La Chiesa italiana promuove ogni anno, in sintonia con altre comunità ecclesiali europee, una giornata di riflessione e preghiera per la tutela del Creato.

Si celebra il 1° settembre su proposta dei cristiani ortodossi per i quali quel giorno coincide col nuovo anno ecclesiastico o Capodanno della Chiesa. Dal 2015 per volontà di Papa Francesco il 1° settembre è anche “Giornata mondiale di preghiera per la cura del Creato”.

La riflessione dei Vescovi di quest’anno – intitolata “’Quante sono le tue opere, Signore’ (Sal. 104, 24) Coltivare la biodiversità” e firmata dalla Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace e da quella per l’ecumenismo e il dialogo – guarda all’enciclica Laudato si’ e al Sinodo per l’Amazzonia, considerando che gli effetti più pesanti del “land grabbing” e delle monocolture si ripercuotono sui poveri. Invita a impegnarsi a ogni livello per salvare le specie a rischio: la perdita di varietà, afferma il documento, «è tra le espressioni più gravi della crisi socio-ambientale»; e invita a valorizzare il biologico: «per contrastare il mutamento climatico servono politiche efficaci e stili di vita sostenibili».

Che fare dunque? Il documento episcopale suggerisce:

«Sarà importante favorire le pratiche di coltivazione realizzate secondo lo spirito con cui il monachesimo ha reso possibile la fertilità della terra senza modificarne l’equilibrio. Sarà necessario utilizzare nuove tecnologie orientate a valorizzare, per quanto possibile, il biologico. Sarà altresì importante conoscere e favorire le istituzioni universitarie e gli enti di ricerca, che studiano la biodiversità e operano per la conservazione di specie vegetali e animali in via di estinzione. Si tratterà, ancora, di opporsi a tante pratiche che degradano e distruggono la biodiversità: si pensi al land grabbing, alla deforestazione, al proliferare delle monocolture, al crescente consumo di suolo o all’inquinamento che lo avvelena; si pensi altresì a dinamiche finanziarie ed economiche che cercano di monopolizzare la ricerca (scoraggiando quella libera) o addirittura si propongono di privatizzare alcune tecno-scienze collegate alla salvaguardia della biodiversità».

«Ma andranno pure contrastati con politiche efficaci e stili di vita sostenibili – sostegono ancora i vesocvi – quei fenomeni che minacciano la biodiversità su scala globale, a partire dal mutamento climatico. Occorrerà al contempo potenziare tutte quelle buone pratiche che la promuovono: anche per l’Italia la sua valorizzazione contribuisce in molte aree al benessere e alla creazione di opportunità di lavoro, specie nel campo dell’agricoltura, così come nel comparto turistico. Ed ha pure un grande valore il patrimonio forestale, di cui l’uragano Vaia ha mostrato la fragilità di fronte al mutamento climatico».

Adista, 07/06/2019