“L’ho detto molte volte e lo ripeto una volta ancora. Abbiamo troppa religione e ci manca umanità. Paolo è stato un uomo geniale, ma la genialità suprema è esistita solo dove poteva esistere, in Gesù . Il problema che ha il Cristianesimo e che vive la Chiesa sta nel fatto che Paolo con la sua fede nel Risorto ha preso il sopravvento sul Gesù storico. (Castillo)”

John S. Spong, vescovo della chiesa episcopaliana, a proposito della storia di Gesù, conclude la prima parte del suo libro “Gesù per i non-religiosi” con queste parole :<<Tutti questi dettagli narrativi sono la creazione di una comunità di persone che individualmente e in gruppo credettero di aver avuto un’esperienza di Dio attraverso la vita umana di un certo Gesù di Nazareth . Il loro modo di spiegare tale esperienza ha fatto il suo tempo. (…) La morte della spiegazione, comunque, non significa la morte dell’esperienza. Il nostro compito è quello di separare l’esperienza eterna da spiegazioni legate al tempo e deformate dal tempo>>.

Ma cosa sappiamo in realtà di Gesù di Nazareth ?

John P. Meier, applicando a tutte le fonti disponibili i cinque criteri di storicità  e cioè  molteplice attestazione delle fonti e delle forme, imbarazzo, discontinuità, coerenza e rifiuto, esecuzione di Gesù, arriva a delineare il Gesù storico a partire proprio dalla sua reale esistenza e dalla sua nascita avvenuta molto probabilmente a Nazareth nell’anno 7-6 a.C.

Sua madre si chiamava Maria e il padre Giuseppe . Il suo nome Yeshua, diminutivo di Giosuè, significa “YHWH salva” . Il suo concepimento verginale per la potenza dello Spirito Santo, raccontata nei primi capitoli dei vangeli di Matteo e Luca, è difficilmente verificabile, anzi i racconti dell’infanzia sembrano costituire il prologo di entrambi i vangeli, un racconto teologico, volto ad affermare che il Nazzareno fosse il Messia davidico regale atteso in Israele.

I vangeli, gli Atti degli apostoli, Paolo, Flavio Giuseppe ed alcuni antichi Padri della chiesa parlano di fratelli. Marco, autore del vangelo più antico, seguito da Matteo, ne nomina quattro: Giacomo, Giuseppe, Giuda e Simone e senza specificarne il nome ed il numero, fa cenno a delle sorelle. Le donne, nella società patriarcale di Israele, erano più un onere che un onore . Ciascuno dei nomi dei fratelli del Nazzareno evoca gli inizi della storia di Israele a testimoniare l’appartenenza ad una famiglia che “risentiva del risveglio dell’identità nazionale e religiosa in Galilea sulla scia della conquista asmonea del nord tra la fine del II secolo e l’inizio del I secolo a. C.

Imparò dal padre il mestiere di tèkton, una specie di fabbro e siccome era in grado di mantenersi economicamente col suo lavoro, non era tra i più poveri dei poveri che erano i lavoratori giornalieri, i fittavoli, i mendicanti e gli schiavi .

In età adulta si sottomise al battesimo di Giovanni Battista, un battesimo di pentimento e conversione . Alcuni affermano in maniera categorica che il battesimo sia un fatto totalmente inventato, basando questa convinzione dalla osservazione che il racconto del battesimo ci è stato tramandato direttamente da un’unica fonte indipendente, il vangelo secondo Marco .

