L’islam e la buona politica, a partire dall’economia. La zakat, l’imposta coranica, è strumento di lotta alla povertà.

Quando osserviamo il panorama della vita economica e politica del mondo moderno troviamo inequivocabilmente una situazione di iniquità e disuguaglianza nella distribuzione delle ricchezze sia su scala mondiale che in ogni singolo stato.

“Da nuove stime risulta che otto persone possiedono da sole la stessa ricchezza della metà più povera dell’umanità. La crescita va a vantaggio dei più ricchi mentre il resto della società soffre, in particolare i poveri. Sono la natura stessa delle nostre economie e i principi alla base dei nostri sistemi economici ad averci portato a questa situazione estrema, insostenibile e ingiusta. La nostra economia deve smettere di remunerare eccessivamente i più ricchi e iniziare a operare a vantaggio di tutti.” (Dal rapporto Oxfam 2017 intitolato, Un’economia per il 99%).

A tal riguardo e per porre un freno a questa iniquità gravissima, la dottrina coranica, che dà la giusta rilevanza sia alla vita spirituale che a quella sociale dell’essere umano, ha stabilito una visione del mondo e della vita come un insieme indivisibile. Ecco di seguito, alcuni versetti utili per comprendere l’idea coranica di buona economia.

“Coloro che credono nell’invisibile, assolvono all’orazione e donano di ciò di cui Noi li abbiamo provvisti…”, Sura II, vers. 3: tale versetto lega la preghiera al comportamento economico degli individui e insieme questi costituiscono la vera testimonianza di fede.

“O voi che credete, temete Allah e rinunciate ai profitti dell’usura se siete credenti.” – Sura II, vers. 278. “Allah vi ordina di restituire i depositi ai loro proprietari e di giudicare con equità quando giudicate tra gli uomini. Allah vi esorta al meglio. Allah è Colui Che ascolta e osserva”, Sura IV, vers. 58.

“O voi che credete, quando contraete un debito con scadenza precisa, mettetelo per iscritto; che uno scriba, tra di voi, lo metta per iscritto, secondo giustizia”, Sura II, vers. 282.

Nella vita politica l’islam ha dato tanti insegnamenti e valori fondamentali: “O Davide, abbiamo fatto di te un vicario sulla terra: giudica con equità tra gli uomini e non inclinare alle tue passioni, ché esse ti travieranno dal sentiero di Allah. In verità coloro che si allontanano dal sentiero di Allah subiranno un severo castigo per aver dimenticato il Giorno del Rendiconto”, Sura XXXVIII, vers. 26.

Oltre che la vita economica e politica, l’Islam tratta allo stesso modo la vita sociale e, in modo particolare, l’ambito familiare, chiedendo il massimo rispetto per i genitori: “Il tuo Signore ha decretato di non adorare altri che Lui e di trattare bene i vostri genitori. Se uno di loro, o entrambi, dovessero invecchiare presso di te, non dir loro uff! e non li rimproverare; ma parla loro con rispetto, e inclina con bontà, verso di loro, l’ala della tenerezza; e di’: O Signore, sii misericordioso nei loro confronti, come essi lo sono stati nei miei, allevandomi quando ero piccolo”, Sura XVII, vers. 23-24. Quindi basandosi su questi fondamenti, l’islam ha stabilito un ordinamento sia politico che sociale ed economico.

LA DECIMA

Dopo questa premessa, vorrei presentare uno dei cinque pilastri dell’islam (i pilastri della ritualità islamica che comportano i maggiori obblighi per il credente). È il terzo pilastro: la zakat, che possiamo definire come la decima oppure la tassa coranica. Un pilastro che rappresenta una risposta efficace contro questa situazione mondiale di sfruttamento, di disuguaglianza e di accumulo continuo delle ricchezze nelle mani sempre dei più ricchi.

La zakat è prima di tutto un termine coranico che significa in arabo la purificazione. Essa è pertanto una purificazione dall’avarizia, dall’egoismo e dall’amore del denaro; è anche una purificazione della ricchezza del credente da ciò che non gli spetta (la parte del suo patrimonio che spetta alla società: e precisamente ai poveri e ai bisognosi): “Preleva sui loro beni un’elemosina, tramite la quale, li purifichi e li mondi e prega per loro.”, Sura IX, vers. 103.

Essa è un obbligo per chi è in grado di avere dei risparmi dopo le sue spese normali della vita, se questi raggiungono un certo livello minimo (nisab): tale soglia è, nei giorni nostri, di circa 3.000 euro. Pertanto, chi risparmia per un anno 3000 euro o più, ha l’obbligo islamico di dare un percentuale del 2.5% dei suoi risparmi.

La zakat si preleva da tutti i tipi di beni e di ricchezze soggetti a crescita e guadagno (ad esempio, l’immobile in cui si abita non è soggetto a zakat).

L’islam tende sempre a distribuire le ricchezze tra il più gran numero di persone, e combatte in tutti i modi l’accumulo delle risorse: questo lo troviamo esplicito nel versetto coranico: “Agli orfani, ai poveri e al viandante diseredato, cosicché non sia diviso tra i ricchi fra di voi.” Sura 59 – vers. 7.

