1. Pensare la comunità cristiana come “comunità alternativa” ha un forte potere critico.

 

Infatti la Chiesa “comunità alternativa” contesta una certa figura di Chiesa:

– ad esempio quella troppo appiattita sulla sola amministrazione della propria struttura sociale, organizzata sul modello dei grandi apparati statali. Un modello, tra le altre cose, già pesantemente in crisi… ma che trova sempre sostenitori per “accanimento terapeutico ad oltranza”. Una struttura che, sempre più spesso, ostacola più che facilitare la vita delle comunità, la creazione di percorsi liberi e liberanti, l’annuncio della Parola…

Quanto ci siamo allontanati da quella comunità “leggera” e “dinamica” che proponeva Gesù!

– o quella ridotta a “super mercato del religioso”, “stazione di servizio” dove il consumatore è padrone, dove non esiste un serio cammino di sequela, dove l’ascolto della Scrittura è divenuto una pratica di pochi, dove il cammino di fede è relegato alla sfera privata… E questo diventa ancora più evidente in questo periodo dell’anno: nelle nostre parrocchie e comunità la celebrazione di battesimi, prime comunioni, cresime e matrimoni ci offre una rappresentazione “plastica” e grottesca di questa realtà. Uno stuolo di gente, che magari non si ricorda neanche l’ultima volta che ha messo piede in chiesa, ma che ha tutta l’arroganza di chi pensa: “Il cliente ha sempre ragione! E poi noi vogliamo solo fare una bella festa…”. E così la comunità, la fede, la Parola… Dio stesso, svaniscono dietro stanchi automatismi da religione di Stato.

– o quella Chiesa ridotta ad un’istituzione che sembra aver dimenticato le azioni e le ragioni che danno un senso al suo esserci (ascolto della Parola, celebrazione dei sacramenti, la carità operosa, la testimonianza profetica). Ed è proprio in questi tempi “liquidi”, incerti e a volte disperati, che l’incongruenza si  fa più evidente! Di che cosa avrebbero bisogno oggi i credenti? Non più di ripetizione di gesti simbolici ma di comunità, grandi o piccole che siano, capaci di vivere ogni giorno la dimensione profetica del Vangelo, leggendo i segni dei tempi, diventando motore per un cambiamento radicale nella Chiesa e nel mondo… “Sale della terra e luce del mondo” (Mt 5, 13-16)

 

2. La Chiesa-comunità alternativa, è la Chiesa così come dovrebbe essere, come Gesù l’ha pensata e istituita:

 

– nuova nel suo celebrare il dono della salvezza (nella vita liturgica);

– nuova nel suo modo di strutturare le regole del suo vivere insieme (vita comunitaria);

– nuova nel suo istituirsi nella società civile: come “lampada che illumina”, presenza sociale ben definita nella quale la Scrittura è assunta come principio e criterio della vita ad ogni livello individuale e sociale

– nuova perché alternativa anche a quelle realtà ecclesiali:

in cui il clima che si respira è lo stesso annoiato e stanco, che si trova fuori di esse;

in cui il desiderio di una vita nuova, di un maggiore impegno, di ascolto e confronto è soffocato dal peso del conformismo;

in cui un clericalismo esasperato ha intossicato tutti… generando mostri e mostriciattoli;

in cui la preghiera, pilastro della fede, è ridotta a un assurdo devozionismo e la spiritualità è stata barattata con uno spiritualismo infantile e magico;

in cui vince l’osservanza della lettera delle tante tradizioni locali, ma dove si è perso lo spirito della grande Tradizione ecclesiale (quella con la “T” maiuscola, costruita sulla Parola e sulla partecipazione alla mensa… come ricordava il Card. Martini);

in cui il mondo con le sue sfide e interrogativi, ma anche con i suoi colori, suoni, novità, spunti per riflettere, ferite da sanare… resta sempre confinato sul sagrato!

 

L’identità cristiana e il confronto col mondo

 

Dalla “Lettera a Diogneto” (testo cristiano del II sec. di cui non conosciamo l’autore):

“I cristiani non si differenziano dagli altri uomini né per territorio, né per lingua o abiti.

Essi non abitano in città proprie né parlano un linguaggio inusitato; la vita che conducono non ha nulla di strano.

Abitano nella propria città, ma come stranieri, partecipano a tutto come cittadini, e tutto sopportano come forestieri;

ogni terra straniera è loro patria e ogni patria è terra straniera.

Sono nella carne, ma non vivono secondo la carne.

Dimorano sulla terra ma sono cittadini del cielo.”

 

In poche parole i cristiani svolgono nel mondo la stessa funzione dell’anima nel corpo: l’anima immortale abita una dimora mortale; anche i cristiani vivono come stranieri fra ciò che è corruttibile, mentre attendono operosi la realizzazione del Regno. Dio ha assegnato a loro un posto così sublime, e ad essi non è lecito abbandonarlo.

Per realizzare tutto questo, per realizzare un progetto “altro” di comunità, serve coraggio e impegno… Non è certo un percorso facile o automatico… E, come tutte le cose importanti della vita, ha il suo portato di rinunce, fatiche, separazioni dolorose, sacrifici, incomprensioni… ma ciò che ci viene tolto ci verrà restituito in misura sovrabbondante in amicizie, relazioni, fede, solidarietà, condivisione, libertà,

Io personalmente sento molto bisogno di una realtà comunitaria nuova… Di un gruppo di uomini e donne in cammino: senza i paraocchi, senza pregiudizi e vincoli.

Dall’anno prossimo, con le amiche e gli amici che si renderanno disponibili, ho intenzione di provare a mettere in moto un percorso comunitario di questo tipo…

Non per costruire un’altra Chiesa… ma una Chiesa “altra”.

 

don Paolo Zambaldi