É questa la sua stessa natura…

Il cardinale Bergoglio ha detto alla Congregazione Generale prima del conclave :La Chiesa è chiamata a uscire da se stessa ed ad andare verso le periferie, non solo quelle geografiche ma anche quelle esistenziali: quelle del mistero, del peccato, del dolore, dell’ingiustizia, quelle dell’ignoranza e dell’assenza di fede, quelle di ogni forma di pensiero”.

 

E poi come Papa ha aggiunto: Si deve evitare la malattia spirituale di una Chiesa tutta ripiegata su se stessa, autoreferenziale; quando lo diventa la Chiesa si ammala”.
Allora non è più la Chiesa di Cristo: libera, povera e serva.

 

Come vive spesso la Chiesa questa sua dimensione del servizio?

 

Osservava don Tonino Bello: “Di servizio nella Chiesa oggi se ne compie anche tanto, a volte fino all’esaurimento. Ci schieriamo coi poveri, facciamo mille sacrifici, aiutiamo molta gente…ma non con l’anima dei risorti, bensì con l’anima degli stipendiati.
E non sempre con il nostro servizio annunciamo Cristo, speranza del mondo. Annunciamo più noi stessi, la nostra bravura, che Lui. Sembriamo non di rado un’organizzazione che incute rispetto, spesso anche soggezione. Ma non siamo viandanti entusiasti che, insieme con gli altri, dirigono i propri passi verso Cristo risorto”.

 

Come ripete papa Francesco, dobbiamo servire il mondo, ma da risorti/trasformati/liberati, con gioia, con speranza, con amore, in povertà.

 

Come e con chi è possibile attuare un tale cambiamento?

 

 

Solo se ci faremo ultimi con gli ultimi e gli esclusi potremo tutti recuperare un genere diverso di vita e se demoliremo innanzitutto gli idoli che ci siamo costruiti: denaro, consumo, spreco, tendenza a vivere al di sopra delle nostre possibilità;

 

se riscopriremo poi i valori del bene comune, della tolleranza, della solidarietà, della giustizia, della corresponsabilità;

 

se ritroveremo fiducia nel progettare insieme il domani, affrontando i sacrifici necessari con un nuovo gusto di vivere

 

 

Unparticolare servizio  della Chiesa è infine quello alla pace: fra le persone, fra le istituzioni, fra i popoli.

 

DonTonino che dedicò tutte le sue energie alla pace specie negli anni della sua presidenza  del movimento Pax Christi scrive: “La pace non è un servizio come gli altri, è qualcosa di più, è convivialità, è mangiare il pane insieme con gli altri, senza separarsi… e l’altro è un volto da scoprire, da togliere dall’appiattimento, da guardare con tenerezza, da contemplare, da accarezzare. E la carezza è un dono. La carezza non è mai un prendere per portare a sé, è sempre un dare. La pace cos’è? E’ convivialità delle differenze; è mettersi a sedere alla stessa tavola fra persone diverse, che noi siamo chiamati  a servire.”
don Paolo Zambaldi