È una verità fondamentale che certamente va ricordata e approfondita di più…

 

Perché la gioia è la misura della nostra fede e la testimonianza più credibile di questa fede.

Si può ben dire che o il cristiano è nella gioia oppure non è cristiano.

Per il cristiano la prima fonte della gioia è la sua fede in Dio, vissuta concretamente in un costante atteggiamento di accoglienza, di fiducia e abbandono nel suo Signore.

E ciò gli dà quella serenità, quella costante pace del cuore che si può ben chiamare gioia vera e autentica… totalmente altra, ben diversa dalla gioia del mondo, spesso chiassosa e banale.

 

È Dio la fonte della vera gioia!

 

Intatti Dio e amore, un amore fecondo che crea la vita, e la vita dà gioia!

L’uomo, creato ad immagine e somiglianza di Dio, è per l’amore, la vita e la gioia.

E una gioia che potremo godere in modo pieno e definitivo nella vita futura ma che possiamo sperimentare già su questa terra, pur nei limiti dati dalle nostre infedeltà all’amore di Dio, fonte della gioia.

Per questo quaggiù la gioia va continuamente conquistata, vivendo l’amore nella sua pienezza e verità di dono da accogliere a da donare.

 

Per il cristiano la gioia è un precetto, un comandamento.

 

Lo afferma S. Paolo scrivendo ai Tessalonicesi: “Siate sempre lieti, pregate incessantemente e in ogni cosa rendete grazie. Questa è infatti la volontà di Dio.”

Come a dire: Dio vuole che siate lieti sempre…

Altrimenti come potete “far vedere” che siete figli di un Dio dell’amore?

E allora, siccome l’apostolo non si nasconde le difficoltà di questo “essere sempre lieti” perché le ha provate lui stesso, ne indica i modi:

 

-pregate “incessantemente” così vivrete costantemente in comunione con Dio e perciò nella gioia…

-rendete grazie “in ogni cosa”, così in ogni momento vi sentirete gioiosamente “dipendenti” da Dio, fra le sue braccia paterne. E ciò renderà tutto più facile anche nei momenti difficili della sofferenza…

 

Le ragioni del precetto di essere nella gioia…

 

In primo luogo perchè ci aiuta a vivere tutte le esigenze della nostra fede e a sostenere la fede dei fratelli.

Scrive S. Paolo: “Lodiamo Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo. Egli ci consola in tutte le nostre sofferenze, perché anche a noi sia possibile consolare tutti quelli che soffrono, portando loro quelle stesse consolazioni che egli ci dà. Infatti, se soffriamo, è perché voi riceviate consolazione e salvezza” (2Cor 1,3)

 

In secondo luogo dobbiamo essere gioiosi di fronte a Dio. Non ci pensiamo mai!

Infatti la nostra mancanza di gioia, la nostra tristezza e, peggio, il nostro pessimismo, offende Dio perché diventa come un atto di accusa contro di lui, come se fosse Dio la causa dei nostri mali e non invece la fonte di tutti nostri veri beni, dalla creazione della nostra vita terrena, al dono della sua stessa vita divina sostenuta abbondantemente coi doni della sua Parola e dei sacramenti, specialmente del sacramento del perdono e della Eucaristia.

 

Per concludere: una sferzante provocazione del filosofo ateo Friedrich Nietzsche a noi che ci diciamo cristiani:

 

“Se il lieto annuncio della vostra Bibbia fosse anche scritto sul vostro volto, voi non avreste bisogno di insistere cosi ostinatamente perchè si creda a questo libro…

Il vostro modo di vivere infatti dovrebbe quasi rendere superflua la Bibbia perché voi stessi dovreste costituire la Bibbia nuova”.

 

 don Paolo Zambaldi