Nell’assumerci la responsabilità di rispondere in autonomia alla domanda: quale chiesa? per testimoniare l’evangelo in questo tempo di rapide trasformazioni delle società, abbiamo dovuto convenire che non siamo soli nel tentare di farlo.

Né solo perché si sono moltiplicate nel tempo le chiese, ma perché ormai dopo il Concilio anche nella Chiesa cattolica romana ci si sente liberi di “dissentire”. C’è chi dissente accettando di finire ai margini e chi pretende di considerarsi al centro di una nuova ortodossia e di imporsi come modello di ortoprassi.

Un gruppo di quelli che lo pensano hanno tentato di farlo a Verona con il convegno promosso da associazioni cattoliche integraliste, evangeliche e ortodosse e comitati pro-life e anti Lgbti con l’obiettivo dichiarato “di unire e far collaborare leader, organizzazioni e famiglie per affermare, celebrare e difendere la famiglia naturale come sola unità stabile e fondamentale della società.

Al loro fianco, anche ortodossi, evangelici e politici stranieri che in passato hanno fatto molto discutere per le loro parole sui diritti delle donne e contro gay e aborto.

L’incontro non ha avuto il successo auspicato dai promotori anche per la mancata adesione della Cei e l’assenza di molte altre organizzazioni cattoliche, ma ha ugualmente un suo valore perché ha lasciato emergere, in modo inequivocabile, l’intento di strumentalizzarlo dei politici che hanno aderito all’iniziativa.

Sono infatti intervenuti il vicepremier Matteo Salvini, i ministri Lorenzo Fontana e Marco Bussetti, i Governatori del Veneto e del Friuli-Venezia Giulia, Giorgia Meloni presidente di Fratelli d’Italia, mentre ha pubblicamente dichiarato la sua estraneità Luigi Di Maio, rivelando un modo d’intendere la religione come strumento per caratterizzare uno schieramento politico.

Negli stessi giorni è stato diffuso un breve scritto sulla pedofilia nella Chiesa del papa emerito Benedetto, pubblicato su una rivista tedesca a diffusione locale e rilanciato in Italia dal Corriere della Sera.

In esso il papa emerito pretende di esaurire il tema della pedofilia attribuendone l’attuale diffusione alla causa di tutti i mali della società contemporanea: il sessantotto. A suo avviso nel clima permissivistico che lo aveva pervaso tutto sembrò lecito fino al punto da escludere di fatto una condanna della pedofilia.

Ne derivò un collasso della teologia morale cattolica che ha reso inerme la Chiesa di fronte a questi processi della società da far risalire alla “fisionomia della Rivoluzione del 1968” e proseguita negli anni ’70 e ’80, quando la pedofilia è diventata una questione scottante.

Anche questa demonizzazione, col sessantotto, di ogni sforzo volto da sempre ad opporsi allo sfruttamento sessuale dei deboli, delle donne e dei minori, s’inserisce come tentativo di esaltare il passato in opposizione ai “moderni” processi di emancipazione delle masse.

La Tradizione, in verità, non può essere assunta come regola suprema e immodificabile invece che come metro per distinguere il grano dal loglio nel nuovo che avanza.

Questo metro deve valere, in particolare, per coloro che, seguendo Gesù, credono che il decalogo biblico è stato aggiornato e semplificato con il comandamento dell’Amore. Questo impone a ciascuno di interrogarsi quotidianamente sul che fare nel rapporto con il “prossimo”, cioè con gli “altri”.

Deve essere un interrogarsi sfuggendo alle due tentazioni, la mondanizzazione e il clericalismo, ben consapevoli che entrambi possono facilmente coesistere, intrecciandosi, nell’imporre una lettura ideologica dell’evangelo, che è, invece, scuola di vita, e non criterio per interpretare la realtà.

Non a caso il comandamento di Gesù, pur perentorio, è molto semplice: Ama Dio tuo con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutta la mente e ama il prossimo tuo come te stesso.

 

Marcello Vigli, CdB San Paolo (Roma)

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