Senza saperlo e senza costruirci alcuna teoria, Schweitzer fu maestro di quella che oggi chiamiamo interculturalità.  Parola tecnica, persino difficile ma che esprime un concetto semplice: l’incontro e lo scambio tra persone di diverse tradizioni culturali.

Benché venga considerata un sinonimo, essa è cosa ben diversa dalla multiculturalità. Questa si limita a constatare che in una società esistono persone che esprimono culture differenti, ciascuna delle quali basta a se stessa. Al contrario per interculturalità si intende un processo di incontro tra culture diverse che, dialogando tra loro, producono una situazione dinamica, in altre parole una relazione.
 
Su questa relazione – sulla sfida  del percorso insieme a uomini e donne di un’altra tradizione e di un’altra cultura – Schweitzer scommise tutta la sua vita.
 
“Camminiamo come nella semioscurità e nessuno riesce  a distinguere bene i tratti dei compagni  -scrisse – ma qualche volta un avvenimento in comune, una parola scambiata, ce li illumina come un lampo e li vediamo come sono veramente. Poi, per un lungo periodo, riprendiamo la strada insieme, al buio  e tentiamo di immaginarci i loro tratti”.
 
Ecco una bella immagine che descrive la ricchezza, il fascino ma anche la sfida di una società interculturale.
Paolo Naso, tratto da “Riforma”