Per iniziare il percorso del ’68 nella Chiesa cattolica azzardo la proposta di un mio articolo (nato come sunto della mia tesi per la Laurea Magistrale in Teologia). Questo breve intervento (diviso in tre sezioni) vuole spingere a riflettere sulle prospettive aperte dalla stagione conciliare, leggendovi ancora oggi linee guida sempre valide per continuare quel grande progetto di “aggiornamento” iniziato con il Vaticano II.
In questo percorso il tema della collegialità dei Vescovi, e soprattutto il loro rapporto con il Papa, è uno dei più discussi ma anche importanti. Infatti per quanto può sembrare lontano dalla nostra realtà quotidiana di credenti, influenza pasantemente il nostro modo di comprenderci come Chiesa, di vivere il messaggio di Cristo oggi, di organizzare la nostra vita comunitaria… 
Basti pensare al problema dell’autonomia delle Conferenze episcopali nazionali rispetto a Roma, e come questo influenzi poi la vita reale e le scelte concrete delle singole Chiese in tutto il mondo… 
E tutto questo in una Chiesa che non è più nè solo europea, nè così uniforme al suo interno, ma è diventata globale come la società e il mondo dove abita.
Questa riflessione potrebbe spingerci verso una Chiesa che sia veramente “cattolica/universale”, garantendo un’unità nella diversità di esigenze, di bisogni, di storie, di culture.

don Paolo Zambaldi  

La collegialità dei vescovi nel cap.III della Lumen Gentium

Riflessioni di uno studente nell’anno 2015

1. Un tentativo di bilancio sul Concilio Vaticano II

Stendere un bilancio su ciò che significa e ha significato per la Chiesa la Lumen Gentium[i]e il Concilio Vaticano II nel suo complesso, a più di cinquant’anni dalla sua apertura, non è certo un’operazione semplice. Molto tempo è passato, molti sono stati gli avvenimenti, i cambiamenti e i conflitti, che hanno segnato profondamente il volto della Chiesa. Ancora oggi quando si discute del Vaticano II[ii] e soprattutto dell’ecclesiologia che da esso deriva, è difficile mantenere una vera neutralità. Infatti si possono riscontrare posizioni diverse, spesso tra loro incompatibili e che, per chiarezza espositiva, si possono riassumere in tre gruppi fondamentali.

Un primo gruppo è costituito da coloro che vogliono semplicemente applicare ciò che il concilio ha stabilito basandosi sui documenti finali.[iii]Questa tendenza si fonda su quella che può essere definita “una lettura miope dei testi, evitando la ricerca della loro intenzione, cosa che finisce per comprometterne seriamente l’applicazione”[iv]. Un secondo approccio è quello di chi esprime il desiderio di andare oltre la lettera del concilio, ispirandosi allo “spirito” conciliare che porta verso nuove evoluzioni future.[v]Il terzo atteggiamento, minoritario ma in aumento negli ultimi decenni, è rappresentato dai “nostalgici” della Chiesa preconciliare che continuano nei loro tentativi più o meno riusciti di cancellare il Vaticano II e tutte le dinamiche da esso messe in moto.[vi]

Questa diversità di approccio si è avuta perchè il Vaticano II ha rappresentato una vera svolta, una “transizione epocale”[vii] nella vita della Chiesa. Svolta peraltro richiesta e condizionata dal contesto storico rappresentato dagli anni ’60, che furono un momento di profondissimi mutamenti sociali politici e che resero visibile quella frattura che si era andata creando già da molto tempo tra l’uomo moderno che viveva in un mondo in cambiamento e una Chiesa statica, impaurita e schiava delle sue stesse condanne nei confronti della modernità.

Ciò che però non bisogna fare è cadere nell’errore, purtroppo molto diffuso, di disprezzare tutto ciò che la Chiesa era stata prima del Vaticano II, perché di fatto risulta evidente come non si possa prescindere della storia che sempre plasma e condiziona un’istituzione che è chiamata a vivere nel mondo. Infatti la Chiesa alle soglie del Vaticano II proveniva da un tempo lungo e travagliato denso di tensioni e di conflitti[viii], un tempo nel quale però alcuni suoi esponenti di spicco avevano compreso che era auspicabile la fine di un certo modo di vivere e pensare la Chiesa di Cristo.  

È giusto quindi, prima di tutto, fare memoria sul perché il Vaticano II sia stato convocato. Esso non venne sognato e realizzato, nè da Giovanni XXIII[ix]nè da Paolo VI[x], come un concilio che avrebbe dovuto mettere rimedio a dispute, condannare eresie o formulare dogmi; esso si presentava in modo più semplice e radicale come un mezzo per dare il via ad un’opera di rinnovamento della Chiesa, come un concilio pastorale.

