“Quando (Giuda) fu uscito, Gesù disse: “Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. 32Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. 33Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete ma, come ho detto ai Giudei, ora lo dico anche a voi: dove vado io, voi non potete venire. 34Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. 35Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri”.” (Gv 13, 31-34)

9Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. 10Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. 11Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.

12Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. 13Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. 14Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. 15Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. 16Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. 17Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri”. (Gv 15, 9-17)

1. Queste parole di Gesù costituiscono lo statuto della nuova comunità, alternativa al mondo.

Può stupire che proprio Giovanni, l’evangelista dell’amore, non ricordi l’istituzione del “sacramento dell’amore”, a differenza dei tre sinottici e, ancor prima, di S.Paolo. Giovanni è l’ultimo degli evangelisti e vede piuttosto la necessità di portare l’attenzione sulle premesse e le condizioni per celebrare degnamente questo sacramento.

Infatti egli introduce, sorprendentemente, il racconto della cena del Signore con la lavanda dei piedi, un atteggiamento di umile servizio, di amorosa disponibilità, che scandalizzò gli apostoli ma che il Maestro ritenne indispensabili per comprendere il dono totale di sé in quella cena.

Inoltre Giovanni colloca la proclamazione del “comandamento dell’amore” nella cornice che maggiormente lo esalta: tra il tradimento di Giuda e la debolezza di Pietro che lo rinnega, cioè proprio li dove i racconti precedenti collocano l’istituzione dell’Eucaristia per indicare il nesso strettissimo tra l’amore si dona “fino alla fine” e l’amore fra fratelli.

2. “Vi do un comandamento nuovo: amatevi come io ho amato voi”.

Sono parole di tenerezza struggente, sono un testamento da ricordare sempre.

Il comandamento che Gesù pone è nuovo in rapporto al vecchio; nuovo perché ha la capacità di fare nuovi; nuovo nella sostanza; nuovo nel modo… Infatti nell’Antico Testamento il punto massimo dell’amore al prossimo è formulato nel Libro del Levitico:

18Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il tuo prossimo come te stesso. Io sono il Signore.” (Lv 19, 18)

Questo comandamento rendeva l’uomo norma del bene del suo prossimo: amerai gli altri come tu sai, come tu puoi amare te stesso. Il filosofo e studioso delle scritture Emmanuel Lévinas infatti traduce così il brano del Levitico: Amerai il prossimo tuo: è te stesso. Sembra già molto ma nasconde un grosso rischio: se io sono egoista, violento (fisicamente, psicologicamente, verbalmente…), razzista (o cripto-razzista), ladro, ipocrita, narcisista… non è certamente amore proiettare sull’altro questo mio misero “io”.

Perciò l’antica norma: amerai il prossimo come te stesso, cessa per insufficienza. 

3. E c’è un’altra novità nel comandamento “nuovo” di Gesù…

Dopo che Gesù ha detto: amatevi come io ho amato voi, potremmo aspettarci che aggiunga: perciò anche voi amate me. Infatti noi riteniamo logico poterlo chiedere e perfino esigere da chi amiamo. Ma Gesù introduce la “sua” novità: non amate me poiché non sono io ad aver bisogno del vostro amore. Perciò amate gli altri o, meglio, amatevi gli uni gli altri. Così il comandamento è nuovo perché il solo oggetto dell’amore non è Dio né Gesù ma l’uomo. Eppure: 

“Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente” (Mc 12, 28 ss.)

Esso resta il primo e il più grande comandamento, come ricorda Gesù al dottore della legge.

Ma resta vero anche che quando Dio dice amami, intende solo che la sua creatura si lasci amare, accolga il suo amore, e ami ciò che Lui stesso ama, cioè l’uomo. Per questo Gesù ci dice: “Il secondo comandamento è simile al primo: Ama il prossimo tuo come te stesso” e aggiunge: “non c’è nessun altro comandamento più importante di questi due” (Mc 12, 31). Come se Gesù volesse dirci: c’è un comandamento solo: amare, e dentro questo unico amore, c’è Dio e l’uomo. 

4. E il cristiano è chiamato a sperimentare e a testimoniare che un amore donato a Dio, totale e incondizionato, rende possibile un amore per il prossimo che sia anche esso incondizionato e totale.

Quando Gesù prega per i suoi: “come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola” (Gv 17, 21), fa intuire che un unico amore circola all’interno della famiglia divina dilatata all’uomo che ama con lo stesso amore di Dio.

