Una colonna infinita di camion con i cassoni colmi di rifiuti nerastri, dal fetore nauseante, pronti ad essere fatti sparire nel ventre delle risaie. E’ la fotografia della Lomellina di queste settimane, sommersa da milioni di quintali di fanghi. Campi, paesi e strade invase da un corteo che utilizza la Lomellina come una vera discarica della parte solida dei reflui dei depuratori. Un giro di milioni e milioni di euro l’anno che porta in Lomellina un vero record mondiale di rifiuti smaltiti nel terreno destinato a produrre cibo. Perché sia chiaro che basta spostarsi di pochi chilometri per scoprire che di fanghi non c’è neppure l’ombra.

Intanto in tutta la Lomellina si vive immersi in un odore nauseante di pesce marcio, segnale inconfutabile che questa immensa massa di rifiuti porterà i suoi sgraditi contenuti nei piatti dei consumatori e nella falda idrica. Nei giorni scorsi, quando la molestia olfattiva è stata più violenta, non è mancata anche la protesta. La prima scintilla del dissenso e della rabbia è scoccata, neanche a dirlo, sui social. Su Facebook si è potuto leggere di tutto. Poi il coro si allargato con la presa di posizione del “Comitato No ai fanghi in Lomellina” e del consigliere comunale di minoranza Giuseppe Abbà.

Oltre alla puzza anche le strade sono state invase dai camion carichi di fanghi, mezzi pesanti che circolano su strade già disastrate dai buchi e ridotte a gruviera anche a causa dal passaggio di questi bisonti. Oltre il danno anche la beffa. 

Il mondo della politica ha voluto dei cartelli stradali per dire che la Lomellina è terra di risaie, castelli e cultura. Nei fatti della terra delle risaie il territorio è riconosciuto come la terra dei fanghi.

E non solo.

Con inaudita aggressività nel corso degli anni le autorità preposte alle decisioni politiche e amministrative hanno dato il via libera a decine di impianti ad elevato impatto ambientale.

Dall’enorme raffineria Eni di Sannazzaro alla discarica di amianto di Ferrera, dalla nuova colata di rudo in arrivo al termodistruttore di Parona al camino della Sit di Mortara, dalla discarica sempre più grande di Albonese alla centrale a biomassa di Olevano. Infine l’incredibile quantità di fanghi che viene smaltita nel terreno destinato ad accogliere  l’ex oro bianco della zona. Il vero problema dei fanghi in Lomellina deriva dalla quantità esagerata di fanghi che viene smaltita.

Dunque non una demonizzazione, ma un semplice conto matematico che dimostra come il territorio sia ormai saturo di ogni tipo di veleno. In attesa che norme nazionali e regionali vengano cambiate, anche i sindaci potrebbero fare qualcosa di più. A partire dall’introduzione, all’interno del piano di governo del territorio, della distanza di rispetto di almeno 500 metri dalle abitazioni.

 

(Luca Degrandi, ilnuovolomellino.it, 20 Febbraio 2019)