Qualche tempo fa in collaborazione con Vinca, amica blogger, scrissi un articolo riguardante il mondo delle Principesse Disney e l’imperante sessismo presente in alcuni cartoni. In seguito ad alcuni commenti e opinioni nati dalla pubblicazione di Principe azzurro? No Grazie voglio riproporvi le nostri riflessioni nelle quali vengono analizzate singolarmente alcune pietre miliari del fatato mondo Disney.
La Disney nelle sue pellicole ha spesso proposto favole antiche, (pensiamo a Biancaneve dei fratelli Grimm datata 1812) dove volenti o nolenti il ruolo e la figura della donna, anche nella vita reale, era  subalterno a quello dell’uomo. E’ normale trovare perciò storie di donne che nella propria vita altro non vogliono che trovare marito, essere madri e non avere altre ambizioni.
E allora? Queste femministe criticone cosa vogliono?
Le femministe criticone fondamentalmente non ce l’hanno con happy ending, anzi.. ben venga il ….e vissero felici e contenti.
Vengono infatti criticati alcuni dei messaggi lanciati dalle vecchie favole. Messaggi che sono attualizzati e resi ancora più forti dal selvaggio merchandising che ruota intorno a questi cartoni. Oggi non vogliamo vedere donne sottomesse e passive o storie incentrate sulla bellezza della protagonista. No! Ma molti dei giochi che le brave bambine dovrebbero possedere richiamano le vecchie principesse della Disney! Molte frasi che spesso si dicono ad una bambina riprendono la “visione principesca” che la vogliono come buona, mite, dolce e remissiva.
 La Disney negli anni si è evoluta, trasformando i propri personaggi; si è impegnata ad offrirci delle vere e proprie eroine, donne che hanno un happy ending diverso da quello a cui siamo abituati. Pensiamo a Merida, Mulan o Elsa. Personagge straordinarie! Che riescono a lanciare messaggi attuali! Ben diverse da una Biancaneve o da una Cenerentola, che aspettano passive l’arrivo del principe azzurro che le salverà da morte certa solo perché belle e buone.
La Disney si è evoluta, gli stereotipi no! 
Quindi, le femministe criticone non hanno subito alcun trauma infantile dalle principesse Disney, semplicemente criticano l’attualizzazione di messaggi e visioni che appartengono ad un mondo ormai passato. E soprattutto non vi stanno dicendo di bandire questi cartoni dalle vite dei vostri piccoli, bensì di aiutari* nella loro comprensione e interpretazione facendo capire che alcuni valori, miti e visioni sono antiquati.

Principesse Disney fra stereotipi e sessismo
 

Chi di noi, da bambini, non è stato parcheggiato per qualche ora davanti al televisore in compagnia di una bella videocassetta della Disney? Magari quando mamma cucinava una cena per quattro persone mentre stendeva il bucato e contemporaneamente passava l’aspirapolvere e il babbo se ne stava tranquillo in poltrona a leggere il giornale?
Stiamo scherzando. Però è vero che gli stereotipi sessisti assorbiti durante l’infanzia sono i più duri a morire, in quanto il cervello dei bambini in questa fase è estremamente plastico, quindi maggiormente ricettivo agli stimoli provenienti dall’ambiente esterno, e tuttavia sprovvisto degli strumenti necessari a filtrare le informazioni di cui viene bombardato. Come risultato, i dati immagazzinati in questo periodo della crescita sono tenacemente ancorati alla nostra memoria e diventano pertanto parte integrante del nostro essere persone. Sono sicura che moltissimi tra di noi ricordano ancora alcune delle poesie imparate durante le scuole elementari, mentre è molto più difficile richiamare alla mente quelle apprese durante le scuole superiori. Troppo spesso, tuttavia, le peculiari caratteristiche del cervello in crescita vengono ignorate da chi si occupa della tv per bambini/ragazzi, con il risultato che questa propone programmi grondanti stereotipi sessisti, stereotipi che solo una piccola parte di chi li ha passivamente subiti durante l’infanzia riuscirà a scardinare durante la vita adulta.

I cartoni della Disney, indubbiamente, trasmettono un sacco di messaggi positivi: possono spronare nell’essere altruisti eo ottimisti, nell’impegnarsi in quello che si fa, nel cercare di cambiare il proprio destino, ecc ecc.. Ma nel 90% dei casi la bellezza delle protagoniste e il lieto fine con l’amore finalmente conquistato sono i temi preponderanti. Il messaggio trasmesso è che trovare l’amore della propria vita è lo scopo per una donna e la bellezza è il mezzo per conquistarlo.

