Cercare, seguire, dimorare

“Dopo l’enigmatico prologo (Gv 1,1-18), Giovanni apre il suo Vangelo soffermandosi sulla settimana inaugurale della vita pubblica di Gesù (Gv 1,19-2,12), durante la quale comincia a manifestarsi come un rabbi predicatore. All’epoca ha una trentina d’anni ed è discepolo di un profeta, Giovanni il Battista; vive con lui e altri condiscepoli nei territori intorno al Giordano, là dove il fiume sfocia nel mar Morto. Giovanni è uno dei molti maestri che stanno spuntando in una stagione carica di attese escatologiche e messianiche: come testimonia, ad esempio, la comunità essenica di Qumran, fatta di uomini e donne che si impegnano per un ritorno a Dio, attendendo il suo Giorno. 

Gli inizi sono sempre meravigliosi. Così gli apostoli, in questo caso i due fratelli Andrea e Simone, restano affascinati dal carisma di un rabbi itinerante che li invita a seguirlo e a scoprirne le carte. Non perdono tempo e, lasciato il vecchio maestro, accettano di camminare con lui. Di lui (Gesù), si badi, ignorano tutto, a eccezione di una definizione folgorante offerta loro dallo stesso Giovanni: ecco il Servo, o l’Agnello di Dio (l’aramaico talja’ ha entrambi i significati). Una definizione, certo, quanto mai evocativa, nel contesto cultuale ebraico: l’agnello è l’animale per eccellenza dei sacrifici, immolato presso gli altari un esemplare dopo l’altro. E se nel sentire religioso di sempre il sacrificio consiste nell’offrire qualcosa di prezioso in cambio del favore divino, con Gesù – come i discepoli apprenderanno, con fatica e non senza resistenze – tale baratto è capovolto: Dio non chiede più agnelli da immolare, è lui che si fa agnello, sacrificando se stesso; non versa il sangue di nessuno, ma versa il proprio sangue. Gesù sceglierà dodici apostoli (dal verbo greco apostello, traducibile con spedire o inviare), che ne sposeranno la causa e ne condivideranno lo stile di vita itinerante (numero non casuale, rinviando, nell’immaginario ebraico, alle storiche dodici tribù d’Israele, discendenti dagli altrettanti figli del patriarca Giacobbe). (…).”

(Brunetto Salvarani è saggista, esperto di dialogo ecumenico e interreligioso, docente di Teologia del Dialogo alla Facoltà Teologica dell’Emilia-Romagna, Adista Notizie n° 44 del 23/12/2017)