39883 BRASILIA-ADISTA. Il governo di Bolsonaro non sembra aver ancora trovato una soluzione per sostituire i 3.827 medici cubani che sei mesi fa hanno lasciato i posti di lavoro che ricoprivano in Brasile. Cuba ha infatti preso la decisione, nello scorso novembre, di ritirare la la sua partecipazione al programma Mais Médicos (più medici) a seguito delle minacciose dichiarazioni di Bolsonaro sui professionisti caraibici, e attualmente 28 milioni di brasiliani sono senza assistenza medica.

Il programma Mais Médicos va avanti dal 2013, voluto dall’allora presidente Dilma Rousseff per agevolare l’attenzione medica di base in aree sfavorite e remote del Paese, e ha portato dunque medici in regioni dove c’è carenza o assenza di questi professionisti. Secondo il Ministero della Sanità brasiliano sono in totale 18.240 posti in 4.058 comuni ad essere sprovvisti di assistenza medica per carenza di personale brasiliano. La maggior parte dei medici iscritti al programma è perciò straniera, provieniente da diversi Paesi. Essi sono autorizzati a operare in Brasile anche senza la convalida del loro titolo di studio. Cosa che sta bene a Bolsonaro tranne che per i medici cubani, di cui l’anno scorso in ripetuti comizi elettorali ha messo in discussione la preparazione. Ad agosto scorso, per esempio, durante un comizio elettorale, Bolsonaro ha detto che avrebbe usato la mancanza dell’esame di convalida per «espellere» i medici cubani dal Brasile. «Non possiamo avere qui personale cubano senza un minimo di prove del fatto che conoscono davvero la professione». Da qui, la scelta cubana: «Di fronte a questa realtà deplorevole», è scritto in un comunicato, «il Ministero della Sanità pubblica di Cuba ha deciso di non partecipare più al programma». Malgrado ciò, risulta che circa 2.500 medici cubani hanno deciso di rimanere nel Paese ospite.

Sono circa 3.000 i Comuni rimasti sguarniti per la partenza dei medici cubani, soprattutto quelli abitati dalle comunità indigene e fluviali, come anche le popolazioni delle regioni più periferiche. Una situazione, a dire dell’ex ministro Arthur Chioro in un’intervista a Rádio Brasil Current, causata dalla negligenza con cui il governo di Bolsonaro tratta la salute pubblica. «Sono leader senza scrupoli che basano le loro azioni su un pregiudizio puramente ideologico, non essendo in grado di affrontare la realtà», ha detto l’ex ministro alla giornalista Nahama Nunes.

A febbraio 2019, il governo federale brasiliano aveva deciso di chiudere il programma Mais Médicos e di sostituirlo con un nuovo progetto all’interno del quale i medici partecipanti del programma avrebbero potuto continuare il loro lavoro fino alla fine del contratto (della durata di tre anni). In quello stesso periodo il ministero della Sanità aveva annunciato che i posti lasciati vacanti dai cubani erano stati occupati da medici brasiliani. Solo che già ad aprile migliaia di questi medici hanno rinunciato a praticare la loro professione nei luoghi in cui si erano trasferiti due mesi prima.

Circa un mese fa, tuttavia il governo ha dichiarato che più di 1.000 comuni, oltre a dieci distretti sanitari indigeni speciali, inizieranno a ricevere personale medico (da fine giugno). Sarebbero 1.975 i medici di cui parla il governo, ma si tratta pur sempre di un numero ancora al di sotto della domanda.

L’agenzia Pulsar (25/6) riferisce di uno studio dell’Università Federale di Bahia (UFBA) che mostra come, entro il 2030, il Brasile potrebbe registrare 100.000 decessi considerati prevenibili a causa della chiusura del programma Mais Médicos e del congelamento della spesa federale per la salute nel Paese.

«Purtroppo abbiamo a che fare – protesta Chioro – con un governo, un presidente della Repubblica e un ministro della Sanità che non si assumono alcun impegno per la vita».