Domani a La Rioja, in Argentina, mons. Enrique Angelelli sarà proclamato beato, in un rito presieduto dal prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, card. Angelo Becciu, e accompagnato dalle piazze che acclamano i martiri, “morti per il popolo, santi del popolo”. Insieme ad Angelelli, saranno beatificati due suoi sacerdoti, Carlos de Dios Murias e Gabriel Longueville, e il laico Wenceslao Pedernera. Il vescovo di La Rioja morì per mano della dittatura di Videla, in un finto incidente stradale, il 4 agosto 1976, proprio mentre rincasava in seguito alla celebrazione in memoria di Carlos, Gabriel e Wenceslao, assassinati il 18 luglio precedente.

I “Martiri di La Rioja”, ha spiegato a giugno 2018 l’attuale vescovo della diocesi e postulatore della causa di beatificazione mons. Marcelo Donato Colombo, «hanno lavorato insieme per il Regno di Dio e insieme hanno dato la vita per il popolo di Dio. Carlos Murias è un frate francescano conventuale, entusiasta, pieno di vita, che viveva e vibrava con il magistero di Angelelli, prendendo parte alle sue sfide pastorali nei Llanos de La Rioja; Gabriel Longueville è un sacerdote diocesano francese della diocesi di Viviers, con una preziosa esperienza di vita ministeriale lì che poi mette a disposizione del popolo argentino, prima a Corrientes e poi a La Rioja. In Angelelli trovò un amico e un testimone credibile che arricchì la sua comprensione del mondo dei poveri, in particolare la religiosità popolare e la capacità dei poveri di portare avanti la loro vita in mezzo a tanta sofferenza e limitazioni. Gabriele e Carlos sono cresciuti in amicizia e collaborazione pastorale nella parrocchia Chamical e insieme sono stati rapiti e uccisi. Wenceslao era un lavoratore rurale che si innamorò di Cristo e del suo Vangelo da adulto, per “contagio” di sua moglie che lo avvicinò alla vita di fede. Quando ha incontrato Cristo, lo ha seguito con tutto il cuore impegnandosi per un mondo migliore, solidale con i contadini e i propri vicini. Wenceslao Pedernera venne invitato da Angelelli a lavorare e ad animare il modello cooperativista cristiano. I quattro erano animati da questo spirito cristiano di servizio totale» e partecipavano «ad uno stesso progetto ecclesiale».

Se è vero che la giustizia civile ha impiegato decenni per riconoscere l’omicidio di Angelelli, è vero anche che, dopo tante resistenze in seno alla Chiesa cattolica, la beatificazione di Angelelli rappresenta un esito della volontà di papa Francesco, che l’8 giugno 2018 ha riconosciuto il martirio. La “teologia del popolo”, l’opzione per i poveri e i diseredati, l’opposizione alla violenza politica e al pugno duro dei militari, l’isolamento nell’ambito della Chiesa locale, le accuse di “marxismo”, le minacce e l’assassinio ordito dai vertici dell’esercito sono tutti elementi che rendono la parabola esistenziale e pastorale di Angelelli, tanto in vita quanto dopo la morte, molto simile a quella di mons. Oscar Romero, nominato vescovo ausiliare di San Salvador nel 1970, ucciso da un sicario il 24 marzo 1980 e canonizzato il 14 ottobre 2018.