Il criterio della molteplice attestazione è sicuramente valido per l’esistenza storica di Giovanni Battista che viene confermata non soltanto dai quattro vangeli e dagli Atti degli Apostoli, ma anche da Flavio Giuseppe nelle sue Antichità Giudaiche . La narrazione di Marco è ovviamente intrisa di teologia e la teofania che segue il racconto del battesimo ne è una evidente dimostrazione, ciononostante diversi criteri depongono a favore della storicità del battesimo di Gesù . Il più importante fra questi è il criterio storico d’imbarazzo: per quale motivo la chiesa primitiva si sarebbe inventata un racconto che poteva creare soltanto grandi difficoltà ? I vangeli, infatti, manifestano imbarazzo nel racconto del battesimo di Gesù, perché tale racconto lo pone in condizione di inferiorità rispetto a Giovanni e cercano di contenere i danni come meglio possono e la stessa teofania era un controbilanciare un battesimo di conversione per la remissione dei peccati con una proclamazione divina di Gesù come figlio di Dio .  Da questo punto di vista il vangelo di Giovanni è radicale : non menziona il battesimo di Gesù ad opera del Battista e tuttavia ne rimangono le tracce nell’affermazione di Giovanni battista che dichiara di essere stato capace di riconoscere Gesù, perché ha visto lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui, “Giovanni rese testimonianza dicendo: «Ho visto lo Spirito scendere come una colomba dal cielo e posarsi su di lui.”  (Gv 1,32)  .

Oltre a quello di imbarazzo, esiste, un ulteriore criterio di storicità che è quello della molteplice attestazione, in quanto Q e la tradizione giovannea  indipendentemente da Marco, alludono al battesimo di Gesù che, d’altra parte, precedette storicamente il battesimo cristiano, che solo successivamente giunse ad essere visto come il prototipo di quest’ultimo, attestando così un terzo criterio storico che è quello della  discontinuità .

Sembra quindi storicamente attestata l’appartenenza del Nazzareno alla cerchia del Battista,  ma dopo l’anno 28 d.C. Gesù, abbandonando il profeta Giovanni, iniziò un proprio ministero profetico . Invitò perentoriamente dei discepoli a seguirlo ed annunciò il Regno di Dio .

Il contenuto del suo messaggio si ritrova nella fonte Q, scoperta da Christian Hermann Weisse nel 1838 . Weisse scoprì, nascosto sotto la superficie dei Vangeli di Luca e Matteo, il Vangelo dei detti Q ; Q come “quelle” dal tedesco “fonte”, ossia la fonte dei detti di Gesù . Infatti nella redazione dei loro Vangeli Matteo e Luca utilizzarono due fonti: il Vangelo di Marco e il Vangelo dei detti Q .

Q è la raccolta di detti di Gesù scritta dai giudeo-cristiani che continuarono a proclamarne il messaggio in Galilea e in Siria, una raccolta di detti antichissima che risale agli anni 50 d.c. Questi detti si lasciano individuare mediante una regola empirica: provengono da Q i detti e i pochi racconti presenti, in forma lessicale simile o uguale, nei vangeli di Matteo e di Luca, ma non nel vangelo di Marco oppure presenti in Matteo e Luca in una forma molto diversa da quella che hanno in Marco.

L’immagine di Gesù che affiora dal vangelo dei detti Q è quella di chi parla con autorevolezza, ciò che conta davvero è fare quanto egli dice: <<Perché mi chiamate: Maestro, Maestro ! e non fate ciò che dico ?>> Lc 6,47-49

Gesù predicava il “regno di Dio”, si trattava di dare due buone notizie:

  1. la rassicurazione che il Bene avrebbe neutralizzato le avversità della vita;

  2. e la chiamata a fare questo Bene per altri nella pratica concreta .

Se smettessimo di umiliarci a vicenda per emergere, il circolo vizioso si spezzerebbe e lo stare insieme diverrebbe sostegno reciproco . “Confida che Dio guarda a te, che non ti fa mancare chi ha cura di te e ascoltalo quando ti chiama per provvedere ad altri .” Questa fiducia radicale in Dio e questa disposizione ad ascoltarlo sono le caratteristiche fondamentali del <<Regno di Dio>> .

