Signore, meditando sul «nostro modo di agire»,
ho scoperto che l’ideale del nostro modo d’agire era il tuo modo d’agire.
Per questo tengo fisso il mio sguardo su di Te, lo sguardo della fede, e contemplo il tuo volto luminoso così come appare nel Vangelo.
[…]

Voglio imitarti fino al punto di poter dire agli altri: «Siate miei imitatori, come anch’io lo sono di Cristo» (1 Corinzi 1, 11).
Sebbene non possa dirlo così concretamente come san Giovanni, vorrei poter annunciare, almeno con la forza e la saggezza che mi dai, «ciò che ho ascoltato, ciò che ho veduto con i miei occhi e ciò che le mie mani hanno toccato, ossia il Verbo di Vita; poiché la Vita si è fatta visibile e noi l’abbiamo veduta e di ciò rendiamo testimonianza» (1 Giovanni 1, 2).

Dammi soprattutto il sensus Christi che possedeva Paolo: possa sentire i tuoi sentimenti, i sentimenti del tuo cuore con cui ami il Padre e gli uomini.

Mai nessuno ha mostrato un amore più grande: hai dato la vita per i tuoi amici fino al culmine dello svuotamento totale, «kenosis», della tua incarnazione nella morte in croce.

Voglio imitarti in questa suprema offerta di Te stesso, e anche
nella vita di ogni giorno, agendo, nella misura del possibile, come facesti Tu.

Insegnami il tuo modo di comportarti con i discepoli, con i peccatori, con i fanciulli, con i Farisei, o con Pilato ed Erode; e anche con Giovanni Battista prima della sua nascita e poi sulla riva del Giordano. Insegnami come ti comportavi con i tuoi discepoli, soprattutto con i più intimi: con Pietro, con Giovanni e anche con il traditore Giuda.

Comunicami la delicatezza con cui li hai preparati a mangiare sulla riva del lago di Tiberiade, o con cui hai lavato loro i piedi.
Apprenda da Te, come ha fatto sant’Ignazio, il tuo modo di mangiare e di bere, come prendevi parte ai banchetti, qual era il tuo comportamento quando avevi fame e sete, quando eri stanco per i viaggi, quando avevi bisogno di riposo e di sonno.

Insegnami ad aver compassione di coloro che soffrono: poveri, lebbrosi, ciechi, paralitici; mostrami come manifestavi le tue emozioni profondissime quando stavi per piangere o quando provasti quell’angoscia mortale che ti fece sudare sangue e rese necessario il conforto di un angelo. Soprattutto voglio imparare il modo con cui esprimesti quel supremo dolore sulla croce, sentendoti abbandonato dal Padre.

Questa è la tua immagine che contemplo nel Vangelo: una persona nobile,  sublime, amabile, esemplare; una persona che è espressione di una perfetta armonia fra la sua vita e il suo insegnamento; una persona che fa esclamare i suoi nemici: «Tu sei sempre sincero, insegni la via di Dio secondo verità e non ti preoccupi di quello che pensa la gente perché non guardi in faccia a nessuno»
(Matteo 22, 16); una persona dai modi virili, dura con se stessa, pronta alle privazioni e alle fatiche, ma verso gli altri pieno di bontà, di amore e di desiderio
di servirli.

Eri severo, certo, con le persone malintenzionate; ma è anche vero che la tua amabilità attirava le moltitudini fino al punto che dimenticavano di mangiare; che i malati erano sicuri che tu avresti avuto compassione di loro; che la tua conoscenza della vita umana ti permetteva di parlare in parabole alla portata delle persone semplici e umili; che la tua amicizia si estendeva a tutti, ma con una predilezione per alcuni: Giovanni, o Lazzaro, Marta e Maria; che sapevi riempire di gioia serena una festa di famiglia, come ad esempio a Cana.

Le costanti relazioni con tuo Padre nella preghiera, prima dell’alba, o mentre gli altri dormivano, erano consolazione e forza per annunciare il Regno.

Insegnami il tuo modo di guardare: come guardasti Pietro per chiamarlo alla tua sequela o per rialzarlo dopo la sua caduta; come guardasti il giovane ricco che non si decise a seguirti; o come guardasti pieno di bontà le folle che si stringevano
attorno a Te; o come guardasti con indignazione i duri di cuore.
Vorrei conoscerti come eri: la tua immagine davanti a me basterebbe a cambiarmi. Il Battista rimase soggiogato dal suo primo incontro con Te; il centurione di Cafarnao si sentì schiacciato dalla tua bontà; e un sentimento di stupore e di meraviglia invade i testimoni della grandezza dei tuoi prodigi. Lo stesso sbalordimento colpisce i tuoi discepoli, e nell’orto degli ulivi le guardie, spaventate, cadono a terra. Pilato si sente incerto e sua moglie è turbata. Il centurione che ti vede morire scopre la tua divinità nella tua morte.

Desidererei conoscerti come Pietro che prende coscienza innanzi a Te
della sua condizione di peccatore, quando è colpito dallo stupore davanti alla pesca miracolosa.

Vorrei ascoltare la tua voce nella sinagoga di Cafarnao, o sul monte delle beatitudini, o quando ti rivolgevi alle moltitudini «insegnando loro
come uno che ha autorità» (Matteo 7, 29), un’autorità che poteva venirti solo dal Padre.

Fa’ che impariamo da Te le cose grandi e le cose piccole, seguendo il tuo esempio di dedizione totale all’amore del Padre e all’amore degli uomini, nostri fratelli, sentendoci molto vicini a Te, perché ti sei abbassato fino a noi, e nello stesso tempo tanto lontani da Te, Dio infinito.

Concedi questa grazia, concedi il sensus Christi che vivifica tutta la nostra vita e ci insegna ad agire conformemente al tuo spirito, anche nelle cose esteriori.

Insegnaci il tuo modo d’agire affinché divenga, oggi, il nostro modo per poter realizzare l’ideale di Ignazio: essere tuoi compagni, «alter Christus», tuoi collaboratori nell’opera di redenzione.

Chiedo a Maria, la tua santissima Madre, da cui ricevesti la vita, con cui vivesti trentatré anni, che tanto contribuì a plasmare e formare il tuo modo di essere e di agire, di plasmare in me e in tutti i figli della Compagnia altrettanti Gesù come Te.

 

p.Pedro Arrupe SJ