39680 AVELLINO-ADISTA. Il nuovo clima che si respira all’interno della Chiesa, anche di quella italiana, spira anche nella diocesi di Avellino. Lo dimostrano alcune importanti novità che riguardano don Vitaliano Della Sala, prete irpino da sempre guardato con diffidenza, se non con ostilità, dalle gerarchie ecclesiastiche per il suo impegno sul fronte civile e sociale e per la sua vicinanza alle tante categorie di persone (terremotati, migranti, lavoratori, lgbt, oppressi e perseguitati del Nord come del Sud del Mondo) in cerca di giustizia e diritti.

Don Vitaliano nel 2002 era stato sospeso a divinis da mons. Giovanni Tarcisio Nazzaro, abate-vescovo di Montevergine, sotto la cui giurisdizione ricadeva la parrocchia dove era parroco don Vitaliano. Il pretesto erano i suoi «contatti con movimenti che non sono in armonia con il Tuo stato sacerdotale»; la partecipazione «ad ogni manifestazione di dissenso, l’accusa di disobbedire al vescovo». In realtà probabilmente pesavano soprattutto pressioni vaticane su mons. Nazzaro, legate all’esigenza di punire don Vitaliano soprattutto per la partecipazione al World Gay Pride del 2000, durante il quale aveva accusato dal palco l’allora Segretario di Stato card. Angelo Sodano per il ruolo svolto in Cile durante gli anni della dittatura di Pinochet. Don Vitaliano fu poi successivamente “perdonato” da mons. Francesco Marino, allora vescovo di Avellino (sotto la cui giurisdizione nel 2005 era passata la parrocchia di Sant’Angelo a Scala, dopo che il territorio sotto la giurisdizione dell’abbazia di Montevergine era stato limitato al solo monastero ed al palazzo abbaziale). Don Vitaliano però non fu pienamente reintegrato nelle sue funzioni dal vescovo Marino: non gli venne infatti restituita la parrocchia da cui era stato rimosso, quella di S. Giacomo apostolo a Sant’Angelo a Scala; non gli venne data una nuova nomina a parroco. Fu fatto invece (2009) amministratore parrocchiale (che nel diritto canonico è una figura facente funzioni di parroco, senza però avere la titolarità della parrocchia) di S. Pietro e Paolo a Mercogliano, un paese vicino a S. Angelo, dove don Vitaliano era a tal punto amato dalla comunità che dopo la sua rimozione la popolazione aveva deciso in massa di non partecipare più alle funzioni religiose nella chiesa del paese, per poi cominciare a recarsi a Mercogliano, dopo che Vitaliano vi si era insediato. Dopo oltre quindici anni da quei fatti, ora don Vitaliano è di nuovo parroco. E parroco due volte: è stato infatti recentemente nominato dal vescovo di Avellino mons. Arturo Ajello (dal 2016 succeduto a mons. Marino, ora vescovo di Nola) parroco della chiesa che da anni reggeva come amministratore parrocchiale, e che si trova nel borgo di Mercogliano; ma è parroco anche dell’altra parrocchia presente nel paese, quella dell’Annunziata, di costruzione più recente e più popolosa. È caduto anche l’“interdetto” a celebrare a Sant’Angelo a Scala che non il vescovo, ma uno dei parroci che era succeduto a don Vitaliano aveva stabilito; e che gli impediva di fatto di celebrare nel paese dove era stato prete per oltre dieci anni.

Mons. Ajello ha inoltre nominato don Vitaliano Della Sala vice direttore della Caritas diocesana di Avellino. Vitaliano, alla proposta di questo incarico, aveva inizialmente opposto la sua riserva, legata alla difficoltà di occuparsi di relazioni istituzionali. Poi però il vescovo ha chiarito che il suo sarebbe stato un ruolo “di strada”, a contatto cioè con gli emarginati e i loro bisogni concreti.

Una riabilitazione a tutti gli effetti, insomma, di quello che per tanti anni è stato considerato un “prete-contro”. Ma certo non contro il Vangelo.

(Valerio Gigante, Adista Notizie n° 5 del 09/02/2019)