Riflettere sulla violenza contro le donne è un po’ come fermare la mente sulle immagini dell’ennesimo naufragio dei migranti, ragionare sulla devastazione dei cambiamenti climatici, pensare alla criminalità organizzata che corrompe e corrode larghe porzioni di società nel mondo. 

La dimensione del problema e la quota di indicibile dolore che porta con sé tolgono semplicemente il respiro. Soffermarsi su questa tragedia immutata della storia umana vuol dire scivolare negli abissi reali e simbolici della violenza maschile contro il femminile, che risale appunto ai primordi e si manifesta ancora con globale archetipo di efferatezza, concedendo poco o nulla alle diversità culturali e religiose. Significa però anche muoversi a volo radente sulla superficie fosca dell’ultimo episodio di brutalità nazionale, sulle conferme statistiche racchiuse nei rapporti che aggiornano la conta degli omicidi nei singoli Paesi, che misurano la violenza di genere lungo i percorsi migratori o nelle zone di conflitto, dove la vecchia arma degli stupri di massa viene declinata secondo nuove forme della terrificante modernità mediatica (…).”

(Nicoletta Dentico, Adista Documenti n° 10 del 12/03/2016)