Le figure femminili che appaiono in queste storie propongono modelli superati dall’attuale realtà sociale , infatti oggi le bambine vivono un vita dinamica, studiano, fanno sport ecc … , ma nelle favole e nei racconti le fanciulle restano fragili ed indifese in perenne attesa del principe azzurro che, con tanto di collant, piuma e cavallo, venga a sollevarle dalla loro -quasi certa- situazione di degrado al fine di ingravidarle e farle così vivere nel tanto agognato …e vissero felici e contenti ( perché ogni tanto qualche storia non si conclude con un: …e diventarono cari amici ?).
 
Si narra, nella maggior parte dei casi, di donne/bambine vanitose, unicamente interessate della loro bellezza, con un’innata predilezione per i guai a causa della loro stupidità mista ad un’immancabile ingenuità; mancano del tutto le donne intelligenti, coraggiose, attive, leali e nel momento in cui sono presenti, rappresentano in genere figure negative, invidiose, che vivono nell’ombra e utilizzano i poteri magici per commettere atti malvagi. (Vi rendete conto del potenziale da chimica che hanno le varie streghe e streghine?)

   
Importante è perciò la presenza dei genitori i quali devono evidenziare ai propri figli i vari aspetti che possono avere le storie Disney: esistono esempi di dipendenza , forza e coraggio da parte dei personaggi femminili i quali però troppo spesso vengono completamente nascosti dalle virtù ( ma secondo chi?) quali la rassegnazione, l’umiltà o l’essere eccessivamente buoni e via dicendo; virtù che spesso risultano essere alquanto costrittive.
 

La caratteristica che subito si coglie nelle principesse Disney è ovviamente la bellezza ed è sempre compito dei genitori far capire che questa caratteristica non è un merito, né una condizione necessaria e sufficiente alla quale bisogna adempire (spesso il messaggio lanciato da questi cartoni è esattamente l’opposto).
È quindi di fondamentale importanza aiutare queste giovani menti a capire che la bellezza non è tutto affinché, crescendo, questa caratteristica non diventi un’esigenza per essere socialmente accettati (condizione che in Italia esiste e persiste).
  
Con questo post vogliamo analizzare alcuni degli stereotipi sessisti veicolati da alcuni dei più famosi cartoni animati della Disney, mettendo in evidenza i pregi e i difetti di ogni principessa che spesso e volentieri rappresentano i modelli ai quali si ispirano numerose bambine.

 

Di seguito vengono descritte alcune principesse:
BIANCANEVE (1937). Leggiadra fanciulla dalla pelle bianco latte con boccolosi capelli neri corvino. Dotata di una spiccata indole francescana, diletta con la sua voce soave gli animali vicino lei. Essendo stata insignita del titolo “La più bella del reame”da uno specchio parlante, è costretta alla fuga dall’invidiosa matrigna desiderosa del suo cuore. Fortunatamente trova aiuto nel guardiacaccia, riuscendo così a fuggire nei boschi. Occupa abusivamente una casetta, godendo per un breve periodo del diritto di usufrutto. Dopo aver dimostrato ai sette nani minatori di saper pulire e cucinare, ottiene l’incarico di colf che svolgerà senza retribuzione e contributi pagati. Biancaneve inizia perciò una vita nuova cucinando, pulendo e badando alla casa dei nani mentre loro cercano i diamanti nella miniera, e alla sera cantano, suonano e ballano. La malefica strega scopre che Biancaneve è ancora viva, ed essendo fan del motto chi fa da sé fa per tre , si reca nel bosco, dopo essersi trasformata in un’ orribile vecchina, per ucciderla. Giunta nei pressi della casetta, riesce a convincere l’ingenua fanciulla nel mordere la famigerata mela dei desideri ( ma nessuno le ha insegnato di non accettare caramelle dagli sconosciuti?) cadendo così in un catatonico stato di pseudo morte. Successivamente è un susseguirsi dei soliti eventi: la strega muore, il solito principe cerca moglie innamorato della voce della principessa la trova, la bacia e ……vissero felici e contenti.
Che dire di questa principessa? Ingenua fanciulla, incapace di badare a se stessa, con una spiccata propensione per i guai (persino gli uccellini avevano capito che la vecchina era la strega sotto mentite spoglie) e con un unico sogno: il principe con il cavallo che andrà a recuperarla e la porterà nel suo fantastico castello, con mille stanze da pulire, al fine di ingravidarla .

