In questi giorni dedicati alla memoria del più orribile sterminio che la storia ricordi tutti (non so più se tutti…) ci commuoviamo, proviamo orrore e repulsione, non crediamo affatto che i cittadini tedeschi, o polacchi, o austriaci possano aver ignorato l’esistenza vicino alle loro case di forni crematori, di lager, di ghetti.

Tutti siamo convinti che alla fine, in quei popoli, ci fosse un assenso totale alle “gesta” del capo. Altrimenti come avrebbero potuto non sentire l’odore di morte che si levava dai comignoli? Come avrebbero lasciato passare i convogli bestiame carichi di gente implorante? Come avrebbero potuto tollerare che persone fino ad allora frequentate, rispettate e persino amate, fossero improvvisamente discriminate, rastrellate, derubate, picchiate, uccise sotto i loro occhi? Eppure, anche davanti alla condanna del mondo intero, ancora e ancora quegli uomini e quelle donne dissero e dicono, che non sapevano, che non avevano visto, che non potevano immaginare. Suscitando il nostro disprezzo.

Diremo anche noi così fra qualche anno quando (si spera!) la storia e la giustizia ci chiederanno conto di ciò che succede oggi ai confini d’Europa?

Diremo che non sapevamo che migliaia di migranti erano annegati in mare perché avevamo permesso ai nostri governi (eletti) di pseudo sinistra e di destra, di impedire alle navi di soccorrerli e portarli in salvo?

Diremo che non abbiamo visto gommoni al largo per settimane carichi di persone allo stremo ma rifiutate da chi, nel frattempo, dispensava quotidianamente foto di cibo buono, feste, tranquillità famigliare?

Diremo che non sapevamo che in Libia c’erano veri e propri lager verso i quali rispedivamo allegramente uomini e donne e bambini e ragazzi che preferivano rischiare la morte in mare piuttosto che farvi ritorno?

Diremo che non sapevamo dei campi profughi a ridosso della Macedonia dove 13000 disperati sopravvivono nel fango sperando di poter raggiungere il nord Europa mentre una serie di muri li tiene in ostaggio come animali destinati al macello?

Diremo che non sapevamo delle uccisioni a Misurata, del campo di Calais, dei naufragi sulle isole greche, di ragazzi appesi sotto i camion, nascosti in celle frigorifere, di case sgomberate con la forza, di sfruttamento schiavista del lavoro?

Diremo che non sapevamo della creazione di ghetti, potenzialmente esplosivi in ogni città? Diremo che non sapevamo che un decreto “sicurezza” sarebbe stato così pericoloso: gente abbandonata per strada, degrado, microcriminalità, risse?

Diremo che non si poteva pensare che Salvini l’avesse studiata a tavolino, puntando a suscitare ancor più odio e voglia di vendetta? Diremo che non sapevamo che saremmo stati costretti a ucciderli tutti. Con le nostre armi: per legittima difesa?

Ma chi ci crederà? Nell’ epoca in cui la notizia entra immediata nelle case, le immagini sono inequivocabili, i servizi e i reportage, per quanto “di parte”, non lasciano quasi nulla all’immaginazione. Quei volti, quelle storie, quelle mani, quelle lacrime tutti e dico tutti, le abbiamo viste. Con un minimo di immedesimazione tutti abbiamo potuto immaginare il dolore il disagio la disperazione di queste famiglie accampate, sedute su un gommone traballante, incamminate verso un imprevedibile destino.

No, nessuno ci crederà! Non si avranno alibi.

I nostri figli, i nostri nipoti si vergogneranno di noi e invocheranno una nuova Norimberga.

 

don Paolo Zambaldi