L’esercito israeliano aveva condannato Helman a sei pene detentive separate per il suo rifiuto di essere arruolato nell’esercito e, nelle sue parole, di “prendere parte all’occupazione e alle politiche di oppressione di Israele nei confronti dei palestinesi”.


L’obiettore di coscienza Matan Helman è stato congedato dall’esercito israeliano giovedì dopo sei restrizioni in carcere per un totale di 110 giorni dietro le sbarre. La ragione ufficiale per il suo congedo: cattivo e grave comportamento.

Helman, 20 anni, del Kibbutz HaOgen, ha dichiarato per la prima volta il suo rifiuto di essere arruolato nell’esercito per motivi di obiezione di coscienza nel novembre del 2017.

In un’intervista il giorno prima di apparire presso la base di identificazione dell’IDF, Helman ha detto: “Sono in pace con la mia decisione, su cui ho riflettuto per quattro anni. Sono in pace con il mio percorso, anche se ovviamente ho paura di come sarà in prigione“.

Ma credo di seguire la mia verità e questo è ciò che mi manterrà forte in prigione“, ha aggiunto, “e ho molto sostegno dai miei amici e da quelli che mi circondano“.

Il servizio militare in Israele è obbligatorio per gli ebrei non ortodossi e per i giovani della comunità drusa. Un piccolo ma crescente movimento di giovani ha preso una posizione pubblica rifiutando di essere arruolato, provocando quasi sempre pene detentive.

Helman ha scontato le sue sei pene detentive nella “Prigione militare 6”, dove la maggior parte degli obiettori di coscienza maschi sono detenuti insieme a soldati che sono stati imprigionati per vari altri motivi.

I regolamenti dell’esercito israeliano consentono esenzioni dal servizio militare per pacifismo, ma tali esenzioni sono negate a chiunque il cui rifiuto sia considerato politico o legato all’occupazione in qualche modo. Solo una volta negli ultimi 14 anni l’esercito ha riconosciuto un obiettore di coscienza.

Circa un mese fa, in vista di una delle sue molteplici udienze di sentenza dinanzi a un comitato di obiezione di coscienza dell’esercito, Helman ha presentato una dichiarazione in cui ha descritto perché ha deciso di essere un obiettore di coscienza, e come l’apprendere dell’occupazione nel suo movimento giovanile ha influenzato quella decisione.

Ricordo quanto sono stato sorpreso di sentire parlare dell’assedio [a Gaza], dei checkpoint, delle demolizioni di case, del controllo di Israele sull’acqua, l’elettricità e le infrastrutture, sul fatto che governiamo su milioni di persone senza diritto di voto o cittadinanza in qualsiasi stato“, ha scritto al comitato.

E sono rimasto sorpreso dal fatto che solo allora ho sentito parlare di queste cose per la prima volta“, ha proseguito la dichiarazione. “Mi vergognavo che stavo vivendo la mia vita comoda e sicura, libera e indipendente nel kibbutz in cui sono nato, senza nemmeno sapere che qualcun altro ne stava pagando il prezzo. Dopo un anno di riflessione, ho deciso di rifiutare.

Dopo essere stato rilasciato dalla prigione, Helman ha lamentato che lo spargimento di sangue sul confine di Gaza nelle ultime settimane dovrebbe tenere sveglio di notte chiunque con un po’ di umanità.

Esco dal carcere con la testa alta, con la consapevolezza che molti giovani di coscienza e integrità in Israele rifiuteranno di prendere parte all’occupazione e alle politiche di oppressione di Israele nei confronti dei palestinesi, ha aggiunto Helman.

Ancora detenuta in una prigione militare israeliana è l’obiettrice di coscienza Ayelet Brachfeld, una diciottenne di Tel Aviv che è stata imprigionata per oltre 60 giorni finora. Come Helman, fa parte della rete di refusers “Mesarvot”.

(Orly Noy27, BoccheScucite, 27 aprile 2018)

Tratto da:  Il Popolo Che Non Esiste

‘With my head held high’: Conscientious objector freed after 110 days in prison | +972 Magazine