 

CENERENTOLA (1950). Una delle principesse più amate della storia della Disney. La povera, scalognata, virtuosa domestica e bellissima Cenerentola che viene costretta dalla matrigna e dalle sorellastre cattive, invidiose della sua sfolgorante bellezza, a lavorare come sguattera nella dimora di famiglia. Riesce a introdursi furtivamente al ballo del secolo grazie alla provvidenziale complicità di un gruppo di topi e di una fatina e ovviamente conquista l’ambito principe al primo sguardo. Poi si fa tardi, lei è costretta a fuggire senza dargli spiegazioni di sorta né un recapito di qualche genere, e perde la famosa scarpetta. Il principe, icona inconsapevole del movimento fetish, trascorre giornate intere trastullandosi con tale scarpetta, prima di essere folgorato sulla via di Damasco e stabilire di risolvere i propri dilemmi convolando con fanciulla il cui piedino la calzerà a pennello. 
 
Gli stereotipi sessisti abbondano. C’è l’eterna rivalità/invidia tra donne. Il mito della bellezza femminile come chiave per spalancare ogni tipo di porta. La competizione per ottenere le attenzioni del maschio di turno e l’incapacità di lavorare in gruppo. L’esaltazione della figura femminile modesta che svolge i lavori più umili mantenendo intatta la propria purezza e virtù. L’idea che sarà l’incontro con l’Uomo Giusto a salvarci dai nostri guai e a cambiarci la vita.
Anche la figura del principe merita un appunto: che razza di idea della donna può avere uno che stabilisce di sposarsi dopo aver ballato una serata con una di cui non sa nulla se non il numero di scarpa? E che comunque sposerà chiunque riesca a introdurre il proprio piede in tale scarpetta, in maniera totalmente acritica e senza verificare se si tratta o meno della persona con cui ha effettivamente ballato?

 

AURORA (1959). La bella addormentata nel bosco. Un classico pieno di pathos, amore e ovviamente tanti stereotipi. Il re e la regina di un posto molto lontano, finalmente riescono ad avere una bimba, Aurora. Si preparano feste, balli ai quali vengono invitate tre fate che fremono di dare i loro preziosi doni (considerati delle virtù… ma da chi?) alla fortunata pargola: Bellezza e capacità canore. All’improvviso ecco sbucare la strega cattiva con tanto di corvo che le lancia una bella maledizione: “Occhio, malocchio, prezzemolo e finocchio… sarai così rincoglionita che, segregata e impossibilitata di parlare con alcuno, riuscirai a pungerti con un fuso e morirai!” Per fortuna Serenella non aveva ancora fatto il suo dono-virtù e così al posto di diventare un’ottima casalinga, bella e con spiccate doti canore si addormenterà in un sonno profondo e potrà risvegliarsi solo nel momento in cui, uno spavaldo principe cerca moglie, non le somministrerà il bacio del vero amore per ottenere la formula del ….e vissero felici e contenti.
Il resto della storia è il classico iter seguito da tutte le favole: la principessa eccessivamente ingenua tocca il fuso e si addormenta, arriva il principe, uccide tutti i nemici, bacia la principessa e… E vissero felici e contenti. Inutile ripetere i soliti stereotipi già elencati nelle storie precedenti. Importante è però il momento in cui vengono fatti i doni dalle 3 fate, doni, che come è stato già anticipato, rappresentano delle virtù: la bellezza ed il canto! Ma davvero una donna non può aspirare a niente di meglio? E se la principessa fosse stata meno piacente e magari dotata di un po’ di intelligenza che la mettesse in guardia dalle così evidenti malefiche streghe della storia?

