Funzionano come piccoli market e distribuiscono non solo cibo ma anche sostegno alle famiglie in difficoltà. Si chiamano empori solidali, il primo è nato a Genova, poi sono venuti quelli di Roma, Prato e Pescara.

Negli ultimi due anni si sono diffusi un po’ ovunque, oggi sono 178, distribuiti in 19 regioni. Ce ne sono 27 in Lombardia, 21 in Emilia, 18 in Piemonte, 17 in Veneto. Un’altra ventina aprirà i battenti nei prossimi mesi. Da quando sono nati, gli empori solidali hanno offerto i loro servizi a circa 100 mila famiglie. 325 mila persone.

Il rapporto realizzato da Caritas Italiana e dai centri di servizio per il volontariato, presentato ieri, dice che l’utenza è anagraficamente molto giovane: il 27% delle persone assistite ha meno di 15 anni, appena il 6% supera i 65. Le famiglie straniere sono il 44%.

Gli empori distribuiscono alimenti e beni di prima necessità, giocattoli, quaderni, piccoli elettrodomestici, ma offrono anche accoglienza e ascolto, orientamento al volontariato e alla ricerca di lavoro, terapia familiare, consulenza legale.

Il tutto funziona grazie al lavoro di 5 mila volontari e alla generosità di commercianti, supermercati, professionisti oltre che alle risorse della Caritas. E’ un altro anello di quella catena di solidarietà che consente di supplire alle carenze di uno stato sociale sempre più in affanno.

E’ un impegno che ci viene riconosciuto anche all’estero: nel 2020 per la prima volta sarà una città italiana – Padova – la capitale europea del volontariato, un riconoscimento che in passato fu assegnato a metropoli come Barcellona, Lisbona e Londra. La città veneta è da molti anni un importante “laboratorio” per il Terzo Settore, lì sono nate realtà come Banca Etica, Fondazione Zancan, Beati Costruttori di Pace.

 

(Paolo Pagliaro,www.9colonne.it ,6 dicembre 2018)