“Poesia n. 751” (1863)

 

Il mio valore è ciò di cui più dubito

il suo merito-ciò che più temo,

in tal confronto, il meglio di me

più umile appare.

 

Che io non risulti adeguata

alle sue amate richieste,

la preoccupazione prima

della mia mente assillata.

 

Eppure è vero: la divinità,

per naturale tendenza s’inclina

poiché a nulla si appoggia

più in alto di sé.

 

Così io- dimora imperfetta

della sua eletta letizia

-come fossi una chiesa- conformo

La mia anima al suo sacramento.

 

(E. Dikinson, Silenzi, Ed. Feltrinelli, pag. 117)

 

Emily qui rivela il suo senso religioso, il suo rapporto con Dio.

Rapporto mai messo profondamente in discussione, nonostante la sua avversione per un concetto di sacro istituzionalizzato.

Nella natura nelle sue manifestazioni luminose ella vede la presenza dell’Altissimo, si sente parte di un progetto che oltrepassa i confini della vita terrena, ama sprofondare nell’infinito mistero dell’universo.

In questi versi coglie con tremore, l’insperata attenzione di Dio per la sua insignificanza e con un’immagine bellissima descrive il creatore che s’inclina (per naturale tendenza), verso la sua creatura e la sua creatura diventa “chiesa”, diventa “segno” della sua presenza.

L’ineluttabile attenzione di Dio, dà senso alla nostra povertà di creature.

by ELISA_451

 

EMILY DIKINSON, Amherst (Massachusetts), 1830- 1886

Cenni biografici:

10 dicembre 1830

Emily nasce ad Amherst, vi cresce e vive quasi tutta la sua vita. Il padre è un noto avvocato. L’educazione che riceve in famiglia e negli anni dell’adolescenza (…) è di rigida impostazione puritana. “Da bambina andavo spesso nei boschi, mi dicevano che il serpente mi avrebbe morsa, che avrei potuto raccogliere un fiore velenoso, che gli spiriti maligni mi avrebbero portata via.”

1847/48

Frequenta le scuole superiori a South Hadley (Massachusetts) presso il collegio Mount Holyoke. Della sua infanzia e formazione Emily ricorda: “Sono andata a scuola (…) ma non mi hanno insegnato niente. Da piccola avevo un amico che mi ha insegnato l’immortalità-ma essendoci andato troppo vicino- non è più tornato. Poco dopo il mio tutore è morto-e per molti anni- il mio vocabolario- è stato l’unico compagno.”. Della famiglia scrive: “Ho un fratello e una sorella- a mia madre non interessa la mente-mio padre è troppo impegnato con le difese giudiziarie per accorgersi di cosa facciamo. Mi compra molti libri- ma mi prega di non leggerli- perché ha paura che mi scuotano la mente. Sono religiosi -eccetto me- e tutte le mattine si rivolgono a un’Eclisse che chiamano ‘Padre’.”.

1850

Inizio della sua produzione letteraria (1775 poesie e tre volumi di lettere) e delle sue presupposte infelici avventure sentimentali, nate da incontri quasi casuali, con predicatori e non, che regolarmente spariscono dalla sua vita.

Poco alla volta Emily si chiude fisicamente al mondo e legge.

1861

Viene pubblicata la prima delle sei poesie, che verranno stampate durante la sua vita.

1862

Scrive: “Da settembre provo un senso di terrore, non riesco a parlarne con nessuno- così canto.”

1864/65

Viene colpita da una malattia agli occhi che non l’abbandonerà mai. Sono questi gli anni più intensi della sua produzione poetica.

1870

Emily si ritira definitivamente dalla realtà per vivere fino in fondo la propria solitudine. Non uscirà più di casa, ne incontrerà più nessuno.

1886

Muore ad Amherst.

E. Dikinson, Silenzi, Ed. Feltrinelli, 1990