Per anni ho ritenuto che fosse opportuno minimizzare. Detesto il vittimismo che alligna fra i ben pasciuti. Mi sono fatto scrupolo, ogni volta, di ricordare che sono diventati altri (nell’ordine: i rom, gli africani, gli arabi) i principali bersagli del pregiudizio e della violenza razzista. Magari con i medesimi stilemi usati in precedenza contro gli ebrei.

Per farla breve, agli amici che mi consigliavano di denunciare alla polizia postale le migliaia di insulti rivolti contro la mia persona, in quanto ebreo, ho sempre risposto che preferivo lasciar perdere. Lettere anonime minacciose ne ricevo da quando lavoro in televisione, ci ho fatto il callo. Poi è arrivato internet e, si sa, è stata la festa grande di chi finalmente poteva sfogarsi a inviare in forma anonima uno “sporco ebreo”.

Se adesso scelgo di riflettere con voi sul campionario di questi insulti, è per la sistematicità argomentativa cui sono pervenuti, delineando una visione del mondo in cui l’antisemitismo torna ad assumere il ruolo di collante.

Sotto una mia qualsiasi presa di posizione su Facebook o su Twitter, potrete trovare scritto: «Tornatene al tuo paese», riferendosi il più delle volte a Israele, ma anche al Libano (per la cronaca, sono cittadino italiano). «Parli così perché sei un servo di Soros», ma anche, in alternativa, «giudeo-comunista». Spessissimo: «Perché non ti preoccupi dei palestinesi di Gaza invece di farci la predica sugli immigrati?». Ma anche: «Traditore del tuo stesso popolo ebraico, stai con gli arabi solo perché ti conviene». «Se gli italiani non ti piacciono, restituisci il passaporto, apolide che non sei altro». «Sionista». «Globalista». «Immigrazionista». Tralascio i riferimenti più scontati alla forma del mio naso, al benessere economico che avrei acquisito grazie a subdoli privilegi, alle mie amicizie tra i potenti. In percentuale, direi che circa un quarto dei commenti a me indirizzati fanno riferimento diretto o indiretto al mio essere ebreo.

Sinceramente devo aggiungere che tali manifestazioni di ostilità sul web non trovano riscontro nella mia vita quotidiana: giro tutti i giorni a piedi, in metropolitana, in treno, vado allo stadio, vengo riconosciuto senza che mai mi siano rivolte frasi di questo tenore. Prendessi sul serio l’immondezzaio web nei riguardi della mia persona, dovrei invocare la protezione di una scorta. Me ne guardo bene. Come premesso, so di correre molti meno rischi di un immigrato senegalese, oggi in Italia.

Però la dimensione trasversale, da destra a sinistra, dal pentaleghismo alle comunità islamiche, di questo ritorno dell’ebreo additato come fulcro di cospirazioni universali a danno del popolo, questa sì va presa molto sul serio.

 

(Gad Lerner, Nigrizia, 20 marzo 2019)