Uno degli intenti più conclamati dai fondamentalisti cattolici, è quello di “difendere” Dio. 

Difendere la sua immagine di onnipotenza, il suo ruolo di “giustiziere”, la sua “incarnazione” occidentale e bianca, il suo essere la pietra fondante della “civiltà cristiano/cattolica”, che è vista come unica degna di considerazione.

Ovviamente “difendono” anche la Chiesa trionfante, i suoi poteri, la sua pervasività politica e sociale, il suo “essere del mondo”.

Appoggiano apertamente governi corrotti, fascisti e violenti. 
Essi garantiscono infatti di salvaguardare identità etniche e religiose. E tanto basta!

Pretendono crocifissi appesi ovunque come manifesti pubblicitari della propria “atea devozione”, stravolgendone così volgarmente il più profondo dei significati.  

Difendono Dio (e la Chiesa), dalle libertà conquistate dagli uomini, dai diritti finalmente accolti, dal cambiamento antropologico del mondo…

Organizzano preghiere di “riparazione” per placare la divinità offesa dal peccato omosessuale, evocano a ogni piè sospinto le fiamme dell’inferno per i peccati (sessuali) degli altri, alzano lamenti per il contagio islamico, inorridiscono difronte al multiculturalismo, letto come inquinamento della razza. 
Votano Salvini, il “piccolo padre”, salvatore della “razza padrona”.

Di che Dio stanno parlando?

Di quel Dio padre che ci ha resi tutti fratelli? Di Gesù Cristo che, del superamento di tutte le barriere etnico-religiose, ha fatto la propria profezia? Di Colui che ha più volte ribadito che saremo giudicati sull”amore” per il fratello, anzi più piccolo tra i fratelli, il più crocifisso? Di Colui che si fatto uccidere per non tradire le sue scelte radicali ?

Dio non ha bisogno di essere difeso, né placato. 
Nemmeno di essere amato. 
Ha bisogno di essere ascoltato!

La Sua Parola tuona alta a difesa dell’uomo, di tutti gli uomini, specialmente di quelli che non hanno voce. Egli chiede giustizia,  carità/amore e  fede. Fede, che non è bigotta adesione a regole e catechismi, a devozionismi ridicoli, ma apertura, riconoscimento, fecondazione del mondo: è portare la parola di Dio, suo sacramento/ segno, all’interno di ogni rapporto, di ogni opera umana, perché la trasformi. La trasformi rendendola simile il più possibile alla sua idea, quella che permeò la creazione del mondo: un’idea di armonia e di pace, di fratellanza e di giustizia: una comunità della quale egli voleva essere Dio/Padre/Fratello/Madre punto fermo di riferimento, garante contro le derive umane distruttive, portatore di liberazione integrale. 

A quest’opera ha dedicato il Tempo. Ha donato la Sua Parola, ha indicato la via.

Bisogna dunque con Lui e in Lui difendere l’uomo da se stesso, dal male che lo avvince, dall’abominevole tentazione dell’auto- distruzione.

Dio è un mistero, una ricchezza, una strada, un amore…
don Paolo Zambaldi