Cosa dirà la gente (23 marzo 2019, ore 20.30, Tre Santi)

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Cosa dirà la gente


(Norvegia, 2017) di Iram Haq – dur. 106’

con Maria Mozhdah, Adil Hussain, Ekavali Khanna, Rohit Saraf, Ali Arfan, Sheeba Chaddha.

 

Trama: Il film mostra l’educazione repressiva all’interno di una famiglia pakistana emigrata in Norvegia ai tempi d’oggi. Nisha è una sedicenne che vive a Oslo che, come i suoi coetanei, studia, ascolta musica, manda messaggini con lo smartphone. Un’età la sua dove non si è ancora adulti ma si vuole vivere la propria libertà. Come la generazione occidentale di mezzo secolo fa, Nisha dice bugie e tende a fare piccole cose di nascosto perché l’educazione genitoriale è molto severa…

Premi: Vincitore di 13 premi internazionali più 11 nomination.

Così la critica:
Alessandra Levantesi (La Stampa)
Capita che il cinema precorra i temi dell’attualità, ed è infatti impossibile vedere “Cosa dirà la gente” senza pensare alla tragedia di Sana, pakistana di Brescia in sospetto di essere stata sgozzata dai familiari per aver abbracciato i valori occidentali. Sullo schermo non si arriva a tanto, ma comunque è una vera e propria forma di violenza quella subita dalla sedicenne Nisha.

Fabio Ferzetti (Il Messaggero)
Ci sono film così vicini alle cronache da rischiare di esaurirsi in un banale effetto di rispecchiamento: ecco cosa succede, visto da vicino. Altri invece, più problematici, illuminano ciò che accade in profondità. “Cosa dirà la gente” appartiene alla seconda categoria anche se è così diretto, brutale (e coraggioso) da poter esser preso per un semplice film-denuncia. Normale: la regista, la pakistano-norvegese Iram Haq (su 5 milioni di norvegesi 50 mila sono di origine pakistana), ex-attrice, classe 1976, ha elaborato a lungo una storia che conosce bene per averla vissuta a 14 anni. (…)

IRAM HAQ
Pakistan, 1976
Nata in Pakistan, si trasferisce in Norvegia. Studia alla Westerdals School of Communication di Oslo e per diversi anni lavora come attrice teatrale, cinematografica e televisiva. Nel 2004 si fa notare come sceneggiatrice di ‘Old Faithful’, presentato a Venezia. L’esordio registico avviene con il corto ‘Little Miss Eyeflap’ (2009, premiato in molti festival internazionali, tra cui il Sundance). ‘I am yours’ (2013) è il suo primo lungometraggio: candidato dalla Norvegia agli Oscar e premiato ai festival di Toronto e Lubecca, è la storia di una giovane ragazza madre pachistana che cresce da sola il figlio, non si sente gradita e ha difficoltà ad affrontare le avversità. Per l’autorevole rivista Variety è un esordio di valore assoluto. ‘Cosa dirà la gente’, suo secondo lungometraggio, ne è un ideale prolungamento. “La pressione sociale – ha detto la stessa regista – gioca un ruolo più importante. Viene posto l’accento sui conflitti culturali, ma anche generazionali. La mia eroina vorrebbe avere dei buoni rapporti con i genitori e allo stesso tempo vivere come i giovani norvegesi della sua età. Le tradizioni a cui la sua famiglia è attaccata non le permettono di spiccare il volo: in questo ambiente la preoccupazione per quello che verrà detto è primordiale, ed è faticoso e frustrante dover rispettare delle regole imposte da altri”.