La donna che canta/Incendies (08 giugno 2019, ore 20.30, Tre Santi)

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Sabato 08 giugno si conclude il Cineforum “AltriMondi”…

Ringrazio i tanti partecipanti per l’assiduità nella presenza e per la disponibiltà al dialogo e al confronto.

don Paolo Zambaldi

AltriMondi Cineforum:

La donna che canta/Incendies

(Canada, 2010) di Denis Villeneuve – dur.130′

con Lubna Azabal, Mélissa Désormeaux-Poulin, Maxim Gaudette, Rémy Girard, Abdelghafour Elaaziz, Allen Altman, Mohamed Majd, Baya Belal

 

Quebec, Canada. Alla morte della madre Nawal, Jeanne e Simon Marwan ricevono dal notaio Lebel due buste, una per il padre che credevano morto e l’altra per un fratello che non sapevano di avere.
Tocca a Jeanne, la più riflessiva dei due gemelli, partire subito per il Libano per risolvere lo strano e inaspettato enigma. Simon, dapprima riluttante ad assecondare quelli che giudica come i capricci di una madre da sempre incomprensibile e distante, parte dopo poco tempo insieme al notaio Lebel, deciso a seguire la sorella e ad aiutarla.
Il viaggio in Medioriente rivelerà ai due gemelli non solo la storia della loro famiglia, ma una verità inimmaginabile e sconvolgente. E finalmente la vera identità di Nawal.
Ispirato alla pièce teatrale Incendies di Wajdi Mouwad, La Donna che canta rappresenterà il Canada agli Oscar 2011 dopo aver vinto il premio come miglior film canadese al Toronto International Film Festival e aver ricevuto la Menzione “27 volte cinema” quale Miglior Film alle Giornate degli Autori di Venezia 2010.
Quarto lungometraggio di Denis Villeneuve, il film è un coraggioso e potente melodramma. Se raccontare il Medioriente e i suoi numerosi conflitti è già di per sé un’impresa difficilissima, lo è in partenza ancora di più per un regista che non ha mai avuto a che fare con quelle terre.
Villeneuve si avventura in un territorio sconosciuto e per niente rassicurante. Come i due gemelli che partono per il Libano. L’uso continuo di flashback e la divisione in sottotitoli dedicati ad ognuno dei protagonisti aiutano a fare ordine senza minare l’unità narrativa.
Spiegare la guerra e i conflitti religiosi del Libano non è l’obiettivo. Eppure attraverso la storia a tratti incredibile di Nawal, Villeneuve ci riesce. Il cuore di La Donna che canta è la rabbia, la collera che, come dice il titolo originale, incendia gli esseri umani. E la capacità di farci i conti, come fa Nawal, a modo suo e a tutti i costi, pur di mantenere una promessa.
Ambientare una tragedia greca, perché di questo si tratta, nel Libano moderno, non è cosa da poco. Soprattutto poi se la tragedia in questione è l’”Edipo”. A chi contesta, com’è scontato e anche naturale che avvenga, la poca credibilità complessiva, c’è da rispondere semplicemente che non è questo il punto. Come le tragedie greche, La Donna che canta è poco credibile ma incredibilmente vero. Capire questo concetto è la chiave per comprendere un film straordinario.

 

di Valentina Gentile, www.sentieriselvaggi.it