Ho fame perché tu hai accumulato cibo, hai freddo perché io ho accumulato vestiti ! La tranquillità dell’accumulo deve essere sostituita dal <<Regno di Dio>> , che è condivisione di cibo e vestiti e di tutto ciò che occorre nella vita . Amare, non solamente il prossimo, ma anche i nemici, è ciò che rende simili a Dio, il quale fa sorgere il sole sia sui malvagi, sia sui buoni . Coloro che agiscono così, mostrano che Dio è loro padre e che essi sono figli suoi .

La concezione di Dio come padre premuroso, che perdona illimitatamente fu abbandonata una generazione dopo, come conseguenza della guerra giudaica, considerata una punizione di Dio su Israele, ed è per questo che si può parlare di parole risalenti a Gesù stesso nella raccolta originaria di Q, dove non è presente l’orientamento del redattore con frequenti riferimenti a “questa generazione”. E’, per esempio, appartenente alla raccolta originaria il riferimento alla “libertà da preoccupazioni come corvi e gigli”, la preghiera del Signore(Lc 11,2b-4), il suo commento, la certezza di una risposta alla preghiera (Lc 11,9-13), le istruzioni di missione (Lc 10,2-16) .

Proprio grazie alle istruzioni di missione, i detti di Q potrebbero essere riformulati nella forma di vangelo narrativo . Dopo essere stato battezzato da Giovanni (Lc 3,21-22) ed aver respinto le tentazioni (Lc 4,1-13), Gesù fece ritorno a Nazareth (Lc 4,16) per poi trasferirsi a Cafarnao (Lc 7,1). Da Cafarnao si mosse verso Corazim, isolata nelle montagne e verso Betsaida, nel più sicuro territorio di Filippo . Egli iniziò il suo ministero senza niente, nessuna protezione, nessun aiuto (Lc 10,4) e ciò ha senso alla luce del suo annuncio quale si evince dalle raccolte originarie di Q . Non ci si deve preoccupare di cibo e vestiti, ma avere un atteggiamento come i corvi e i gigli (Lc 12.22b-30) e bisogna annunciare la regalità di Dio (Lc       12,31) che, come un padre benevolo, conosce le necessità e vi provvede ! (Lc 11,2b-3).

Passavano di casa in casa e per essere ammessi si dicevano: shalom! (Lc 10,5b), se accolti il padrone di casa veniva designato come “figlio di pace” (Lc 10,6), se rifiutati, la pace di Dio si sarebbe allontanata assieme a Gesù o al suo discepolo (Lc 10,6b). Nella famiglia che accoglieva, giungeva la regalità di Dio, provvedendo alle loro necessità e curando i malati (Lc 11,19). Gesù credeva che la pace di Dio potesse regnare nelle famiglie, superando il male che gravava sulle loro vite e che, a loro volta, queste famiglie sarebbero diventate sostegno reciproco nei riguardi di altre famiglie simili . Lo stile di vita di Gesù, che fu centrato sull’amore per i nemici (Lc 6,27) e la preghiera per i propri persecutori (Lc 6,28), venne imitato dai discepoli itineranti, “figli di Dio”, che assieme ai “figli della pace”, facevano parte del movimento di Gesù.

Juan Mateos, nella conclusione del suo bellissimo testo “L’utopia di Gesù”, scrive: <<L’attività e il messaggio di Gesù sono la conseguenza della sua esperienza di Dio come amore. È ciò che esprime l’uso del nome «il Padre», che indica colui che, per amore, comunica agli uomini la propria vita. Se il Padre è amore illimitato per l’uomo, non può tollerare che questi sia oppresso o si veda impedito di raggiungere la pienezza a cui è destinato. Per questo l’attività di Gesù si rivolge particolarmente ai più bisognosi, agli emarginati per motivi religiosi o sociali. Essa scopre le grandi schiavitù che impediscono lo sviluppo dell’uomo e ne permettono la manipolazione e lo sfruttamento; sono le ideologie religiose e nazionaliste a favorire l’emarginazione e a impedire l’amore e la fratellanza universale.>>

