Più volte ho riflettuto sul fatto che nei secoli si è verificato, nella storia dei vari cristianesimi, uno spostamento dal centro della nostra fede verso un devozionalismo galoppante.


Anzi, se in certa misura, mentre Gesù metteva sempre al centro Dio (teocentrismo), il Secondo Testamento è prevalentemente cristocentrico, cioè mette al centro Gesù, il Cristo. Uno spostamento che è opera dei redattori dei Vangeli e degli altri scritti.

Ma è ovvio che una lettura che usi le conoscenze storiche ci permette di risalire al Gesù storico, la cui vita era totalmente orientata a Dio.

Ma con il trascorrere dei secoli crebbero e vennero inglobate culture, strutture, riti e culti dando vita ad un sincretismo crescente. La diffusione del cristianesimo inglobò al suo interno rituali, linguaggi, segni delle varie religioni con le quali avviò un processo di convivenza e poi di cristianizzazione.

Maria ne fece le spese. Lentamente fu cancellata la donna ebrea, in carne e ossa, moglie e madre… e divenne la “vergine” asessuata, una “dea” amorosa e soccorritrice che compensava il Dio “giudice,” sempre più tetro, della tradizione cristiana. Una gerarchia patriarcale fabbricò una “Maria modello di tutte le donne”… Negli ultimi secoli questo modello di donna eterea, celestiale e sottomessa servì alla istituzione cattolica cristiana per tenere
sottomesse le donne e per dare sostegno e voce al misogenismo: esaltare questa Maria bambola per sottomettere le donne reali.

Da oltre due secoli siamo al delirio: ormai madonne tristi piangenti appaiono un po’ ovunque per lanciare messaggi catastrofici. Le cosiddette apparizioni mariane hanno dato vita a santuari, pellegrinaggi, devozioni, commerci e affari. L’istruzione cattolica ufficiale cerca di esercitare un controllo, ma poi accetta tutto … persino Medjugorje…

Come poter uscire da questo castello di devozioni?

La strada c’è, ma all’istituzione non piace. Bisogna ritrovare il centro della fede. Una fede biblicamente nutrita, consapevole, che educhi alla età adulta, non ha bisogno di santi e di madonne.


Quindi, se le comunità nutrissero il loro cammino di fede con una consapevole e documentata lettura della Bibbia, tutte queste devozioni si scioglierebbero come neve al sole. 

È esattamente ciò che nella Chiesa non si fa.

Possiamo dire che la cura di questa patologia devozionalistica esiste, ma si tratta applicarla. Questo è il punto.

(Franco Barbero, 1 maggio 2018)