Il brasiliano Maxciel Pereira dos Santos lavorava per l’ente che protegge gli indigeni dell’Amazzonia ed era stato minacciato. In Guatemala, Diana Isabel Hernández coordinava la pastorale del Creato

Non si ferma la strage di ambientalisti in America Latina. Nel giro di 48 ore sono stati uccisi due attivisti impegnati nella difesa della casa comune. Giovedì, Maxciel Pereira dos Santos è stato falciato da una raffica di proiettili mentre percorreva l’Avenida da Amizade, la via che collega la brasiliana Tabatinga con la gemella colombiana Leticia. Là – nel cuore della Triple Frontera, dove Brasile, Colombia e Perù si sfiorano sulle rive del Rio delle Amazzoni -, poco dopo, i rappresentanti di Colombia, Perù, Ecuador, Bolivia, Brasile, Suriname e Guyana hanno firmato un accordo a tutela dell’Amazzonia. Pereira dos Santos lavorava per la Fondazione nazionale dell’indigeno (Funai), l’ente nazionale per la protezione dei popoli della foresta da dodici anni. Negli ultimi tempi, era in servizio nella base Ituí-Itacoaí, una postazione creata a bordo di un’imbarcazione, a una quarantina di chilometri da Atalaia do Norte, porta d’entrata nella Vale do Javarí, uno dei punti più impenetrabili della selva e, per questo, casa di 17 etnie native in isolamento volontario. La maggior concentrazione del mondo. L’isolamento favorisce anche le incursioni dei cacciatori di risorse – trafficanti di legname, cacciatori di frodo, minatori illegali d’oro – che, negli ultimi tempi, si sono intensificate. Fenomeno puntualmente denunciato da Pereira dos Santos, come sottolineato dall’Ina che ha chiesto al governo “misure urgenti per proteggere quanti difendono i popoli indigeni”. Per questo, lui e la base di Itaí-Itacoaí erano stati più volte vittime di minacce e aggressioni. L’ultima risale al 19 luglio quando sconosciuti avevano sparato sulla postazione. Nessuno dei funzionari in servizio era rimasto ferito. La polizia, però, al momento, ha detto di non avere prove sufficienti per mettere in relazione l’omicidio con il lavoro alla Funai. La situazione dell’Amazzonia, in particolare brasiliana, è sotto i riflettori internazionali a causa dei recenti incendi e del rapido incremento della deforestazione. Secondo gli ultimi dati dell’Istituto nazionale per le ricerche scientifiche (Inpe), ad agosto è aumentata del 300 per cento rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Nei primi otto mesi del 2018, è cresciuta del 100 per cento. Tali cifre hanno suscitato allarme nella comunità globale. L’alto commissario Onu per i diritti umani, Michelle Bachelet, ha definito il disboscamento una “catastrofe umanitaria”.

Meno di due giorni dopo Pereira dos Santos, sabato, è stata assassinata nel sud del Guatemala, Diana Isabel Hernández Juárez, insegnante e coordinatrice della pastorale del Creato della parrocchia di Nostra Signora di Guadalupe, nel dipartimento di Suchitepéquez, come riporta l’agenzia <+CORSIVO50>Sir<+TONDO50>. Un commando le ha sparato mentre partecipava a una processione. La professoressa, si legge in una nota dell’associazione delle Donne per la madre terra, “questo fatto si somma ai molti casi di attacchi ai leader sociali che operano per il bene comune e che, fino a questo momento, non sono stati chiarit”. “Pertanto, come associazione, esigiamo che le autorità competenti portino avanti tutte le inchieste necessarie per accertare le responsabilità di questo fatto ripudiabile”.

 

Lucia Capuzzi, Avvenire, 9 settembre 2019