Incontrando il Movimento per la vita, nel giugno scorso, il papa ebbe a paragonare l’aborto con «quello che facevano i nazisti per curare la purezza della razza». Nell’udienza generale del 10 ottobre ha rincarato la dose: «vi domando: è giusto fare fuori una vita umana per risolvere un problema? […] È come affittare un sicario», facendo dell’aborto il peggiore dei crimini. Il Francesco che mostrando misericordia aveva declassato il peccato che Pio IX aveva escluso da quelli confessabili ad un semplice prete obbligando la donna reietta a chiedere il perdono del vescovo, è stato particolarente crudele con le donne.

O forse le donne sono il capro espiatorio delle difficoltà crescenti in Vaticano: cresce l’aggressività contro il “papa eretico” e la manovra Viganò ha alzato il tiro; preme l’associazionismo periferico che si riconosce nel Movimento per la vita. Francesco che, ricattato per la pedofilia, ha tolto il cardinalato a Mc Karrick e ha dovuto accettare le dimissioni del primate dei cattolici americani (più o meno trumpiani), con l’azione dimostrativa sull’aborto, su cui è personalmente intransigente, ha compiuto un atto dovuto. Tuttavia la crudeltà delle parole ha investito tutto il genere femminile, compresa l’immigrata musulmana che ricorre al servizio pubblico e la quindicenne sventata (ma la scuola non dà educazione sessuale) portata in ambulatorio privato dalla mamma cattolica.

Certo, l’aborto è cosa grave; ma non così tanto per le chiese come per le donne. Che non restano incinte per partenogenesi, come credono i maschi. Come tale il papa dimentica sempre di ricordare all’uomo la corresponsabilità riproduttiva e, ricorrendo all’astrattezza della riprovevole parola “aborto”, lascia il peso sulle spalle delle sole donne.

Il “caso Verona” non era stato un caso. Forse è bene che sia successo e che ci sia stata una forte manifestazione di #metoo. Tuttavia impressiona che già lo statuto comunale tutelasse «la vita di ogni persona dal concepimento alla morte naturale» e che la mozione accusi gli ostacoli al volontariato che informa le donne delle alternative, lo scavalcamento del limite del «serio pericolo per la salute fisica e psichica della donna», la disinformazione sia sui danni psichici e fisici sia sulla curabilità delle malformazioni fetali, la crescita della “cultura dello scarto” a causa della pillola abortiva, i «sei milioni di aborti legali» dal 1978 … e inserisca in bilancio «un congruo finanziamento ad associazioni e progetti» tra cui “Culla segreta”.

Incredibile il voto di una rappresentante del Pd, sia pur cattolica: l’Associazione “Culla segreta” favorisce le famiglie che desiderano adottare: lascia maturare un embrione nel corpo di una donna convinta – liberamente? – a non riconoscerlo e a darlo a una famiglia che “lo vuole”, esattamente come fa una “madre surrogata”.

Intanto non a caso il ministro dell’istruzione Marco Bussetti ha ricevuto una delegazione dei movimentisti (a quando un Family Day populista?): «abbiamo registrato con lui una grande sintonia a proposito del dovere dello Stato di garantire alla famiglia “società naturale fondata sul matrimonio”, quei diritti inviolabili che l’articolo 29 della Costituzione riconosce preesistenti allo Stato stesso, in base al principio di sussidiarietà».

E il ministro “per la famiglia” mettendo in difficoltà la donna separata restaura l’indissolubilità forzata.
Urge dunque tornare alla politica, pur sapendola sempre dimentica che il 52% dell’elettorato è femminile e le deve il rispetto dei diritti.

Ma la presunta sinistra ignora che l’insidia si è estesa anche perché non ha avuto proposte per delegittimare l’obiezione di coscienza (per la leva la “coscienza” trasgrediva un obbligo costituzionale) o per contrastare il rifiuto della RU486 che non è abortiva, ma soprattutto per verificare le conseguenze sociali delle pillole fai-da-te accessibili via Internet o in Svizzera assunte dalle ragazze che ormai non vanno più al consultorio: possono assumerle due volte l’anno se il partner è egoista?

Piace che l’aborto ridiventi un fatto privato?

[pubblicato su Confronti 11/2018]