Sono sempre più convinto, una convinzione maturata non solo riflettendo ma operando nella vita di tutti i giorni, che oggi la missione è globale oppure non è. Ricordo l’ultima sera che ho passato a Korogocho, la baraccopoli di Nairobi dove ho vissuto dal 1987 al 2001. Ero insieme a un gruppo di persone – responsabili di piccole comunità cristiane e pastori di diverse Chiese – che mi hanno invitato a un momento di preghiera. Poi mi sono inginocchiato in mezzo a loro e ho chiesto che mi imponessero le mani.

Un ministro di una Chiesa indipendente ha detto rivolto a Dio: “Papà ti prego, fai scendere il tuo spirito su padre Alex perché possa tornare dalla sua tribù bianca e convertirla”. Penso che in quell’episodio sia condensata la scelta di tornare in Italia, perché davvero mai come oggi l’Occidente ha bisogno di missione.

Per fare missione, cioè portare la buona novella di Gesù ai poveri, bisogna inserirsi dove vivono gli ultimi. Io per questo ho scelto il sud d’Italia e una delle periferie interne di Napoli, il rione Sanità. Per fare che cosa? Incontri quotidiani con la gente, lavorando insieme a padre Arcadio Sicher, missionario francescano che ha vissuto con me a Korogocho e in una baraccopoli di Accra (Ghana), e a Felicetta Parisi, laica consacrata.

In una situazione come questa è fondamentale esserci, vivere direttamente quello che avviene, costruire con la gente un cammino di dignità. Penso ai tanti bambini che, venendo da famiglie disastrate, abbandonano la scuola già alle elementari. Come si fa a non sentire la necessità di dare loro un futuro?

Partendo dalla periferia, teniamo gli occhi aperti su quello che avviene nella città nel suo complesso. Siamo molto attenti a tutte le problematiche dei migranti e cerchiamo di dare una mano anche su questo fronte. Per quanto riguarda le persone senza fissa dimora, siamo riusciti a convincere il comune ad aprire un segmento del Real Albergo dei Poveri, consentendo a queste persone di poter avere accesso ai servizi igienici. Non dimentichiamo i rom di Giuliano che da dieci anni non riescono a trovare una collocazione e anzi sono sballottati da un campo all’altro.

Nel contempo non va dimenticato il contesto globale. Per cui diviene fondamentale mettere in discussione chi ha davvero in mano le leve del potere: il sistema economico finanziario militarizzato che schiaccia e uccide. Di qui l’urgenza di svolgere anche una costante opera di coscientizzazione, invitando la gente ad uscire da questa “bolla coloniale” (come diceva il vescovo di Orano, Algeria, Pierre Lucien Claverie, ucciso nel 1996 e beatificato l’8 dicembre 2018), per cui la nostra tribù bianca, che si è arricchita sulla pelle dell’altro, ora si sente minacciata dall’altro che ha le sembianze del migrante.

Ci dobbiamo poi impegnare nelle campagne a difesa dei beni comuni e degli equilibri ambientali: penso a quello che si è fatto con l’acqua pubblica per riuscire a trasformare il referendum del 2011 in legge (ancora bloccata in parlamento). Fondamentale infine alimentare il movimento per la pace e la lotta al commercio delle armi supportato dal sistema bancario (la campagna “banche armate” che continua da quasi vent’anni). Questo è fare missione.

 

Padre Alex Zanotelli, Nigrizia, 29 luglio 2019

 

Bambini che abbandonano la scuola
In Campania il 32,3% dei bambini e degli adolescenti vive in povertà relativa e stanno aumentando le diseguaglianze educative per chi cresce nelle periferie urbane, Napoli compresa. Lo afferma una ricerca dell’organizzazione Save the Children: il IX Atlante dell’infanzia a rischio – Le periferie dei bambini, pubblicato da Treccani. Secondo i dati raccolti, è in atto una segregazione educativa che allarga sempre di più la forbice delle disuguaglianze in particolare nelle grandi città come Napoli. All’interno della stessa città, l’acquisizione delle competenze scolastiche da parte dei minori segna «un divario sconcertante».