Oggi molti, all’interno e all’esterno della Chiesa, negano il carattere vincolante del Vaticano II rifacendosi proprio al suo taglio puramente pastorale e non dogmatico. A questo punto appare legittimo chiedersi che rapporto vi sia in realtà tra la dottrina precedente e ciò che emerge dal Vaticano II. Per quanto riguarda i documenti, la lettera del Concilio, la continuità con la Tradizione della Chiesa e con i concili precedenti è espressamente sottolineata. Su questo tema è sufficiente portare alla memoria il proemio della Lumen Gentium, l’incipit del cap.III, così come il proemio della Dei Verbum[xi].

Inoltre è bene valutare attentamente, come abbiamo già accennato in precedenza, cosa decidiamo di comprendere all’interno del termine Tradizione. Infatti in questo ambito il Vaticano II ha il merito di saper spaziare in modo molto più ampio e completo. Nei suoi documenti, quando si fa riferimento alla Tradizione della Chiesa, non ci si limita a quella tridentina o derivante dal Vaticano I ma si recupera in modo importante, oltre alla Sacra Scrittura, anche la tradizione e teologia patristica.[xii]

Su questi temi numerosi studiosi e autorevoli personaggi della Chiesa hanno “giostrato” e continuano a farlo anche oggi. Un conflitto che non fa onore a ciò che il Concilio Vaticano II è stato e che alla lunga ne ha depotenziato l’azione e ridotto la messa in atto, allontanandolo di fatto dalla Chiesa reale, dal Popolo di Dio in cammino.



[i] Cfr. Acerbi A., Due ecclesiologie. Ecclesiologia giuridica ed ecclesiologia di comunione nella “Lumen Gentium”, Bologna, Dehoniane, 1975; Betti U., La dottrina sull’episcopato del Concilio Vaticano II. Il capitolo III della Costituzione dommatica Lumen gentium, Roma, Spicilegium Pontificii Athenaei Antoniani, 1984; Philips G., La Chiesa e il suo mistero. Storia, testo e commento della Lumen gentium, Milano, Jaca Book, 1975; Vitali D., Lumen Gentium. Storia/Commento/Recezione, Roma, Edizioni Studium, 2012.

[ii] Cfr. O’Malley J.W.,Che cosa è successo al Vaticano II?, Milano, Vita e Pensiero, 2010.

[iii] Cfr. Marchetto A., Il Concilio Ecumenico Vaticano II. Per una sua corretta ermeneutica, Roma, Libreria Editrice Vaticana, 2012; Lanzetta S. M., Il Concilio Vaticano II, un concilio pastorale. Ermeneutica delle dottrine conciliari, Siena, Editrice Cantagalli, 2014.

[iv] Tillard J.M.R., Il Vaticano II e il dopo-concilio; speranze e timori, in L’ecclesiologia del Vaticano II: dinamismi e prospettive, Bologna, Dehoniane, 1981, pag 311.

[v] Cfr. Alberigo G., Storia del Concilio Vaticano, 5 voll., Bologna, il Mulino, 1995-2001; Pesch O.H., Il Concilio Vaticano secondo, Preistoria, svolgimento, risultati storia post-conciliare, Brescia, Queriniana, 2005;

[vi] Cfr. Faggioli M., Interpretare il Vaticano II. Storia di un dibattito, Bologna, Dehoniane, 2013.

[vii] Come ben la definisce Alberigo. Cfr. Alberigo G., Transizione epocale. Studi sul Concilio Vaticano II, Bologna, il Mulino, 2009.

[viii] Essa era infatti composta da uomini figli del loro tempo, i quali  vivevano paure, speranze e contraddizioni comuni che li portarono ad aderire ad un’idea di Chiesa come societas perfecta e a sostenere, pur con il dissenso di una minoranza, il dogma dell’infallibilità. Cfr. Vitali D., Lumen Gentium. Storia/Commento/Recezione, Roma, Edizioni Studium, 2012, pag. 41-46.

[ix] Cfr. Schelkens K./Mettepenningen J., Johannes XXIII in Quisinsky M., Walter P., Personenlexicon zum zweiten Vatikanische Konzil, Freiburg, Herder, 2012, pag. 143-145; Giovanni XXIII in Grootaers J., I protagonisti del Vaticano II, Cinisello Balsamo, San Paolo, 1994, pag. 11-47.

[x] Cfr. Schelkens K./Mettepenningen J., Paul VI in Quisinsky M., Walter P., Personenlexikon zum Zweiten Vatikanischen Konzil, Freiburg, Herder, 2012, pag. 207-210; Paolo VI in Grootaers J., I protagonisti del Vaticano II, Cinisello Balsamo, San Paolo, 1994, pag. 49-66.

[xi] Dossetti G., Il Vaticano II. Frammenti di una riflessione, Bologna, Il Mulino, 1996, pag. 208-211.

[xii] Cfr. Gianotti D., I Padri della Chiesa al concilio Vaticano II. La teologia patristica nella Lumen Gentium, Bologna, Dehoniane, 2010.