Alberto Maggi ne riprende l’impostazione nel libro a lui dedicato “Il Padre dei poveri – Le Beatitudini di Matteo”, tanto che nella sintesi finale scrive : << La scelta della povertà, intesa come austerità solidale, con la rinuncia all’ambizione dell’avere, implica la perdita della propria reputazione: in un sistema fondato sul possesso del denaro, il povero merita solo disprezzo . Chi poi sceglie volontariamente la povertà è considerato un folle. Ma proprio in quello che agli occhi della società è considerato “scandalo” e “stoltezza”, si manifesta la “potenza di Dio”>> e considera l’austerità solidale, insieme alla fedeltà, le condizioni per il “Regno di Dio”, che non è un sogno ipotetico, ma ciò che si realizza con la rinuncia all’avidità di possesso nell’espressione della Solidarietà .

Gli stessi concetti sono espressi da James M. Robinson nel suo libro “Gesù secondo il testimone più antico” , che sintetizza la sua ricerca sul Gesù storico e sul vangelo dei detti Q . Scrive Robinson :<<In fin dei conti Gesù era un autentico idealista, un radicale impegnato, in ogni caso una figura di grande spessore pervenuta ad una soluzione del dilemma dell’uomo …>> <<Il dilemma dell’uomo è in grande misura che siamo la disgrazia l’uno dell’altro, lo strumento del male che distrugge l’altro …>> .

Colpire il sistema del tempio, centro di accumulo della ricchezza e del potere, determina anche la conclusione che John P. Meier  così descrive:<<A un certo punto, poiché le tensioni aumentavano ogni volta che Gesù saliva a Gerusalemme durante le feste, e specialmente dopo che Gesù ebbe compiuto gesti profetici e provocatori, come il suo ingresso trionfale in Gerusalemme e la purificazione del tempio, poco prima della Pasqua del 30 d.C., Caifa e Pilato adottarono la “soluzione Antipa”: tagliare la testa del movimento  con un solo colpo deciso e preventivo . Il movimento decapitato, del tutto incentrato su un solo profeta carismatico e completamente dipendente da lui che esercitava tutta l’autorità all’interno del gruppo, si sarebbe dissolto rapidamente>> .

Con la morte del Nazzareno la dissoluzione del suo movimento non ci fu e si diffuse anche “perché Gesù stesso fu abbastanza capace di creare elementi di identificazione, strutture embrionali e sistemi di sostegno economico per il suo movimento entro il giudaismo del I secolo”  e ancora “Gesù diede al suo movimento contorni precisi creando effettivamente tre cerchie concentriche di seguaci” (Meier) :

  1. la cerchia più esterna di seguaci era la “folla”, la più fluida e temporanea tra i gruppi che seguivano Gesù, desiderosi di ascoltare il suo messaggio e/o di ricevere una guarigione;

  2. da questa “folla” Gesù sceglie alcuni dei membri più stabili che costituiranno la cerchia mediana; la sua perentoria chiamata esigeva che i discepoli abbandonassero tutto per un periodo indefinito, essi costituivano i testimoni della sua missione che si rivolgeva a tutto il popolo di Dio;

  3. la cerchia più interna era costituita dai “dodici” che rappresentò il simbolo profetico dell’Israele restaurato.

Al di fuori delle tre cerchie vi sono le “donne” che erano giunte a credere alla missione di Gesù e si erano unite, nel corso del tempo, al gruppo di discepoli itineranti del Nazzareno; alcune di loro erano agiate e sostenevano il gruppo anche economicamente .

Il secondo gruppo, al di fuori delle tre cerchie, erano i sostenitori sedentari che con l’ospitalità fornivano al gruppo itinerante di Gesù e dei suoi discepoli tutta la rete di sostegno necessaria .

