“Sto scrivendo da un bellissimo monastero carmelitano a Snagov in Romania, dove sono venuta per parlare ad un incontro di Andante – l’Alleanza europea degli organismi cattolici delle donne….

Il mio contributo è intitolato “La Chiesa del futuro: una casa per sperare?” In esso, rifletto su cosa significhi per le donne costruire la chiesa di domani, come casa inclusiva e accogliente per tutti. Chiedo anche che cosa questo significhi nel contesto della chiamata di Papa Francesco a prendersi cura di Madre Terra, “la nostra casa comune” nella sua enciclica Laudato Sii.

Questo lavoro di costruzione di un futuro condiviso non può avvenire senza il rispetto delle differenze culturali e storiche. Il papato di Francesco è stato caratterizzato da un nuovo rispetto per il principio di inculturazione, e ci ricorda ripetutamente l’importanza delle comunità locali, delle culture e delle tradizioni per creare il senso incarnato di una fede radicata nella storia e plasmata da diversi contesti. Le donne che si riuniscono in questo splendido monastero sono la prova della necessità e della sfida di accogliere queste diverse realtà. Per quelle dell’Europa orientale, i ricordi di persecuzioni sotto regimi comunisti stanno a significare che la Chiesa è ancora vista spesso come la custode di una verità vitale, insita nei suoi insegnamenti e nei suoi sacramenti, che non devono essere messi in discussione. Per quelle di noi abituati a un approccio più critico e stimolante, ciò richiede ascolto e apprendimento attenti e pazienti, mentre esploriamo insieme cosa significa costruire la chiesa di domani.

I recenti avvenimenti hanno riacceso la consapevolezza di quanto profondamente il cattolicesimo sia incorporato nella nostra storia umana condivisa. La risposta all’incendio di Notre Dame ha rivelato il vasto significato simbolico del cattolicesimo per l’identità e la cultura europea. Gli attentati suicidi delle chiese nello Sri Lanka che hanno ucciso centinaia di persone che partecipano alle Messe di Pasqua ci ricordano che per molti nel nostro mondo di oggi, il cattolicesimo non riguarda l’estetica e la cultura ma un impegno fedele a seguire il Cristo crocifisso ovunque Egli conduca – fino alla morte e oltre.

Qui, in questo posto tranquillo, le donne provengono da tutto questo spettro cattolico. Alcune portano ricordi di persone amate perseguitate e martirizzate; altre portano quelle che possono sembrare preoccupazioni relativamente insignificanti sul ruolo delle donne nella Chiesa e la nostra esclusione dalle posizioni di leadership e rappresentazione sacramentale.

Tuttavia, mentre ci troviamo in questo momento critico della storia europea, non credo che si tratti di questioni separate. La Chiesa si trova di fronte a una scelta: continuare a percorrere il suo vecchio percorso androcentrico, dove di volta in volta si è ritrovata collusa con la guerra, il fascismo e la violenza, o diventare veramente una presenza materna di pace e guarigione nel mondo abbracciando la saggezza, l’esperienza e intuizione che le donne possono portare nel suo viaggio di pellegrino nel tempo.

Ecco perché oso sperare che questo piccolo gruppo che si incontra in un luogo tranquillo di preghiera e contemplazione non sia insignificante. Sotto l’arroganza e il clamore degli uomini che pretendono di parlare a volte come Dio, sono sempre le voci piccole e ferme che parlano dell’umanità redentrice di Dio all’umanità”.

 

tratto da: facebook.com/Donne-per-la-Chiesa

La teologa inglese Tina Beattie racconta l’esperienza che sta facendo in questi giorni in Romania per “Andante”, incontro europeo di donne cattoliche.

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