In mezzo al mare non un mare qualunque ma il Mediterraneo che è stato nei millenni la culla della civiltà, ci sono navi cariche di uomini che scappano da una vita miserabile, dalle violenze e dalla guerra, da un’ormai insopportabile perdita di speranza.

Nessuno li vuole salvare. L’Italia ormai decisa al ruolo di giustiziera, Malta perché piccola, la Germania perché rischia la crisi di governo, la Francia perché ha i suoi ex -coloniali, il blocco dell’est perché si ritiene troppo povero per ospitare qualcuno, il nord Europa dice di averne accolti abbastanza. 

Vien fuori in questi giorni tutta la crudeltà di popoli cresciuti nell’ovatta del benessere, incapaci di rinunce, timorosi di perdere i loro privilegi. Popoli di vecchi, dimentichi delle loro storie passate fatte di miseria e di emigrazione, tenacemente attaccati come solo i vecchi sanno fare, ai loro stupidi pregiudizi, alle loro pensioni, ai loro quattro soldi in banca, alle loro abitudini.
 

Vecchi senza saggezza e senza bontà. 

Vecchi che non si preoccupano del domani, ma che solo vogliono preservare il più a lungo possibile la loro inutile vita.

I giovani, loro degni figli e nipoti, si accodano incapaci di soluzioni dignitose, di proposte inclusive e coraggiose. Basta guardare il governo, con ministri poco più che trentenni, il cui tratto comune è un realismo becero  e un’ignoranza che si tocca con mano.

I poveri, in realtà, non li vuole nessuno. Sono brutti, sporchi e cattivi. Sono stupidi, non parlano la nostra lingua, pretendono di essere aiutati. Rovinano le belle piazze delle città con la loro presenza, tendono fastidiosamente la mano, puzzano, fanno troppi figli…

I poveri devono stare zitti e sopportare. Se sono stranieri, devono stare  a casa loro, a guardarci sfruttare la loro terra, a farsi uccidere dalle nostre guerre, a patire la fame per nutrire le nostre obesità.

A che servono i poveri? Sono parassiti. Meglio sterminarli, imprigionarli. Segregare i loro bambini e poi distribuirli per tutti gli Stati Uniti, in modo che i genitori non possano trovarli mai. Sono numeri, senza volto, senza storia, senza cuore, senza affetti.

Lo si dice ormai chiaramente: la pacchia è finita. Non vi vogliamo. Tornatevene nelle vostre fogne. Per noi siete nullità accatastate su una barca o richiuse in campi di tortura o disseminate nell’assetato Sahel o affamati nelle favelas. Noi i poveri non li vogliamo, nemmeno quelli “nostri”, delle nostre città, disoccupati, sottopagati , diseredati, disabili, senzatetto, ai quali si fanno promesse di sostegni che mai si avvereranno, ai quali si sottraggono diritti, mentre si lavora per far diventare i ricchi sempre più ricchi. Mentre si urla per nascondere l’inganno.

Ma attenzione la collera dei poveri ci seppellirà!

don Paolo Zambaldi