National Library of Australia


“L’uomo crede di volere la libertà. In realtà ne ha una grande paura. Perché? Perché la libertà lo obbliga a prendere delle decisioni, e le decisioni comportano rischi.”

(Erich Fromm)

Nel 2018 ricorre il 50esimo anniversario di un anno (il 1968) diventato sinonimo e manifesto, con tutti i pro e i contro, di un movimento di cambiamento radicale delle società occidentali. Cambiamento che ha investito la nostra vita in tutti i suoi ambiti: dalla politica alla musica, dalla Chiesa al mondo giovanile, dalle fabbriche alla cultura, dalla una nuova presa di coscienza delle donne, alle rivoluzioni nei paesi del sud del mondo…

Il 1968 ha avuto quindi tante sfaccettature, tanti aspetti ed è quasi impossibile riassumere tutto perché, forse, ogni sintesi onnicomprensiva è riduttiva. Per questo durante questo anno su questo blog pubblicherò materiali, musica, libri, personaggi, storie, letteratura, poesia, storia, teologia… Tutto inerente a quel periodo storico di grande fermento e volontà di cambiamento in positivo.

Un fenomeno complesso il ‘68, pieno di entusiasmi, prove e qualche contraddizione… In ogni caso una “transizione epocale” con la quale siamo costretti a confrontarci e che ancora oggi divide, tra chi la santifica in toto e chi la demonizza in assoluto.

Chi scrive non ha vissuto quegli anni e non vuole simulare false “nostalgie” per un periodo storico che non ha vissuto, e che è “finito” in quanto collocato nel passato; ma forse sempre attuale nello “spirito” di cui oggi noi abbiamo tanto bisogno…

Bisogno per cambiare, per sentirci più liberi di osare, di avere anche speranza in un cambiamento possibile. Un’alternativa che ci renda veramente più liberi, più informati e più critici… 

Io ho 33 anni e nella mia generazione vedo forte il bisogno di una presa di coscienza diversa. Dovremo essere tutti capaci di scegliere, di credere in qualcosa che vada oltre il “qui e ora”, oltre il mio interesse, che sia un ideale che guida le nostre vite.

Chi pensa, riflette, legge, è onesto con se stesso (sia che abbia vissuto quegli anni o meno), rischia oggi di sentirsi molto sfiduciato e impaurito. 

La situazione attuale ci presenta una società e un mondo che rischiano di cadere nel baratro di “spettri del passato” e nuovi mostri che hanno nomi ben precisi: ambiente, risorse, povertà, clima, armi di distruzione di massa, razzismo, autoritarismi, diseguaglianza sociale… E allora guardandosi indietro verso gli anni ’60, verso quel movimento culturale “sovversivo” che promuoveva diritti più estesi, abolizione delle diseguaglianze e pace ci si sente un poco come l’uomo descritto da Gaber nella canzone “Qualcuno era comunista” (1995/1996): 

“Sì, qualcuno era comunista perché con accanto questo slancio ognuno era come, più di sé stesso. Era come due persone in una.

Da una parte la personale fatica quotidiana e dall’altra, il senso di appartenenza a una razza, che voleva spiccare il volo, per cambiare veramente la vita.


No, niente rimpianti. Forse anche allora molti, avevano aperto le ali, senza essere capaci di volare, come dei gabbiani ipotetici.


E ora? Anche ora, ci si sente come in due. Da una parte l’uomo inserito che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana e dall’altra, il gabbiano senza più neanche l’intenzione del volo, perché ormai il sogno si è rattrappito.


Due miserie in un corpo solo.”

Forse è vero che “l’intenzione del volo” oggi spesso manca, ma io credo che ci sia ancora spazio per un cambiamento e ho fiducia che quello spirito di cambiamento e liberazione possa ancora tornare e salvarci, uno spirito che si dovrà incarnare in scelte concrete in cammini comunitari e sociali, politici ed ecologici. Allora ascoltando, leggendo, ragionando su parole di libertà ritroveremo il coraggio e l’ispirazione per metterci in cammino, il gusto di saper sognare e avere “orizzonti alternativi”. 
don Paolo Zambaldi