Alexander Langer è nato nel 1946 ,da padre ebreo e madre cattolica, a Sterzing/Vipiteno e ha studiato diritto a Firenze. Poi senza lasciare il Sudtirolo, ha percorso l’Italia e l’Europa incessantemente. Attivo da ragazzo nel mondo cattolico influenzato dal concilio, negli anni settanta ha partecipato all’esperienza dell’estrema sinistra in Lotta continua. Intorno al 1980 ha contribuito fra i primi allo sviluppo del movimento politico dei Verdi in Italia e nel 1989 è stato eletto deputato nel parlamento europeo. Fuori e dentro le istituzioni ha offerto il suo contributo di idee su temi di grande importanza: il federalismo, i diritti dei curdi e del popolo tibetano, le minoranze linguistiche in Europa, il rispetto della biosfera, il debito dei paesi poveri, l’istituzione di un tribunale internazionale per l’ambiente, la pace in Medio Oriente, la difesa delle Alpi, la lotta contro la brevettabilità dell’uomo.
E’ morto suicida nel 1995.


“Opzioni 1981:le gabbie etniche
Fin dalla fine del 1978 vedo arrivare in Sudtirolo quella che chiameremo la ”schedatura etnica”: per far funzionare senza intoppi e senza zone d’ombra un sistema basato interamente sulla nitida delimitazione tra blocchi etnici occorre realizzare un catasto etnico al quale nessuno possa sfuggire.
Inizialmente pochi credono che si arriverà a tanto e interpretano in modo riduttivo e blando le norme già predisposte in quel senso, con tanto di timbro e firma della Repubblica Italiana. Così mettiamo in guardia contro le “nuove opzioni”, contro l’imposizione delle “gabbie etniche”. Mi pare di capire con assoluta lucidità che si tratta del più grave attentato alla democrazia, del più grave avvelenamento  dei rapporti interetnici nel Sudtirolo dall’accordo Hitler-Mussolini e le opzioni dal 1939 in poi. Vedo quasi fisicamente l’accelerazione dei processi di separazione e di contrapposizione etnica che il cosiddetto “censimento linguistico” (con tanto di iscrizione nominativa obbligatoria in uno dei tre gruppi etnici riconosciuti)incoraggerà e renderà finalmente possibile senza pieghe o riserve. Sono angosciato per questa grande operazione di razzismo legale che le cosiddette forze democratiche in Italia (tutte dal PCI al PLI) e in Austria consentono, minimizzano, appoggiano. Non capisco tanta cecità, tanta noncuranza, tanta confusione tra giuste esigenze di autonomia e tutela delle minoranze e pericolosi intruppamenti etnici.
Per un certo –breve-periodo l’effettuazione della schedatura etnica sembra in bilico. Nell’estate del 1981 le resistenze, da noi indotte, si moltiplicano e raggiungono il cuore dei partiti, e qualche giornale. Ma poi, dopo tre giorni di dibattito parlamentare, nell’ottobre, prevale la ragion di stato e i partiti del sedicente “arco costituzionale” appoggiano tutti la soluzione voluta dalla “Volkspartei”: divide et impera, a ognuno il suo recinto etnico coi relativi capi.
Insieme a diverse migliaia di coraggiosi rifiuto di firmare il modulo in cui dovrei scegliere se aggregarmi al gruppo linguistico tedesco, italiano o ladino. Mia madre che vive ancora e che aveva rifiutato le opzioni nel 1939, non firma neanche lei.
Come tanti obiettori etnici subisco subito una precisa conseguenza punitiva: il trasferimento della mia cattedra di storia e filosofia dal liceo di Roma al liceo classico in lingua tedesca di Bolzano, già regolarmente concesso, viene revocato dall’onorevole Falcucci, su pressione del partito di Magnago (SVP), per il quale non può essere considerato tirolese di madrelingua tedesca chi ha disertato la chiamata etnica obbligatoria del 1981.”

(Fabio Levi, In viaggio con Alex. La vita e gli incontri di Alexander Langer (1946-1995), 2007)