 

ARIEL (1989). La storia è molto simile a quella di Cenerentola, e ne è per certi versi l’evoluzione, solo che lei è meno sfigata. La più giovane figlia del re degli abissi ha numerose sorelle, dalle quali non si sente molto compresa. 
Lei, infatti, prova un’attrazione fatale per tutto quello che proviene dalla terraferma e desidera ardentemente un paio di belle gambe. Salva la vita al principe di turno, inopinatamente sbalzato fuori dalla barca durante un nubifragio, e gli tiene compagnia intonando romanze marine mentre lui riprende conoscenza. Il ricordo della voce di lei rimane indelebilmente impresso nella mente di lui, che giura di sposare la proprietaria di quella voce tanto melodiosa (e ridaje!). Ariel decide quindi di ribellarsi all’autorità e al controllo paterno e baratta pinna e voce in cambio delle gambe con la medusa Ursula. Il principe tuttavia non la riconosce, e si infatua proprio della perfida Ursula, che nel frattempo ha assunto le sembianze di una bellissima donna dalla voce flautata. Ariel lotta con tutte le sue forze per l’uomo di cui è innamorata, ma la situazione sembra senza via di uscita. 
Il provvidenziale intervento del babbo di Ariel ha un ruolo cruciale e, in un crescendo di colpi di scena, Ursula sarà sconfitta e la nostra eroina sarà riconosciuta dallo sprovveduto principe grazie al recupero della sua voce e otterrà per sempre le gambe e con esse la possibilità di abbandonare il mare per trasferirsi definitivamente sulla terra.
Qui sono presenti tutti gli stereotipi già citati per Cenerentola e per il suo principe, con l’aggiunta del fatto che Ariel ha “molto” da perdere nell’abbandonare il mondo marino nel quale è principessa, e che non esita a farlo per mettersi assieme a uno che manco venti minuti prima si sarebbe tranquillamente sposato la sua perfida antagonista solo perché questa aveva la sua voce. L’elemento di novità è rappresentato dalla maggior tipizzazione caratteriale di Ariel: se è vero che la curiosità della sirena sarà la causa di tutti i suoi guai, non possiamo non apprezzare l’energia con la quale si ribella al padre e alle norme sociali marine, e la determinazione con la quale affronta, da sola, le conseguenze delle proprie scelte.

 

BELLE (1991). La bella e la bestia merita un discorso a parte, a mio avviso, in quanto descrive un fenomeno tristemente noto in ambito medico/psicologico con il nome di sindrome di Stoccolma. I soggetti affetti da tale sindrome hanno subito degli episodi violenti o comunque traumatici, quali possono essere il sequestro di persona o gli abusi ripetuti, e per un meccanismo di difesa detto “di identificazione con l’aggressore” manifestano sentimenti positivi, fino all’amore, nei confronti del proprio aguzzino, creando un legame di alleanza e solidarietà tra vittima e carnefice. Di aspetto grazioso e intelligenza vivace, Belle viene a tutti gli effetti sequestrata da un bestione che la maltratta e del quale inspiegabilmente finisce per innamorarsi. Ovviamente, questo “Amore” così spassionato intenerirà il cuore di lui e ne muterà pure l’aspetto fisico, trasformandolo -guarda caso- in un bellissimo principe. Il cartone animato suggerisce implicitamente come l’amore e la dedizione possano mutare un uomo violento e “bestiale” in un perfetto principe azzurro.
Non abbiamo assolutamente bisogno di veicolare questo tipo di messaggi in un paese come il nostro piagato dal fenomeno del femminicidio e dove per le vittime è sempre più difficile denunciare le violenze data la carenza di strutture e la penuria di risorse destinate a tutelare la loro incolumità.
JASMINE (1992). L’ulteriore evoluzione di quanto raccontato prima. Jasmine è una ricca e annoiata principessa, che si innamora di un poveraccio che la blandisce promettendole di farle conoscere un mondo che lui stesso non ha mai visto. Beata ingenuità.

 

