Stranamente come uomo e anche come prete non ci penso mai con la dovuta attenzione... Mi interesso di politica, di economia, mi deprimo nel constatare quanta ingiustizia e quanta indifferenza siano costretti a subire i poveri e i piccoli di questo mondo, primo o terzo che sia, mi indigno per il razzismo che alza sempre più la sua orrenda voce…mi oppongo all’omofobia e mi interrogo sull’incomprensibile rifiuto della mia Chiesa ad accogliere con amore e rispetto le persone Lgbt… 
Ma il “tema” donne rimane lì, inerte e dimenticato. Ovviamente i femminicidi mi turbano… leggo e condivido le posizioni di donne che riflettono sulla loro condizione, sono d’accordo con alcune teologhe riguardo all’assurdità del patriarcato, ai danni che esso ha prodotto nei secoli, alla necessità di superarlo visto il progresso in termini di diritti raggiunto proprio dalle donne nell’ultimo secolo.
Ma perché in realtà il tema “donne” non mi coinvolge? Sono schiavo inconsapevole di modelli culturali? In fondo (nascosto appena dietro un paravento di buonismo pretesco/radical chic) non sono forse convinto che le donne siano… diverse, troppo o non abbastanza… che noi uomini però…  che siamo fatti così… che i tempi non sono maturi… la tradizione della Chiesa… Gesù e gli apostoli… erano maschi?
Sì, riconosco di essere ancora prigioniero di vecchi schemi, mi sento appoggiato da una cricca di maschi al potere (politico/economico), la mia Chiesa (fatta di celibi) mi incoraggia con messaggi espliciti a considerare lecito e desiderabile il privilegio di genere e a giustificare il fatto che i diritti misconosciuti della metà dell’umanità non mi tolgano il sonno.
Eppure devo a tante  donne (concrete!) il mio benessere, l’aiuto, l’appoggio, persino la testimonianza di fede. 
Il punto infatti, oltre la gabbia ideologica, è anche questo…
Si parla spesso della “Donna” e poco delle donne, un’idea senza carne che si può manipolare, ridurre o innalzare, spiritualizzare fino a renderla inconsistente/irreale. Le grandi parole delle encicliche, gli articoli di intellettuali illuminati, di scienziati, di medici progressisti descrivono un’icona, una prospettiva, un ideale (maschile)! 
Ma quando le idee si devono tramutare in prassi allora la musica cambia, la mistificazione appare in tutta la sua evidenza. E dunque nessuno si batte per una vera parità di genere, per quei diritti espressi anche nella Costituzione, oltre che nel Vangelo, se lo si legge non in modo fondamentalista. Viene avvallata ogni violenza, ogni esclusione, ogni violazione, generando quella mentalità che porta alla fine (in casi estremi, ma purtroppo non rari) anche alla sopraffazione e all’omicidio.
Per questo dobbiamo noi uomini cambiare davvero prospettiva. Dobbiamo cominciare non solo a “guardare” (e lì siamo campioni assoluti!) ma a “vedere” le donne (sì quelle lì che incontriamo ogni giorno, “le prossime”!) ascoltarle, stimarle, considerarle… Considerarle “compagne di viaggio” e non solo utili “Sherpa”.
Questo è il primo passo necessario, semplice e scontato all’apparenza, ma così costantemente disatteso…. Da me prete, dai mariti, dai fidanzati, dai maestri, dai padri, dal papa, dai  vescovi, dai cardinali, dagli intellettuali, dai teologi. Non tutti, ma in assoluto la maggior parte.
Se ne preoccupino anche gli etnologi, che qui si tratta di un popolo dimenticato!
don Paolo Zambaldi