WESTMINSTER-ADISTA. Come nel 2012, anche quest’anno il cardinale arcivescovo di Westminster, Vincent Nichols, ha officiato una messa d’accoglienza delle persone Lgbt, con genitori e famiglie. La celebrazione è avvenuta domenica 13 gennaio (festa del Battesimo del Signore) nella chiesa dei gesuiti cosiddetta di Farm Street (la chiesa dell’Immacolata Concezione).

Nell’omelia, il cardinale ha richiamato l’identità radicale di tutti i cristiani con il loro battesimo, un’identità che trascende tutte le altre. La comunità ecclesiale, formata dall’unità battesimale, è radicata nell’amore, e questo è vissuto in profondi impegni di amicizia, incluso il matrimonio e la vita familiare.

Riprendendo la sua recente Lettera pastorale per la Festa della Santa Famiglia (Pastoral Letter for the Feast of the Holy Family 2018), datata 30 dicembre, ha parlato del concetto di “essere a casa”. «Nel suo ovvio senso», ha spiegato, «significa essere nel cerchio in cui siamo nati, dove sono riunite le generazioni di cui facciamo parte. Tuttavia, “a casa” significa anche celebrare tutto l’amore e le amicizie che ci sostengono. Comprende anche abbracciare le importanti scelte di vita che abbiamo fatto, i doveri della fedeltà e le sue grazie».

La Festa della Sacra Famiglia, ha aggiunto, «è un momento per ringraziare Dio per la famiglia, le famiglie, a cui apparteniamo, siano legami di carne e sangue, legami di amicizia o vincoli creati da impegni liberamente assunti, comprese le promesse di vita religiosa. La parola “famiglia”, quindi, è in grado di includere molti modelli e dimensioni di vita diversi».

Dopo la Messa, il cardinale si è intrattenuto con gli Lgbt cattolici, salutandoli come un segno importante dell’accoglienza e dell’inclusione che realizza la diocesi, e non solo come individui ma come una comunità identificabile che è “a casa” nella Chiesa.

 

Adista, 17/01/2019