POCAHONTAS (1995). Pocahontas è un po’ diversa dalle altre principesse, è ,come tutte ,una donna affascinante e bella. Alta, snella, atletica e voluttuosa spicca immediatamente per la sua prestanza. Ha una chioma corvina, lunga e ribelle. 
Dimostra di essere gentile, innamoratissima e amante della natura, è uno spirito libero e risulta essere molto coraggiosa e determinata. 
È, inoltre, molto fiera di essere un’indiana e dimostra un carattere forte e testardo. Insomma una principessa atipica ,capace di esprimere le proprie idee e non cascare nel mito del principe azzurro e del suo fantastico castello.  
L’unico lato negativo è rappresentato da una forte sessualizzazione e anche da una parziale erotizzazione dell’aspetto dell’eroina, ma questi sono aspetti che fortunatamente passano in secondo piano grazie alle caratteristiche positive che costruiscono il personaggio fra le quali anche la tempra e il coraggio.
MULAN (1998). Mulan rappresenta una perfetta eroina: è una giovane donna che , con l’intento di salvare il padre rimasto zoppo in guerra e per riscattare l’onore perduto in quanto considerata poco adatta a fare la moglie,si traveste da uomo e parte per il campo di addestramento militare.  Riuscirà, nonostante le tante difficoltà, a completare l’addestramento e guadagnare il rispetto dei suoi compagni grazie alla sua intelligenza. Ed è sempre grazie alla sua intelligenza che riesce a cambiare le sorti della battaglia a favore del suo esercito e a salvare la vita dell’imperatore.
Siamo perciò alla presenza di un personaggio femminile disney a dir poco atipico: una donna capace di badare a se stessa  e che grazie alla sua perseveranza, caparbietà ed intelligenza riuscirà a sconfiggere il nemico rappresentato dall’esercito unno. Una donna che già all’inizio della storia, è poco incline a piegarsi a quei ruoli che la società dei suoi tempi le imponevano : la moglie.
Il finale è scontato, il…e vissero felici e contenti è onnipresente, almeno non ci sono tanti castelli e palazzi da pulire!

 

Le principesse fin qui analizzate hanno sicuramente in comune l’eccezionale bellezza fisica, che viene sottolineata costantemente dalle parole e dai comportamenti degli altri personaggi, e che rappresenta il vero motore della storia. Infatti, è proprio la bellezza a suscitare negli altri protagonisti i sentimenti di amore e invidia che li porteranno all’azione e quindi a permettere lo sviluppo della trama del cartone. Il messaggio che ne deriva è che se una ragazza non è bella verosimilmente non susciterà nessun tipo di emozione nelle persone che le stanno intorno e quindi nella sua vita non succederà mai nulla di eccitante o degno di essere raccontato.
Le donne intelligenti e attive rappresentano in genere figure negative, invidiose, che vivono nell’ombra e utilizzano i poteri magici per commettere atti malvagi e far del male ai protagonisti impedendo in qualche modo il loro amore. Le protagoniste leali e positive, solitamente rappresentano un ruolo femminile subordinato: sono belle, buone e gentili, ma poco adeguate alla sopravvivenza. Soprattutto, dipendono dall’arrivo del principe azzurro per diventare adulte realizzate.
Il principe, invece, dopo aver affrontato mille peripezie, combattuto contro mostri e draghi e superato prove difficilissime, realizza il proprio scopo e la ricompensa che riceve è sempre la stessa: troverà l’amore, la felicità, la ricchezza per poi  un giorno diventare re, ovvero un adulto realizzato .
La maggior parte delle principesse delle favole rappresentano quindi dei modelli negativi e con una forte impronta maschilista e sessista poiché mostrano un modello di donna passiva, capace di riscattarsi solo in virtù dell’intervento maschile e senza del quale è costretta a vivere una vita degradante e triste,una donna che non sa salvarsi da sola, capace solo di essere bella, servizievole e di far innamorare il fantomatico principe. Insomma la donna è rappresentata come un essere incompleto, perennemente sottomessa e bisognosa di aiuto, come se non fosse capace di pensare a se stessa da sola.
Le favole sono ricolme di stereotipi che possono essere interiorizzati da chi le guarda:
 A) L’immagine stereotipata della principessa può trasmettere alle bambine un senso di impotenza, di attesa passiva del principe azzurro che risolverà ogni problema. La povertà può essere invece vista come una debolezza, un qualcosa di sbagliato a differenza invece della ricchezza che diviene addirittura un valore.
       B) Le bambine, sempre secondo le favole, devono possedere un comportamento aggraziato e diligente mentre i bambini possono essere ingegnosi ed avventurosi.
Se le primissime principesse non hanno alcun tipo di spessore caratteriale (pensiamo ad Aurora che dorme per quasi tutto il cartone, o Biancaneve che passa il tempo a pulire e dormire), con Ariel compaiono gli elementi di ribellione e curiosità che caratterizzano anche le principesse successive e che raggiungono l’apice con Merida. 
E’ forse un segnale del fatto che la Disney sta percependo i cambiamenti sociali in atto? 
Ce lo auguriamo.
(dal blog “bambolediavole”, 25 gennaio 2015)