Ciò che bisognerebbe dipingere sul viso di Maria è uno stupore ansioso che è comparso una volta soltanto su un viso umano.

Perché il Cristo è suo figlio, carne della sua carne e sangue delle sue viscere. L’ha portato in grembo per nove mesi, gli offrirà il seno e il suo latte diventerà il sangue di Dio. Qualche volta, la tentazione è così forte da farle dimenticare che è Dio. Lo stringe tra le sue braccia e dice:”Bambino mio!”.

Ma in altri momenti rimane interdetta e pensa: lì c’è Dio! E viene presa da un religioso orrore per quel Dio muto, per quel bambino che incute timore. Tutte le madri in qualche momento si sono arrestate così di fronte a quel frammento ribelle della loro carne che è il loro bambino, sentendosi in esilio davanti a quella vita nuova, fatta con la loro vita e che è abitata da pensieri estranei. Ma nessun bambino è stato strappato più crudelmente e più rapidamente a sua madre, poiché è Dio e supera in tutti i modi ciò che essa può immaginare…

Ma penso che ci sono anche altri momenti, fuggevoli e difficili, in cui essa avverte nello stesso tempo che il Cristo è suo figlio, il suo bambino, ed è DIO. Lo guarda e pensa: “Questo Dio è mio figlio. Questa carne divina è la mia carne. È fatto di me, ha i miei occhi, la forma della sua bocca è la forma della mia, mi assomiglia. È Dio e mi assomiglia”. Nessuna donna ha mai potuto avere in questo modo il suo Dio, per sè sola, un Dio bambino che si può prendere fra le braccia e coprire di baci, un Dio caldo che sorride e respira, un Dio che si può toccare e che ride.

É in uno di questi momenti che dipingerei Maria, se fossi pittore.

Come ha potuto Jean-Paul Sartre, ateo dichiarato, scrivere una pagina così bella? Perché “il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce”? (Pascal), e dunque dinanzi alla vergine il cuore ha il sopravvento sulla ragione? Perchè l’immagine della Madre di Dio riesce a dissipare i fumi dell’ateismo, almeno per qualche tempo?

 

Comunque sia, la presentazione di un Dio “che si può prendere tra le braccia e coprire di baci” ci fa pensare che il Natale è anche la festa degli atei perché l’amore di Dio è più forte della loro negazione.