È la frase scelta dalle chiese dell’Indonesia per la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Come popolo di Dio, unito nelle sue diversità, siamo chiamati a presentarci a Lui con il forte desiderio di denunciare e combattere le ingiustizie

11Andrete nel luogo che il Signore avrà scelto come sede della sua Abitazione e, davanti a lui, farete festa voi, i vostri figli e le figlie, i vostri schiavi e le schiave, i leviti che abiteranno nelle vostre città, i forestieri, gli orfani e le vedove che saranno in mezzo a voi. 12Non dimenticate che siete stati schiavi in Egitto: osserverete e metterete in pratica queste leggi. 13‘Quando avrete finito di trebbiare il grano e di pigiare l’uva, celebrerete per sette giorni la festa delle Capanne. 14In quell’occasione farete festa voi, i vostri figli e le figlie, i vostri schiavi e le schiave, i leviti, i forestieri, gli orfani e le vedove che abiteranno nelle vostre città. 15Farete festa per sette giorni in onore del Signore, vostro Dio, nel luogo che egli avrà scelto. Sarete pieni di gioia, perché il Signore, vostro Dio, vi avrà benedetto con un raccolto abbondante e con il successo del vostro lavoro. 16‘Tre volte all’anno gli uomini si presenteranno al Signore, vostro Dio, nel luogo che egli avrà scelto: per la festa degli Azzimi, per la festa delle Settimane e per la festa delle Capanne. Nessuno osi presentarsi al santuario del Signore a mani vuote, 17ma ciascuno farà un’offerta nella misura della benedizione che il Signore, vostro Dio, gli avrà dato.

18‘In tutte le città che il Signore, vostro Dio, sta per darvi, nominerete giudici e magistrati per ogni tribù. Essi amministreranno la giustizia per il popolo in modo imparziale. 19‘Non deviate il corso della giustizia e non fate preferenze. Non accettate regali, perché il regalo rende ciechi i sapienti e corrompe le decisioni dei giusti. 20‘Cercate di essere veramente giusti e così resterete in vita e possederete la terra che il Signore, vostro Dio, sta per darvi.

Deuteronomio 16, 11-20 (traduzione TILC)

Care sorelle, cari fratelli, in questi pochi versetti possiamo sentire il tono di chi ti racconta quello che un giorno avverrà (nominerete giudici, magistrati…), ma anche il chiaro tono legale (non fare questo, non fare quello), e pure il tono esortativo e positivo (resterete in vita…).

La frase su cui quest’anno le chiese dell’Indonesia ci propongono di soffermarci per la Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani è «Cercate di essere veramente giusti». Ma di che cosa si tratta: è un invito? Una richiesta? Una supplica?

Possiamo leggere questa frase con toni di voce molto diversi e otterremo così significati diversi.

– Cercate di essere veramente giusti: sforzatevi di fare qualcosa che è complicato. Lo so che è dura, ma bisogna farlo, punto.

– Cercate di essere veramente giusti: non fate i cattivi, andate d’accordo… Fatemi questo favore…

– Cercate di essere veramente giusti: trovate una mediazione, siete grandi, cercate il modo per mettere in pratica ciò che è corretto.

Se allarghiamo lo sguardo, forse un primo aiuto lo troviamo nelle parole vicine. Prima di tutto: imparzialità di giudici e magistrati che svolgono un ruolo per tutti. Chi amministra la giustizia deve mantenersi estraneo a interessi di parte, deve evitare ogni discriminazione e ogni arbitrio. La cosa però non finisce qui. La giustizia non è materia di pochi, ma qualcosa di più articolato, qualcosa che chiede il coinvolgimento di tutte e tutti.

Tre esempi, tre consigli, chiari e senza età, ci vengono dati qui:

– Non bloccare il corso della giustizia. Riconosci che essa non proviene da te, ma che tu ne dipendi. È un fiume che porta vita, pace, opportunità. E deviando il suo corso sarai responsabile delle conseguenze.

– Non fare preferenze. Non “riconoscere la faccia” dice il testo originale. Resisti al rischio sempre concreto di chiudere un occhio o di aprirlo troppo quando hai di fronte una faccia che conosci bene, o quando la faccia è proprio la tua; tieni alta la guardia sul bene comune piuttosto che sull’interesse particolare.

– Non accettare regali. No a corruzione e bustarelle. Non permettere che ciò che è giusto sia acquistabile, vendibile, commerciabile.

Chi amministra la giustizia ha un compito fondamentale e ha il dovere dell’imparzialità, ma la chiamata alla giustizia è per tutti. La giustizia e la legalità sono garantite se chi ha dei ruoli di rilievo è onesto e non si lascia corrompere, ma anche, e solo, se tutto il popolo partecipa alla difesa di ciò che è equo, alla comprensione di ciò che è degno e giusto.

Quando questa consapevolezza viene meno è necessario riattivarla. Come popolo di Dio, unito nelle sue diversità, siamo chiamati a radunarci in questa presenza e in questa condotta. Praticare azioni concrete, non impedire e non ostacolare le piccole o grandi azioni di giustizia. Non frammentare la giustizia in tante giustizie per poterle contrapporre l’una contro l’altra, per fare preferenze. Perché dietro la giustizia c’è l’ingiustizia, che è ciò che dobbiamo denunciare e combattere, e dietro l’ingiustizia c’è la sofferenza. E fare le classifiche delle sofferenze provoca dolore, è disonesto e pericoloso.

Ma sapete qual è la cosa che trovo più sorprendente? Che allargando ancora di più lo sguardo possiamo vedere il contesto in cui il nostro passo è inserito, cioè quello della festa. Dio istituisce e organizza tre feste annuali: quella di Pasqua, quella delle Settimane e quella delle Capanne. Tutte occasioni per celebrare la presenza di Dio che libera dalla schiavitù, e farlo non in solitudine o tra pochi, ma insieme a figli e figlie, servi e serve, stranieri, orfani, vedove…

La pratica della giustizia è parte della festa con Dio e dipende da essa. Una festa che non è circoscrivibile, che non può essere fatta solo da alcuni alle spese di altri. La festa è un’occasione per presentarsi davanti a Dio non a mani vuote, ma a mani piene. Presentiamoci allora a Lui con ciò che siamo e ciò che abbiamo, con le nostre forze e con le nostre fragilità, ma anche con il forte desiderio di non voler mai deviare o vendere la sua giustizia. Amen.

(Stefano D’Amore, Riforma, 25 gennaio 2019)

 

PREGHIERA

Rendici, Signore, testimoni della tua buona notizia: aperte, fiduciosi, fraterne, conquistati dalla gioia del tuo Spirito.

Rendici capaci di cantare alla vita, di accogliere il mistero, di annunciare con allegria il tuo Regno.

Rendici capaci di cercare la pace in ogni tempo di violenza, di scoraggiamento; di affrontare le situazioni difficili, ambigue ed equivoche; di portare la consolazione e la speranza tra chi soffre e piange.

Rendici esperti nello sciogliere i nodi e rompere le catene, nel curare ferite e nel dare tenerezza, nell’aprire solchi e lanciare semi, nel mostrare la verità, nel difendere la giustizia, nel mantenere viva la speranza.

Concedici di essere testimoni della tua buona notizia, e della gioia e della festa che essa genera.

Amen