Ecco perché gli italiani non possono scegliere: il 70% sono analfabeti funzionali (sanno leggere ma non capiscono quello che leggono).

 

Leggendo uno studio (ISFOL – Rapporto PIAAC- OCSE 2013) sulle competenze linguistiche delle popolazioni europee e mondiali c’è da stropicciarsi gli occhi.

Soprattutto per quel che riguarda l’Italia, per molti stranieri (e non), metafora di cultura, arte e storia.

Vi si dichiara infatti che il 70% degli italiani è analfabeta funzionale.

Innanzitutto chiariamo la differenza tra analfabetismo strutturale e funzionale.

Il primo si riferisce all’ incapacità di leggere e scrivere ed è, oggi, ampiamente sconfitto.

Il secondo, invece si riferisce all’ incapacità di “interpretare” un testo, anche il più semplice.

La ricerca definisce cinque livelli di competenza.

Il livello 1 e 2 non sono sufficienti per comprendere chiaramente ciò che si ascolta o si legge: un articolo di giornale, una discussione in tv, una riflessione articolata, persino non si riesce a orientarsi in un libretto di istruzioni…

Per raggiungere una discreta capacità di interazione col mondo odierno, serve secondo lo studio citato, arrivare almeno al livello 3.

In Italia non raggiunge nemmeno il “livello 1”, il 6% della popolazione, il “livello 1” lo raggiunge il 22%, il “livello 2” il 42%, il “livello 3” il 27%, il “livello 4” il 3%, il “livello 5” meno dell’1%…

Ovviamente i dati peggiori sono al sud, (il “livello 3” è raggiunto solo dal 21%; nelle isole dal 17%!), ma nemmeno il tanto decantato nord brilla!

Si possono notare in questo studio alcune rilevazioni interessanti. Ad esempio che esiste una stretta correlazione in positivo, tra capacità raggiunte e titolo di studio, numero di libri presenti in casa (nell’infanzia), livello di istruzione della famiglia d’origine. (Raggiunge il livello 3 solo il 16% di chi ha una famiglia poco scolarizzata, contro il 49% di chi invece ha genitori diplomati o laureati.)

Dunque non solo la povertà di mezzi, ma anche una bassa cultura di partenza, giocano un ruolo nella valutazione finale.

L’Italia, con questi risultati, si posiziona ultima in Europa.

Non sono impressioni, sono numeri. Affidabili!

Dovremmo a questo punto fare delle riflessioni che ci aiutino a comprendere la necessità urgente di porre rimedio a una situazione che è strettamente collegata con la sopravvivenza della democrazia e con la salvaguardia dei diritti.

Cominciamo col dire che la scuola in Italia è da sempre in balia di governi, sia di sinistra che di destra, incapaci e indifferenti.

Che i fondi ad essa riservati sono sempre stati le briciole dei bilanci.

Che la classe insegnante è la meno pagata e formata d’Europa.

Che la critica al nozionismo e all’autoritarismo scolastico, pur giusta, ha in realtà dissolto ogni progetto culturale, dando il via a un… “populismo scolastico” che è sotto gli occhi di tutti. Col pretesto (peraltro non vero) di far accedere tutti allo studio, si sono abbassati i livelli così tanto, che invece che aumentare la cultura di tutti la si è abbassata per tutti.

Quindi (come si evince dallo studio citato) “bella vita” solo per i “Pierini del dottore” di milaniana memoria. Cioè per coloro che la cultura ce l’hanno già in casa!

Che, nel tempo del liberismo sfrenato, la scuola si è poi ulteriormente trasformata: da agenzia educativa a fabbrica di lavoratori, dunque la si vede solo in prospettiva professionalizzante.

E’ descritta infatti con linguaggi economici: crediti, debiti, stage, informatizzazione, test di vautazione, test di abilità…

Che si è tolto per sempre alla scuola l’unico ruolo che le compete. Insegnare a comprendere il proprio tempo e la vita attraverso la letteratura, la filosofia, la storia, la scienza. Educare al gusto del sapere, inteso come capacità di porsi criticamente di fronte al mondo. Educare alla fatica (lo studio o è fatica o non è!), all’impegno costante, all’onestà intellettuale. Educare al vivere insieme, al rispetto dei diritti e dei doveri, educare alla legalità e alla pace. Portare tutti, poveri e non, ad un livello di istruzione e di competenza, che permetta una vita dignitosa.

Detto ciò, è ormai chiaro il disegno politico delle classi dominanti capitaliste: creare un popolo di ignoranti, asserviti, incapaci di riflessione. Il famoso “popolo bue”. Che ora diffonde allegramente la sua irriverente stupidità con i mezzi della tecnologia moderna, che non necessitano di pensiero strutturato, che occupano solo un attimo …

Clik. Alla faccia della grammatica, della sintassi, della verità, della storia, della logica…

Il risultato è nei numeri spietati del rapporto sopracitato. Numeri che descrivono il baratro verso cui stiamo correndo.

Ora, leggendo quei numeri, si comprende il perché di ciò che sta succedendo in Italia.

… perché, ad esempio, così tanti italiani stimino e votino questo governo e i vari governi Berlusconi, nonché i governi di pseudo-sinistra che vivono e hanno vissuto sulla menzogna e il furto…

… perché i giovani non si ribellino a un mondo di vecchi, che continua sistematicamente a distruggere il loro presente e i loro futuro (diritti individuali, diritti del lavoro, ambiente)…

… perché i genitori e gli insegnanti accettino che la scuola diventi di fatto un’inutile perdita di tempo che non garantisce niente, né a livello lavorativo, né a livello culturale… che essa sia un imbroglio/illusione soprattutto per i poveri…

… perché si continui a credere a notizie, dati, sondaggi palesemente falsi…

… perché non si sappia mai porsi criticamente (=con la propria testa) di fronte a scelte che vengono dall’alto: dal governo, dalla Chiesa, dal Parlamento europeo, dai potentati economici…

… perché si seguano i diktat della pubblicità che suggerisce un consumo distruttivo di ogni relazione, di ogni pensiero, di ogni riflessione di senso.

… perché ancora trovino spazio i fondamentalismi religiosi col loro bagaglio di madonne che appaiono, di sangue liquefatto, di esorcismi e satanismi, di miracoli eucaristici… (con la connivenza del potere ecclesiastico che più che analfabeta è cinico!)

Il perché è chiaro: gli italiani sono in maggioranza analfabeti. (Il 70 %)!

E se si è analfabeti, si diventa zimbelli del potere.

Strumenti per arricchire altri.

Elettori dei Salvimaio di turno, come lo furono i nostri padri dei Mussolini e degli HiItler.

Esclusi per sempre dalle decisioni sul proprio destino. Incapaci di difendere i propri diritti perché senza “parola”.

E’ la capacità di esprimersi e di comprendere infatti, che fa di un suddito un cittadino sovrano, di uno schiavo un uomo libero.

 

don Paolo Zambaldi