“Amore come massimo punto d’arrivo, massimo merito dell’essere umano. Un’ affermazione sorprendente quanto pericolosa.

 

Credo che alla fine sia proprio questo che i farisei, i sacerdoti e i sedicenti giusti non gli abbiano perdonato. La ‘colpa’ somma che l’ha condotto sulla croce è stata quella di aver portato il vessillo dell’agape, in greco l’amore. Non l’amore sdolcinato, di maniera, o quello riservato all’ambito familiare. Gesù, chiede, pretende l’amore difficile, illogico e paradossale. Per il nemico, il diverso, l’estraneo, l’infetto. Per le donne svergognate, gli schiavi, i lebbrosi, i pazzi. ‘Non uccidere, non giudicare, porgi l’altra guancia’ sono parole eversive in un mondo basato sul conflitto e l’odio. Un’innovazione inaccettabile per il potere, che in quel messaggio vede un’autentica minaccia. Parlando d’amore Gesù si scava la fossa. La sua condanna a morte nasce da lì, dall’essersi schierato dalla parte dei poveri e dei diseredati, dall’aver proposto l’uguaglianza là dove vigeva solo la gerarchia, la dignità al posto del sopruso. Di più , dicendo che l’essere umano viene comunque prima della legge, Cristo di fatto si pone al di sopra della legge. E questo ancora oggi non è tollerabile.

Un messaggio sovversivo.

Non solo per Pilato, per i giudei e per i romani. Ma per la Chiesa tutta di là da venire. Che di fatti con gran cura ha cercato di smorzare quella carica rivoluzionaria originaria. Segarelli di Parma, un innovatore della fede del XIII secolo, uno che sosteneva l’imitazione di Cristo e la comunione dei beni come norma di vita, scriveva che la Chiesa non cancella le parole del Messia, le cosparge semplicemente di finissima polvere. Così che solo i dottori possano leggerci le massime che servono loro. La Chiesa non perse tempo: lo bollarono come eretico e lo arrostirono vivo.

Un cattivo maestro, come del resto abbiamo già  detto era lo stesso Gesù, peccatore, agitatore di popoli, perturbatore dell’ordine costituito.

E’ la sorte di chi si schiera con gli ultimi.”

(Dario Fo, Dario e Dio, Guanda, 2016)