La pelle giusta è la pelle bianca, è bianco chi ha potere e benessere, chi ne è privo – bosniaci o albanesi, zingari o africani – è nero e appare inquietante.

L’ossessione e la paura degli “altri” è il tratto che caratterizza gran parte dei settemila temi raccolti da Paola Tabet in una ricerca condotta presso centinaia di scuole italiane, elementari e medie, dal Veneto alla Sicilia.

L’età dei bambini coinvolti, l’immediatezza e la forte carica emotiva dei loro lavori, che non si nascondono dietro l’ipocrisia e l’ostentazione dei buoni sentimenti, mettono definitivamente in crisi l’affermazione per la quale “gli italiani non sono razzisti”.

 

Tema: “Se i miei genitori fossero neri”

 

Schifo-vergogna:

“Se i miei genitori fossero neri e io bianco sarebbe disgustoso stare vicino a loro. Io penso che i negri non siano uguali a noi ne per il colore della pelle, ne per la lingua, ne per le loro capacità. Se i miei genitori fossero davvero negri, andrei ad abitare da mia nonna, perché i negri non mi piacciono. Quando tornerei a casa li caccerei, perché puzzano.”

(Fano, Pesaro, III elementare)

“Siamo molto puliti, mio padre, mia madre, io e mia sorella e siamo contenti di essere bianchi.”

(Roma, via Balzani, III elementare)

“Se i miei genitori fossero neri sarebbero brutti e non simpatici.Li odierebbero tutti e loro sarebbero costretti a stare in casa. Qualche volta sporcherebbero il letto perché sono quasi sempre umidi e mia mamma se ha la pelle umida sporcherebbe anche il mangiare.”

(Arezzo, II elementare)

 

Rifiuto:

“Se i miei genitori fossero neri li butterei fuori di casa perché sono troppo brutti. Fossi nero mi ammazzerei.”

(Milano, V elementare)

 

La rappresentazione dell’Africa:

“Mi dichiaro fortunata perché non sono africana e non vorrei mai esserlo esserlo.”

(Torino, V elementare)

“Se vivessi in un paese dell’ Africa mi immagino di essere un cannibale che va a caccia di animali…mi farei una capanna con legni e foglie…abiterei davanti al Nilo…non caccerei col fucile ma con la lancia.”

(Siena, III elementare)

“Sarei povero e invece di andare coi vestiti invece hanno una specie di costume. E mangiano per terra e ci sono i leoni, e ce tanta erba e hanno la pelle scura. E scrivono sulle rocce, e sono poveri. Perchè è un paese povero. Giocano con la sabbia.”

(Roma, I elementare)

“…Hanno gli stracci addosso di pelle di bue e di cervo, di capre e non hanno la casa. E hanno dei grandi lucertoloni.”

(Ferrara, I elementare)

“Se i miei genitori fossero neri non conoscerebbero gli elettro domestici come la tv, il frigo, la lavatrice… perché in Marocco non hanno tutte le comodità che vogliono… come abbiamo in Italia. In un documentario…”

(Siena, IV elementare)

(tratto da Paola Tabet, La pelle giusta, Torino, Einaudi, 1997)