicine diverse. Così sono stati tirati i fili della rete di amicizie, di rapporti, di fiducia tessuta negli anni dalla Comunità di San Leone e diverse persone sono state contente di dare il loro personale contributo nella gestione della situazione di emergenza. 

Tutto questo ha consentito a ventuno persone a notte di avere un posto per dormire, per sentirsi sicuri, dal 21 gennaio fino alla fine di giugno: non un dormitorio, ma un letto assegnato, con un minimo di rotazione per chi trovava alternative diverse, una piccola cena, la colazione al risveglio.

L’accoglienza all’Aurelio è stata importante, perché ha comportato uno sforzo di condivisione a livello di quartiere e di Chiesa locale, di cittadini e di laici. Non che tutti fossero coinvolti, ma è stata l’occasione per far emergere una rete di supporto dal basso, dalla volontà e disponibilità di realtà ecclesiali e civili diverse.

L’esperienza non sempre è stata facile, perché ciascuno, accogliente e accolto, si portava dietro il proprio fardello di dolore, di patologie, di insofferenze, di sfiducia, ma, come ha detto un volontario, «quest’arca di Noè, con dentro nigeriani, un afgano, un iraniano, un camerunense, un etiope, un albanese, un brasiliano, alcuni rumeni, italiani, ragazzi del Gambia, del Ghana, del Bangladesh, è sopravvissuta al diluvio», dando a molti, scettici dell’accoglienza, la prospettiva di un modo nuovo, diverso ma realizzabile concretamente, di vivere insieme.

 
Le sensazioni vissute nell’incontro sono state simili a quelle che spesso in questi mesi abbiamo ascoltato in altre testimonianze di solidarietà: aiutando a lenire le fatiche fisiche si sono visti pian piano rilassare i più colpiti da violenza; garantendo riposo e un posto sicuro, ci siamo accorti che le persone possono cambiare atteggiamento verso se stessi, verso la vita, verso gli altri. Il difficile è l’integrazione. Bisognerebbe essere in grado di progettare il futuro, di fornire lavoro, istruzione. E proprio noi, spesso, non sappiamo neanche più sognare, campiamo alla giornata, magari non a livello economico, ma di prospettiva. 

L’intenzione è quella di riprendere l’accoglienza durante l’autunno, cercando di migliorare alcuni aspetti logistici, ma anche sollecitando l’apertura di altri spazi, magari in qualcuno degli istituti e seminari che, anni fa, facevano soprannominare il quartiere Aurelio la “gran pretagna” e che ora sono vuoti o riconvertiti in case per ferie. 
Maria Dominica Giuliani è della Comunità di San Leone a via Boccea – Associazione di Volontariato Onlus “LA. VA. Lavoro Vagabondo” lavalavorovagabondo@libero.it

(Adista Segni Nuovi n° 33 del 30/09/2017)