Quando il Nazzareno morì sulla croce successe qualcosa di straordinario, non ascrivibile alla storia, ma che lo stesso John S. Spong è costretto ad ammettere:<<Nel momento di Pasqua, l’esperienza estatica costituì la comprensione iniziale che la morte non poteva vincolare la presenza di Dio che i discepoli avevano trovato in Gesù di Nazareth. (…) “La morte non può trattenerlo” è alla fine un’affermazione negativa. Ce n’è comunque anche una positiva . Questa dice che gli occhi dei discepoli sono stati aperti affinché potessero dire:”Ho visto il Signore”>>.

A dispetto della morte atroce di Gesù, il suo annuncio di totale fiducia in Dio, fu ripreso dai suoi discepoli che redassero i detti Q, presentandolo vero nonostante la morte di Gesù, anzi avvalorato dalla morte di Gesù, infatti i messaggeri che la Sapienza di Dio aveva inviato ad Israele dovettero, spesso, dare la vita per la causa di Dio ! Era la fede pasquale della comunità Q formata da quei discepoli rimasti in Galilea e che si recavano di casa in casa recando il suo annuncio, come si spiega nelle istruzioni di missione in Lc 10,2-16 . Il movimento di Q fu radicale, le adesioni rare ed i ritiri altissimi .  L’insuccesso della mancata conversione di un apprezzabile numero di giudei, provocò disillusione e li spinse, visto il successo della missione ai gentili, a fondersi con la comunità di Matteo in Antiochia dopo la distruzione di Gerusalemme nel 70 d.c. .

D’altra parte scrive ancora Meier :<<In breve il movimento di Gesù, lungi dall’essere una massa amorfa di entusiasti spiritati, le cui attese apocalittiche escludevano qualsiasi organizzazione pratica, rivela interessanti segnali di organizzazione e di una struttura, per quanto embrionali>>.  Certo la chiesa primitiva si sviluppò sotto la guida di capi come Pietro, Giacomo, Stefano, Barnaba e soprattutto con Paolo raggiunse la sua caratteristica universale .

Paolo, però, non aveva conosciuto Gesù di Nazareth, aveva “fatto esperienza” del Cristo risorto e quindi il suo Kerygma è la croce e la resurrezione del Cristo . Il Dio in cui crede è il Dio di Israele, tanto che nel suo ultimo libro “L’umanità di Gesù” José Maria Castillo così scrive:<<Il Dio di Paolo è un Dio che ci salva sacrificando la vittima. Il Dio di Gesù e un Dio che ci salva guarendo chi soffre. Il Dio che ci presenta Paolo è un Dio che sacrifica perché esige violenza, sofferenza, sacrificio e morte per perdonare, redimere e salvare. Il Dio di Gesù è un Dio che guarisce perché dà vita, salute e felicità. Il Dio di Paolo ci salva per l’altra vita. Il Dio di Gesù salva dalle sofferenze di questa vita. Il Dio di Paolo ha bisogno del sangue della vittima (che è suo figlio) per perdonare. Il Dio che si rivela a noi in Gesù ha agito per spargere il suo proprio  sangue . Ha portato vita ai più disgraziati di questa vita. Così dando vita in questa vita, ha ottenuto per noi la speranza nella pienezza della vita.(Eb. 9,11-14,25; 10,4)>>.

La teologia di Paolo e non il vangelo di Gesù occupa, secondo Castillo,  il centro della vita delle chiese cristiane e della chiesa cattolica in particolare, tanto che alla fine del suo libro  José Maria Castillo dopo aver posto in risalto una serie di problematiche relativamente alla disuguaglianza tra la donna e l’uomo, all’omosessualità e alla schiavitù afferma:<<L’ho detto molte volte e lo ripeto una volta ancora. Abbiamo troppa religione e ci manca umanità. Paolo è stato un uomo geniale, ma la genialità suprema è esistita solo dove poteva esistere, in Gesù . Il problema che ha il Cristianesimo e che vive la Chiesa sta nel fatto che Paolo con la sua fede nel Risorto ha preso il sopravvento sul Gesù storico>> .