Vengo da lontano, ma non so dove sto andando.

Vengo da lontano senza sapere dove sto andando.

Vengo da lontano e ho attraversato il mio paese crivellato.

Vengo da lontano senza avere chiara una meta!

Partii da una capitale in fiamme, che ha perduto lo stato.

Vengo da lontano senza meta e senza dove.

Mio padre si è perduto in una guerra che ha tanta fame e tanta sete.

Mia madre si è ritrovata sola in mezzo a tanti lamenti di infanti.

Un giorno di tanti anni fa, fuggii dalla mia terra che beve sangue invece che acqua.

Ho dimorato galere di tante città diverse, tutte sporche e abitate da pidocchi.

Ho camminato nella sabbia rovente dei deserti, pensavo alla morte ma la vita mi voleva con sé.

Vengo da lontano per trovarmi al mare senza saper nuotare, vengo da lontano, nonostante la barca ballasse tra le onde, i corpi gonfi hanno fatto la mia salvezza.

Vengo da lontano ma mi hanno mangiato le impronte, hanno detto che è stato il druido di Dublino che ha fame di impronte.

Dicono che il mio viaggio è già finito!

Ora sono gettato in una fossa, nera, dove neanche i miei denti luccicano più, vengo da lontano e ho capito che dovrò restare in questa fossa.

Vedo solo che in questa fossa c’è una sbarra in alto, dove a volte fanno calare qualcosa.

Nonostante venga da lontano il druido di Dublino ha deciso che il mio viaggio è già finito!

Vengo da lontano per finire in questa fossa.

Solo questa barra in alto che sentinella la mia fossa buia!

Allora fratello regalami una corda che provo a farmi una cravatta per riprendere il mio viaggio.

 

Antar Mohamed Marincola, Il Druido di Dublino, in Sotto il cielo di Lampedusa, pp. 32-33.