Con un padre affetto da bipolarismo e una madre schizofrenica, Rachel Moran ha conosciuto presto la fatica di trovare un baricentro. Ma il peggio è arrivato quando, per sfuggire alla condizione di senza tetto, a 15 anni ha cominciato a prostituirsi nelle strade di Dublino. Da quel baratro è uscita sette anni dopo, si è laureata in giornalismo, ha avuto un figlio, ma il passato continuava a pesare. Doveva e voleva capire, così ha scritto. Ha impiegato più di dieci anni per raccontare in un libro che cos’è davvero la prostituzione. Pubblicato in Irlanda, Usa e Germania, sostenuto da studiose, femministe e personaggi come Jane Fonda e Jimmy Carter, Stupro a pagamento. La verità sulla prostituzione (Round Robin Editrice, pp. 390, euro 16 – traduzione di Ilaria Maccaroni e Chiara Carpita) è da poco uscito in Italia dove l’autrice arriva per presentarlo in due incontri organizzati da Resistenza Femminista: il primo domani a Milano presso la Casa dei Diritti, il 12 a Roma alla Casa Internazionale delle donne.
Senza fare sconti nemmeno a se stessa, Moran racconta che cosa significa essere usate a pagamento e attacca chi vorrebbe normalizzare e legalizzare la prostituzione. Da anni si batte perché sempre più paesi adottino il modello nordico votato in Svezia nel 1999, l’unico grazie al quale il mercato del sesso è diminuito perché punisce l’origine del problema, la domanda, ovvero i clienti.

Lei scrive: «Gli uomini compiono sempre violenza sessuale nella prostituzione e la maggior parte ne è consapevole». Come è arrivata a questa certezza?
L’ho capito sentendo il mio corpo usato come un oggetto masturbatorio da migliaia di uomini che, ovviamente, sanno che il sesso che acquistano è indesiderato, altrimenti non lo pagherebbero. L’utilizzo di contanti per comprare l’ingresso dentro il corpo di qualcun altro è un atto di violenza sessuale in sé e per sé. Lo so perché l’ho vissuto e visto succedere a molte altre, e non tutte sopravvivono. Ho l’obbligo di dire la verità sui danni che gli uomini fanno alle donne quando, per il loro egoismo sessuale, sono disposti a trattare altri esseri umani come bambole viventi e respiranti. Questi uomini sanno perfettamente il male che fanno. Per questo nessuno di loro desidera che le loro madri, sorelle e figlie entrino nei bordelli.

Tre le tipologie di clienti che  indica: quelli che preferiscono credere che lo stupro non sia stato commesso; quelli che ne sono consapevoli, ma non cambiano; quelli che lo sanno e se ne compiacciono perché traggono dallo stupro un enorme piacere sessuale. Fra queste categorie ce n’è una peggiore dell’altra?
L’ultima, ovvero gli uomini che calpestano la volontà di una donna, sono i più duri da affrontare per la semplice ragione che, emotivamente e psicologicamente, è più doloroso essere lese da qualcuno che ti danneggia deliberatamente. Tuttavia, a nessuno verrebbe in mente di chiedere a un muratore, per esempio, se lo ha ferito di più chi gli ha pestato i piedi, chi ha volontariamente messo in pericolo la sua sicurezza o chi gli ha dato un pugno in faccia.
Al contrario, queste distinzioni si applicano alla prostituzione. Siamo spinti dai lobbisti pro-prostituzione a pensare che questo sia un mestiere come un altro. La verità è che le donne prostituite hanno subito migliaia di incidenti di sesso indesiderato e hanno dovuto elaborare i traumi che ne conseguono. Questo spiega perché nella prostituzione i tassi di Ptsd (Disordini da stress post traumatico, n.d.r) siano più alti che fra i veterani di guerra.

Che ruolo ha il denaro?
Funge da silenziatore e chi ne è coinvolto ne è ben consapevole. Il denaro è il risarcimento del sesso indesiderato, e quando sei stato compensato per il sesso indesiderato non hai il diritto di lamentarti. Il sesso nella prostituzione non è solo abusivo, ma è abuso che per contratto si è obbligate a ignorare. Il denaro ha un ruolo simbolico, ma anche la funzione di ridurre al silenzio. In questo senso, la vergogna per la colpa si aggiunge alla lesione originale.

In Germania e Olanda la prostituzione è legalizzata. Che rischi ci sono in quei modelli?
La Germania è come un girone infernale. Lì ho incontrato donne così traumatizzate dalla prostituzione che non riuscivano nemmeno a parlare. Ho visto cartelloni sulle strade che reclamizzano «Una donna, una birra e una salsiccia al sangue». Le donne sono vendute insieme a pacchetti menù. I bordelli sono palazzi di dodici piani costruiti per ospitare mille uomini al giorno e offrono donne a prezzi ridotti per pensionati e disoccupati. Ci sono prostitute offerte e tasso fisso, l’equivalente di «Mangia quanto vuoi allo stesso prezzo», a tariffe forfettarie che permettono di usare tutte le donne che si vogliono quante volte si vuole, a «pacchetti banda» dove numerosi uomini arrivano insieme e usano il corpo di una o più donne come un branco di selvaggi.
Per quanto riguarda l’Olanda, il sindaco di Amsterdam ha chiuso metà del distretto a luci rosse per la criminalità rampante e incontrollabile. Le donne che vivono lì e nei dintorni dicono che camminare per strada è un’esperienza intimidatoria perché sono trattate come materie prime. È il risultato della riduzione di una classe di donne a oggetti sessuali e, inevitabilmente, colpisce tutte quante.

Come mai è così difficile eliminare la prostituzione?
L’egoismo sessuale maschile è responsabile della prostituzione che è più un’istituzione che un’industria. Il suo nucleo è la domanda di disponibilità sessuale femminile. La prostituzione è molto più vecchia del capitalismo, anche se il capitalismo l’ha facilitata. La gente dice che la povertà è responsabile della prostituzione. Non è vero. La povertà è responsabile della capitolazione delle donne alla prostituzione, è la forza trainante della collusione femminile con il proprio sfruttamento, ma non è la principale causa. I responsabili sono quegli uomini disposti a saziare il loro egoismo sessuale disumanizzando le donne come prodotti da comprare per i loro appetiti.

Perché in Svezia la legge ha funzionato?
Guido l’organizzazione Space International (Sopravvissute all’abuso della prostituzione che chiedono di illuminare l’opinione pubblica, n.d.r).
Chiediamo venga fatta luce sulla realtà perché sappiamo che se ciò non accade nulla cambierà. In Svezia la prostituzione è stata riconosciuta come forma di abuso sessuale commerciale e le persone, soprattutto le femministe, hanno fatto battaglie lunghe e difficili per ottenere la criminalizzazione dei clienti. La legge è neutrale dal punto di vista dei generi e una donna che acquista sesso è altrettanto colpevole ma, sorpresa, in 18 anni non ne è mai stata trovata una.
La legge lì ha funzionato e il mercato si è ridotto perché la prostituzione non è tollerata socialmente. I giovani oggi tendono a considerare l’acquisto di sesso come un comportamento perdente e questo ha reso la Svezia una società di genere più equa.