M. Delbrel è stata una di quelle cristiane che hanno dato questa testimonianza, quando scrive:

a. “C’è un pericolo grave ed è quello di amare non “come Gesù ci ha amati” ma alla maniera umana. I non credenti possono amare gli altri di un amore magnifico. Ma noi, non a questo amore siamo chiamati, perché non è il nostro amore che dobbiamo donare, ma l’amore di Dio. L’amore di Dio è una persona divina, è il dono di Dio in noi, ma rimane un dono che deve, per così dire, attraversarti, trapassarci per giungere altrove, per giungere agli altri. É un dono che non può essere serbato solo per noi, a rischio di essere spento, a rischio di cessare di essere un dono”

b. “Il Vangelo ci mostra l’amore di Dio inseparabile dall’amore degli uomini. L’amore degli uomini non è un “mezzo” rispetto all’amore di Dio. Non si ama l’uomo “per” amare Dio. L’amore di Dio è uno “stato” di non si può non amare soprannaturalmente gli uomini.

c. I mezzi che Cristo ci ha dato per realizzare l’amore di Dio sono dunque, nello stesso tempo, quelli che ci permetteranno di realizzare l’amore degli altri. La prova dell’autenticità di una vita di Chiesa e di cristiano/a sta nella sua intensità d’amore soprannaturale per gli altri: “colui che non ama il fratello che vede, come potrà amare Dio che non vede?”, Dice infatti Giovanni nella sua prima lettera.

d. Non possono dunque esistere veri conflitti tra l’amore di Dio e l’amore del prossimo. Non ci possono essere che falsi conflitti in cui uno dei dati è mal posto.”

5. “Da questo sapranno che siete miei discepoli, se vi amerete gli uni gli altri”.

Non è sufficiente che siate voi ad amare, dovete cercare anche di essere amati. Per questo fate anche vedere che amate, cioè siate amabili. Solo così nasce quell’amore vicendevole per il quale tutti sapranno che siete discepoli di Cristo. Questo amore vicendevole sarà l’elemento costitutivo è il segno distintivo della comunità dei discepoli di Cristo nel mondo.

Ci sono tante comunità fra gli uomini; ciascuna ha un segno che la distingue dalle altre dato da una finalità specifica e dai mezzi per raggiungere tale finalità. Il segno distintivo della comunità cristiana non sarà tanto l’osservanza di leggi particolari, di culti speciali, ma l’amore vicendevole. L’amore è il fine, la legge il culto possono essere dei mezzi se usati bene. Infatti il cristiano, ce lo dice Cristo stesso, sarà giudicato non tanto dalla pratica del culto ma dalla pratica della Carità/Amore. 
Davanti a Dio e anche davanti al mondo. 

Alcuni interrogativi:

1. Noi cristiani, il nostro testimoniare la fede nel quotidiano, la nostra Chiesa… rappresentiamo veramente un’alternativa reale a quella che è la “logica del mondo” o ci siamo seduti? Badate bene qui non si parla di riti, di tradizionalismi, integrismi, di purezze (pretese o effettive) o di “spiriti da crociata”… neanche dell’”andare a Messa” o di sgranar rosari, neanche di fare attività filantropica… Qui si parla di un alternativa radicale, una prospettiva radicalmente “altra”!

La sappiamo vedere questa alternativa?

La sappiamo vivere?

2. Quali sono i limiti, le tante “condizioni” che noi mettiamo all’ amore per Dio e per i fratelli?

3. C’è un’altra novità nel comandamento “nuovo” di Gesù: amare, e dentro questo unico amore, c’è Dio e l’uomo. Riusciamo a viverlo? A livello individuale e comunitario…

4. Quali impressioni, riflessioni ha suscitato in te il testo di M. Delbrel? Racconta…

5. Essere amabili… quanto è difficile! Noi ci riusciamo?

Momento di condivisione

Preghiamo:

Credo in Te, o Dio.

Tu hai voluto la mia vita e anche quella delle altre persone.

Davanti a Te, ogni persona è di pari importanza: uomo e donna, persona nera e bianca, ricca e povera, ammalata e sana. Secondo la Tua volontà, ognuno e ciascuna deve avere acqua per vivere.

Credo in Te, o Cristo.

Tu hai mostrato che la mia vita e la vita di ogni persona sono più di denaro e di azioni in banca, più di benessere e di sovrabbondanza. Tu ci hai affidati l’uno all’altra, ci hai aperto gli occhi e le orecchie uno per l’altro, e anche le bocche, le mani e i cuori.

Con la tua vita nuova, tu hai incrociato la mia vita ponendo fine alla mia vita senza speranza.

Credo in Te, santa potenza dello Spirito.

Tu mi incoraggi a dire e a vivere oggi il vangelo. Tu mi metti in moto per andare incontro alle persone in miseria e lutto.

Tu doni fantasia per poter vivere contro le situazioni di assenza di salvezza in questo mondo. Tu mi liberi dal rincorrere potenze e potenti.

Tu riempi la mia vita con speranza e con coraggio di vivere per domani.   
Amen
don Paolo Zambaldi