Ma ai Salvini, alle Meloni, ai Berlusconi, che bollano l’eventuale alleanza M5S-Pd come una truffa, che la demonizzano come il governo più a sinistra della storia, e chiedono le elezioni purificatrici, cosa si risponde, che hanno ragione?

Chi fa politica, e decide, dovrebbe guardare ai fatti nella loro complessità, senza farsi influenzare da comportamenti personali, e personalistici, utili solo a creare poi altri ostacoli e altra confusione in questa fase molto delicata per il futuro del Paese. E se stiamo alle parole dei Dem, a seguito del primo incontro con i 5S, possiamo essere e vedere la situazione con un certo ottimismo.

Tuttavia tra i commentatori, tra gli osservatori è il pessimismo la nota prevalente, con il rischio serio però di sfociare nell’autolesionismo. A conferma che il personaggio Tafazzi è sempre molto caro alla sinistra italiana.

Il punto di partenza, è bene ripeterlo ogni volta, è il giudizio sulla criticità di una fase che non ha precedenti. E la discussione andrebbe concentrata su questo non secondario aspetto.

Un politico di grande esperienza come Emanuele Macaluso, cita Togliatti per dire che bisogna accettare le sfide per riconquistare il consenso sociale.

Sacrosanto ammonimento, tuttavia, e non è un piccolo dettaglio, guai a sottovalutare il contesto, proprio per non sbagliare l’analisi su chi sono i nemici da battere oggi, per non dimenticare che c’è un elettorato non più democristiano ma fascio-leghista, altrimenti rischiamo tutti di scivolare verso un approccio ideologico sui problemi che dobbiamo affrontare.

Una volta il Pci aveva davanti a sé un avversario politico. Oggi invece abbiamo di fronte un nemico. Che odia e vuole la scomparsa dell’opposizione sociale, ed è purtroppo con questa realtà che dobbiamo fare i conti. Non con quella dei tempi passati. A cominciare dal fatto che oggi il consenso sociale non si raccoglie nelle sezioni ma viaggia sulle autostrade dei social e proprio per questo è più importante che in passato rispondere alla propaganda virtuale con il governo, con la soluzione dei problemi quotidiani.

Fa paura consegnare l’Italia a questa orrenda destra.

Che vuole eliminare gli avversari politici.

Che usa i simboli religiosi per strappare voti.

Che chiede “pieni poteri” (e li otterrebbe se vincesse le elezioni) e chiama la piazza.

Che odia i diversi.

Che porterebbe a zero i diritti civili conquistati negli ultimi 50 anni.

Che cancellerebbe leggi importanti come la 194.

Che si disinteressa dell’ambiente perché bisogna aprire cantieri e inquinare.

Che vuole alzare muri contro i migranti.

Che ci porterebbe fuori dall’Europa, che, subalterna a Trump, vorrebbe allearsi con la Russia di Putin.

Che eleggerebbe un presidente della Repubblica sovranista (come è stato già fatto alla Rai pubblica).

A chi scrive «io non ho paura» (Lucia Annunziata, su HuffingtongovePost), rispondo che invece «io ho paura». E non di perdere le elezioni, visto che in quasi 50 anni di vita del manifesto l’unica esperienza vincente è proprio questo giornale. Perché dal punto di vista politico, le forze di sinistra, alternativa, nuova, diversa, hanno quasi sempre perso. Insomma siamo abituati alla sconfitta.

No, ho paura per il Paese.

Oggi in Italia c’è un pericolo serio e sarebbe miope sottovalutarlo, pensando al tornaconto personale o di partito, oppure immaginando di passare indenne attraverso il regime autoritario che ci aspetta. Fatalmente si finisce per abbracciare la linea del «tanto peggio, tanto meglio». Tra l’altro l’aspetto più sorprendente di questa posizione ha a che vedere con il semplice buon senso.

Come si fa a non capire che in politica, come anche nella vita di ogni persona, esistono delle priorità. E adesso è prioritario fare un governo di svolta, di lunga durata, usando un ottimo strumento democratico che abbiamo (ancora) a disposizione.