AIX-EN-PROVENCE-ADISTA. Favorevole all’ammissione di uomini sposati al sacerdozio, ma non a quello delle donne. Così si è dichairato mons. Christophe Dufour, arcivescovo di Aix-en-Provence, intervistato da France Bleu Provence il 22 aprile. «Il sacerdote – ha detto – non è un uomo sacro, né lo è il vescovo». «La fine della legge del celibato per tutti i preti sarebbe un modo per riportarci all’umanità ordinaria». Per contro, mons. Dufour pensa che «non avverrà mai l’ordinazione delle donne», alle quali tuttavia si potrebbero affidare «nuovi ministeri».

Nel giro di poco più di un mese, è il secondo vescovo francese che si esprime a favore dell’ordinazione sacerdotale di uomini precedentemente sposati, i cosiddetti probi viri. A marzo, mons. Pascal Wintzer, arcivescovo di Poitiers, si è richiamato – come ora il vescovo di Aix – alla necessità di “umanizzare” la figura del prete. «Penso che come nel caso delle Chiese cattoliche orientali – ha spiegato – si possano ammettere al sacerdozio uomini sposati. (…). Ciò cambierebbe la sacra concezione che si ha del sacerdote»: «in definitiva lo si vede come se non fosse un uomo, come se la sessualità non esistesse, come se ogni essere umano non fosse interpellato dalla sessualità. Avere sacerdoti sposati farebbe vedere i sacerdoti come come tutti gli altri. Penso che una delle ragioni dei crimini di abuso commessi contro bambini o donne derivi da questa concezione sacra del sacerdote». Mons. Wintzer ha anche precisato, tuttavia, che chi è già sacerdote deve rimanere fedele al celibato.

Com’è noto, papa Francesco è per il mantenimento della regola del celibato obbligatorio. Sull’aereo che lo riportava da Panama il 28 gennaio scorso, è stato drastico: «Personalmente – ha risposto alla domanda di un giornalista – penso che il celibato sia un dono per la Chiesa, non sono d’accordo che sia facoltativo. No». Ma evidentemente non è contrario all’ordinazione di uomini sposati. La questione sarà argomento del Sinodo panamazzonico che si svolgerà l’ottobre prossimo. Francesco aveva demandato agli episcopati della zona amazzonica già prima di indire il Sinodo di studiare figure che possano ovviare alla scarsità di preti e perciò anche al “digiuno” eucaristico cui sono costrette tante e tante comunità sparse nel vastissimo territorio amazzonico.