«La peste rossa (comunismo, ndr) non corre più sulla nostra terra, ma è emersa una nuova [peste], neo-marxista, che vuole impadronirsi delle nostre anime, dei nostri cuori e delle nostre menti. Una piaga che non è rossa ma arcobaleno».

È quanto ha detto l’arcivescovo di Cracovia, mons. Marek Jędraszewski, il 1° agosto durante un’omelia in occasione del 75° anniversario della rivolta di Varsavia.

L’arcivesovo è in piena sintonia con il presidente del partito conservatore Diritto e Giustizia, Jaroslaw Kaczynski, che durante la campagna per le elezioni e uropeeaveva denunciato la comunità LGBT, la teoria del genere e le raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) come una «minaccia per l’identità, la nazione e lo stato polacchi».

L’omofobia in Polonia gode di molto seguito, ma incontra anche molta opposizione. Una trentina di entità territoriali – città, comuni o assemblee regionali – si sono dichiarate «libere dall’ideologia LGBT», leggiamo su Le Figaro di oggi mentre un Gay Pride è stato attaccato da gruppi ultranazionalisti a luglio a Bialystok, a nordest del Paese. Le organizzazioni LGBT e i movimenti di sinistra hanno reagito organizzando manifestazioni a sostegno dei manifestanti di Bialystok e denunciando la passività generale dei partiti di opposizione, ai quali hanno proposto di organizzare una tavola rotonda sui diritti delle persone LGBT (lesbiche, gay, bisessuale e transgender).