Non possiamo non reagire a un’inaccettabile battuta del candidato alla Presidenza della Regione Lombardia Attilio Fontana, che per difendersi dalla sua frase, gravissima e indifendibile, sulla “razza bianca” prova ad appigliarsi furbescamente alla Costituzione, affermando in una trasmissione televisiva (testuale): “Dovremmo cambiare anche la Costituzione, perché è la Costituzione la prima a dire che esistono le razze”. 

Se il tema fosse posto in modo serio e non fossimo in tempi di rigurgiti neofascisti, si potrebbe ragionare su come questo termine dell’art. 3 (“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”) “suoni” oggi alle nostre orecchie, sempre avendo ben chiaro che nel 1948 quel linguaggio era di enorme e palese attualità, in quanto esattamente contrapposto alla vergogna delle leggi razziali di pochi anni prima (1938).
Ma l’intenzione di Fontana non era evidentemente quella di porre una questione terminologica, bensì di indurre i nostri concittadini a pensare che quell’articolo possa voler dire altro da quello che solennemente sancisce: rifiutando che gli esseri umani possano essere identificati e discriminati in base a quel concetto, la Costituzione afferma in modo inequivocabile un’uguaglianza fondamentale dei cittadini come persone, che prescinde dalle possibili diversità di provenienza, cultura, tratti somatici, colore della pelle…
Il prof. Stefano Ceccanti nel suo blog ricostruisce un importante passaggio della discussione all’Assemblea Costituente sull’uso del termine “razza” nell’articolo 3, che qui riporto:
Sul termine “razza” ci fu una discussione nella seduta del 24 marzo 1947 perché Cingolani per la Dc avrebbe voluto sostituirla con la parola “stirpe”, considerata più neutra. Cingolani però ritirò l’emendamento dopo aver ascoltato le argomentazioni di Laconi e del Presidente della Commissione dei 75 Meuccio Ruini che qui riporto e che vanno in direzione opposta a quelle del candidato leghista Fontana.
Laconi:
“Noi non possiamo accettare questa proposta, che è già stata presa in esame da tutti coloro che hanno presentato l’emendamento, sia da parte democristiana che da parte nostra. Non possiamo accettarla, perché in questa parte dell’articolo vi è un preciso riferimento a qualche cosa che è realmente accaduto in Italia, al fatto cioè che determinati principî razziali sono stati impiegati come strumento di politica ed hanno fornito un criterio di discriminazione degli italiani, in differenti categorie di reprobi e di eletti.Per questa ragione, e cioè per il fatto che questo richiamo alla razza costituisce un richiamo ad un fatto storico realmente avvenuto e che noi vogliamo condannare, oggi in Italia, riteniamo che la parola «razza» debba essere mantenuta. Il fatto che si mantenga questo termine per negare il concetto che vi è legato, e affermare l’eguaglianza assoluta di tutti i cittadini, mi pare sia positivo e non negativo.”
Ruini:
“Comprendo che vi sia chi desideri liberarsi da questa parola maledetta, da questo razzismo che sembra una postuma persecuzione verbale; ma è proprio per reagire a quanto è avvenuto nei regimi nazifascisti, per negare nettamente ogni diseguaglianza che si leghi in qualche modo alla razza ed alle funeste teoriche fabbricate al riguardo, è per questo che — anche con significato di contingenza storica — vogliamo affermare la parità umana e civile delle razze.”
E’ davvero preoccupante che ancora oggi, nel 2018, sia necessario tornare a ribadire il significato di principi che la nostra Costituzione ha scolpito in modo talmente chiaro da poter essere compresi sempre e da chiunque. Episodi come questi ci confermano che i valori costituzionali vanno continuamente ripresi e riaffermati.
(Sandro Campanini, https://www.c3dem.it/, 18 gennaio 2018)