Disarmare la ragione

Ciò di cui c’è bisogno oggi secondo Panikkar, per conseguire una nuova concezione del tempo, non è di un rigetto (della ragione) ma di un cambiamento di mentalità o meglio ancora di un “superamento del mentale”. La ragione non va più messa al di sopra di tutto come un despota. Non possiamo affidare a lei sola e mediamante lei alla scienza, alla tecnica ed alla ricerca del massimo profitto, sue creature ed alleate, il timone del tempo e della storia.

Essa va assolutamente e  decisamente”disarmata”.

Panikkar afferma con convinzione che «L’uomo non è soltanto un essere razionale. L’uomo è attraversato da una ragione che cammina come un viandante in cerca di una intuizione, di un lampo di genio, ma poi se ne torna in platea ad osservare la vita che scorre lasciando spazio al sentimento, all’anima, alla con templazione, al silenzio, in parole povere alla vita. Le tradizioni orientali ci suggeriscono infatti che c’è un altro versante della vita che ha ritmi diversi dalla ragione, ha tempi circolari e non lineari, sa più di gratuità che di profitto, non ha una utilità determinata. É come un oceano senza limiti» (Marceiej Bielawski, Panikkar, Fragmenta, 2014, pag.127).

Ecco perché sarebbero i mistici, più che i conferenzieri e i predicatori, a poter guidare in questo momento di oscurità.

Ritiratosi dalla vita accademica, Panikkar trascorre gli ultimi anni della sua vita a Tavertet, paesino ai piedi dei Pirenei. Conduce una vita ascetica, di profonda preghiera, pur continuando a diffondere i suoi approfondimenti tramite pubblicazioni su giornali e riviste.

Il ritorno in Catalogna costituisce per Panikkar il completamento del proprio karma: «Chiudere il cerchio o radicare la mia vita, tornando
al luogo dove sono nato» (Ibidem 82)

Il pensiero e la spiritualità di Panikkar rappresentano un punto di incontro tra Oriente e Occidente. Nella sua opera convergono le sue diverse origini di europeo e di asiatico, oltre che di cattolico e indù.

Da ciò, l’importanza che il dialogo assume nel suo pensiero.

Il linguaggio di Panikkar è ricco, plurale, trinitario e aperto; in esso le parole non sono meri termini concettuali, oggettivi ed univoci, ma simboli.

Per Panikkar, la realtà è sempre più ricca di qualunque  teorizzazione o concettualizzazione che non può che rappresentare una semplificazione. La filosofia di Panikkar non è solo “amore della sapienza”,quanto piuttosto “sapienza dell’Amore” e in questo rivela un animo  profondamente mistico e contemplativo.

Panikkar è nello stesso tempo uno studioso serio nel cui pensiero la prassi è inestricabilmente legata alla teoria, la contemplazione all’azione, la preghiera all’impegno politico (tra le altre cose, Panikkar é stato membro dell’Unesco e del Tribunale parmanente dei popoli).

 

Giuseppe Morotti, Per una nuova spiritualità. Una spiritualità comunionale, interreligiosa e cosmica, Roma, Ed. La Parola, 2019, pag. 166-164