“La moglie di Lot” (1922-24)

 

Ora la moglie di Lot si voltò indietro a

Guardare e diventò una colonna di sale.

Gen 19, 26

 

E andava il giusto dietro il messo di Dio,

enorme e radioso, sulla nera montagna,

ma sonora parlava l’angoscia alla moglie:

“Non è troppo tardi, puoi ancora scorgere

le rosse torri della tua Sodoma natia,

la piazza ove cantavi, la corte ove filavi,

le finestre vuote dell’alta dimora,

dove al caro marito partorivi i figli”

 

Si volse, e serrati da una stretta mortale,

non poterono i suoi occhi più guardare;

di sale si fece il corpo diafano,

si strinsero alla terra gli agili piedi.

 

Chi vorrà piangere questa donna?

Non sembra forse la più lieve delle perdite?

Il mio cuore solo non potrà mai scordare

Chi la vita dette per un unico sguardo.

 

 

(A. Achmatova, I miti poesia, Mondadori, 1996)

 

La Achmatova rievoca la moglie di Lot.

Una donna che rimane nell’immaginario come una sventata, che nonostante l’avvertimento si volta a guardare…

Una donna ricordata con una sola riga nel libro della Genesi, ridotta a un incidente di percorso.

Ma la poetessa ci ricorda la sua pena nel lasciare la  casa, i ricordi, gli amici… Un’angoscia immensa, un addio pieno di incognite, deciso sopra la sua testa, da uomini ai quali si deve obbedire senza discutere.

E poi la fretta… e poi il fuoco devastante che distrugge un mondo intero per chi non ha altre prospettive.

Chi non si sarebbe voltato per capire? Per un ultimo addio? Per un moto di sconvolgente malinconia?

La moglie di Lot non ha un nome e forse sarà la “più lieve delle perdite” in confronto alla distruzione di due città, ma per la Achmatova rimane il simbolo bellissimo di chi, pur sapendo di rischiare, non rinuncia al richiamo del cuore.

by ELISA_451

 

ANNA ACHMATOVA, Odessa, 1889-1966

Cenni biografici:

Anna Achmatova è lo pseudonimo di Anna Andreevna Gorenko

1889

Nasce a Odessa

1934

Gumilev il suo primo marito viene fucilato per attività controrivoluzionaria e molti dei suoi amici poeti finiscono nei gulag staliniani.

1938

Il suo unico figlio Lev, viene imprigionato in attesa di condanna a morte. Ogni mattina per diciassette mesi la Achmatova si reca davanti al carcere per avere sue notizie.

La sua poesia dapprima intima e sentimentale si fa espressione di un intero popolo sofferente. Il regime ostacolò la pubblicazione dei suoi testi. Che vennero bollati di pessimismo nevrotico e di erotismo malato.

Unica fra i poeti della sua generazione, ad aver vissuto così a lungo. La Achmatova rappresenta la memoria e la sopravvivenza dello spirito della grande terra- madre russa.

Anna Achmatova, I miti poesia, Mondadori, 1996