Per questo il Corano è pieno di inviti alla beneficenza, a donare e ad essere generosi nei confronti dei poveri, dei bisognosi, degli orfani, e vieta lo spreco e l’uso eccessivo delle risorse. Vieta inoltre l’accumulo e il monopolio dei beni: “Annuncia a coloro che accumulano l’oro e l’argento e non spendono per la causa di Allah un doloroso castigo.” Sura 9 – vers. 34 (Spendere per la causa di Allah equivale a operare per il bene comune). Questo invito è generico e rivolto a tutti, ma nello specifico della zakat l’islam ha determinato con estrema precisione le regole per l’applicazione (cioè chi la deve pagare e a quali tipi di beni si applica).

I destinatari sono limitati e precisati nel versetto 60 di Sura 9 del Corano: “Le elemosine (la zakat) sono per i bisognosi, per i poveri, per quelli incaricati di raccoglierle, per quelli di cui bisogna conquistarsi i cuori, per il riscatto degli schiavi, per quelli pesantemente indebitati, per [la lotta sul] sentiero di Allah e per il viandante. Decreto di Allah! Allah è saggio, sapiente”.

Per capire il ruolo vero della zakat, dobbiamo ricordare che essa viene applicata a ricchi e benestanti, comunque a individui in grado di risparmiare una parte del loro reddito almeno pari alla nisab, mentre la fascia sociale che si trova ai margini o del tutto al di fuori dal circuito economico è la destinataria della zakat. La zakat è pertanto lo strumento previsto dall’islam per la redistribuzione della ricchezza, avendo come obiettivo primario la lotta alla povertà, ma anche una minore sperequazione sociale.

Normalmente è compito dello stato raccogliere e distribuire le risorse provenienti dalla zakat, come indicato dall’espressione: “Per quelli incaricati di raccoglierle”. Comunque, si tratta di un ente che si avvale di persone competenti che operano in questo campo da professionisti. Ma la zakat è comunque un obbligo individuale prescritto per ogni credente. Esso deve adempiere al suo obbligo anche in assenza dello stato o degli enti per la riscossione e dovrà cercare le persone aventi diritto alla decima per consegnare ciò che il suo Signore ha decretato.

Questo pilastro dell’ordinamento economico islamico è stato applicato durante i secoli dopo l’inizio dell’era islamica e ha segnato lunghi periodi di prosperità ed equità sociale. Si racconta, ad esempio, che nei tempi del Califfo Omar Ibn Abdelaziz (seconda metà del primo secolo del calendario islamico) vi fosse “difficoltà” a distribuire le raccolte della zakat, per mancanza di destinatari. Il benessere in quella società era talmente diffuso, che non si trovavano richiedenti della zakat. Ciò era dovuto alla gestione giusta ed equa dell’economia del paese, ma anche a questo strumento di redistribuzione delle risorse, gestito con un spirito di solidarietà sociale guidata dalla fede ancor più che dal senso del dovere. Fede che spinge l’individuo ad amare per il suo fratello ciò che ama per se stesso e il ricco ad essere solidale con i poveri intorno a lui, venendo incontro alle loro esigenze.

Nei nostri tempi, troviamo che la maggior parte degli stati a maggioranza islamica non applicano più questi principi come facevano prima della colonizzazione, soprattutto per l’influenza del modello capitalistico occidentale.

Ma vi sono state alcune esperienze positive in alcuni paesi come l’Egitto, il Pakistan, l’Algeria e il Sudan, sia come progetti governativi che come iniziative della società civile.

Queste esperienze hanno cercato di contribuire allo sviluppo tramite il finanziamento di micro o piccoli progetti economici a favore delle famiglie povere o tramite gli aiuti diretti agli orfani, le vedove, le donne senza familiari e a persone fortemente indebitate e impossibilitate a far fronte ai loro impegni.

Ci sono state delle iniziative di fondi di zakat che hanno finanziato la costruzione di scuole e unità sanitarie per i poveri.

Degna di nota l’esperienza della cassa della zakat in Algeria che fu fondata nel 2003 come iniziativa privata della società civile, e ha iniziato le sue attività di sostegno con un fondo raccolto poi distribuito ai poveri e ai progetti della cassa con una somma di (118.158.000 Dz). Nel 2011 aveva già raggiunto un fondo di (1.200.000. 000 Dz) .

Tuttavia, finché l’iniziativa non sarà presa in carico dallo stato, rimarrà inevitabilmente limitata nell’impatto sociale, anche se i risultati raggiunti incoraggiano l’ottimismo.

In conclusione, risultati significativi per una fascia sempre più ampia di popolazione, potranno essere raggiunti solo quando si riuscirà ad applicare un sistema economico più umano che si basi sulla giustizia e la distribuzione equa delle risorse, avendo come priorità il sostegno alla povertà, o meglio, dove tutti hanno gli stessi diritti e le stesse opportunità, garantendo il minimo necessario per i più deboli.

(Ben Mohamed Mohamed, Presidente dell’associazione culturale islamica in Italia – Centocelle Roma, Mosaico di pace, gennaio, 2019, pag. 30-31.)